Il Centro Integrato di Ricerca e Cura sulla malattia d'Alzheimer - Fondazione Roma, attivo all'interno del Campus Bio-Medico di Roma, ha seguito 200 pazienti nel corso del 2025 e ha ridotto da dodici a tre mesi il tempo medio necessario per arrivare a una diagnosi. I dati sono stati diffusi il 21 settembre, in occasione della Giornata Mondiale dell'Alzheimer, nel corso di un incontro all'Università Campus Bio-Medico che ha riunito ricercatori, clinici, istituzioni e realtà del terzo settore.
Un hub con risonanza 3 Tesla e neurofisiologia clinica
Il progetto, promosso dalla Biomedical University Foundation con il sostegno della Fondazione Roma, unisce ricerca traslazionale, attività clinica e supporto socioassistenziale. Nella struttura sono stati installati una risonanza magnetica 3 Tesla e un laboratorio di neurofisiologia clinica presso la Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, mentre in ateneo sono state realizzate le facilities per la validazione preclinica. Le tecnologie servono a rendere più preciso e più rapido il percorso diagnostico e a integrarlo con l'attività di ricerca sui meccanismi della patologia.
Il professor Marcello D'Amelio, ordinario di Fisiologia umana e responsabile dell'Unità di neuroscienze molecolari dell'Università Campus Bio-Medico, ha spiegato che neurologia, neuropsicologia, neurofisiologia sperimentale, medicina di laboratorio, genetica e diagnostica per immagini operano in modo coordinato, con un passaggio diretto delle conoscenze dal laboratorio al paziente. Vincenzo Di Lazzaro, direttore dell'Unità Operativa Complessa di Neurologia del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, ha aggiunto che la disponibilità di biomarcatori e tecnologie avanzate consente di costruire un percorso ritagliato sulle caratteristiche del singolo paziente.
In Italia 1,4 milioni di persone con demenza
Secondo il presidente della Fondazione Roma Franco Parasassi, in Italia vivono oltre 1,4 milioni di persone con demenza, di cui circa 600.000 affette dalla malattia di Alzheimer, un numero destinato a crescere con l'invecchiamento demografico. Sulle stime dell'Istituto Superiore di Sanità, i pazienti con demenza sopra i 65 anni sono circa 1,2 milioni: la differenza dipende dalle proiezioni utilizzate e dall'inclusione delle forme a esordio precoce (Malattia di Alzheimer - EpiCentro ISS).
La finestra di nove mesi guadagnata sui tempi di diagnosi corrisponde alla fase in cui possono essere pianificate le terapie emergenti, organizzata l'assistenza e coinvolto il paziente quando la malattia è ancora in una fase iniziale. All'iniziativa sono intervenuti anche il presidente dell'Università e della Fondazione Policlinico Campus Bio-Medico Carlo Tosti, il presidente della Biomedical University Foundation Alessandro Pernigo e il dirigente dell'Agenzia Italiana del Farmaco Armando Magrelli.
Una tavola rotonda curata dalla Fondazione Alberto Sordi ha affrontato il ruolo dei centri diurni nell'assistenza alle persone con Alzheimer. Per pazienti e famiglie che si rivolgono al centro romano, l'effetto immediato del nuovo modello è la possibilità di accedere in tempi più brevi ai trattamenti oggi disponibili e ai protocolli sperimentali, in una fase in cui la malattia è ancora suscettibile di essere rallentata.
Domande frequenti
Qual è il principale risultato ottenuto dal Centro Integrato di Ricerca e Cura sulla malattia d'Alzheimer del Campus Bio-Medico?
Il centro ha ridotto il tempo medio per arrivare a una diagnosi da dodici a tre mesi, permettendo così una diagnosi più precoce e un accesso tempestivo alle terapie e ai protocolli sperimentali.
Quali tecnologie avanzate sono utilizzate nel centro per migliorare la diagnosi dell'Alzheimer?
Il centro utilizza una risonanza magnetica 3 Tesla e un laboratorio di neurofisiologia clinica, oltre a biomarcatori e altre tecnologie diagnostiche avanzate, per rendere più preciso e rapido il percorso diagnostico.
In che modo il nuovo modello di assistenza favorisce i pazienti e le loro famiglie?
Grazie alla diagnosi più rapida, i pazienti possono accedere prima ai trattamenti disponibili e ai protocolli sperimentali, pianificando in anticipo terapie e assistenza quando la malattia è ancora in fase iniziale.
Quante persone sono affette da demenza e Alzheimer in Italia secondo i dati presentati?
In Italia vivono oltre 1,4 milioni di persone con demenza, di cui circa 600.000 affette dalla malattia di Alzheimer; i numeri sono destinati a crescere con l'invecchiamento della popolazione.
Come viene garantita l'integrazione tra ricerca e pratica clinica nel centro?
Le diverse discipline come neurologia, neuropsicologia, genetica e diagnostica per immagini lavorano in modo coordinato, garantendo un passaggio diretto delle conoscenze dal laboratorio al paziente e un percorso di cura personalizzato.