Il 31 ottobre 2026 entra in vigore la portabilità del contributo datoriale ai fondi pensione complementari. Nella scuola la novità riguarda i 120.166 iscritti al Fondo Espero: da quella data potranno trasferire la posizione individuale su un fondo diverso da quello di categoria senza perdere la quota versata dal datore di lavoro, finora persa in caso di uscita verso un fondo aperto.
Il contenuto della riforma e i tempi
La misura nasce dalla legge di bilancio 2026 ed è stata attuata con il decreto PNRR, il DL 19/2026 convertito nella legge 50/2026. Il debutto è stato spostato dal 1° luglio al 31 ottobre per dare a COVIP il tempo di scrivere le istruzioni operative. La regola è che il trasferimento è possibile dopo almeno due anni dall'iscrizione al fondo di partenza e porta con sé il TFR e la quota del datore di lavoro, non più solo i contributi del lavoratore. Il datore conserva l'obbligo di versamento, ma dovrà girarlo al fondo scelto dal dipendente.
L'allarme dei fondi chiusi: la posizione di Maggi
Al Global Welfare Summit 2026 di Roma del 14 ottobre, il presidente di Assofondipensione Giovanni Maggi ha definito la riforma «concorrenza sleale». La ragione è strutturale: i fondi aperti possono raccogliere iscritti da qualunque settore, mentre i fondi negoziali come Espero sono vincolati al perimetro del contratto collettivo della propria categoria. Nei mesi di attesa, ha spiegato Maggi, i fondi chiusi hanno dovuto rimandare investimenti di lungo periodo in private equity, debito, infrastrutture e venture capital per mantenere maggiore liquidità, nel timore di deflussi improvvisi dopo il 31 ottobre.
Il confronto dei numeri: 0,47% contro 1,36%
I dati della Relazione COVIP per l'anno 2025 chiariscono la posta in palio. A fine 2025 i fondi negoziali avevano 4,4 milioni di aderenti e 81,5 miliardi di patrimonio, i fondi aperti 2,2 milioni di aderenti; il totale della previdenza complementare supera i 10,5 milioni di iscritti e i 262 miliardi di patrimonio. Il vero divario è sui costi: l'Indicatore Sintetico dei Costi su un orizzonte di dieci anni è dello 0,47% per i negoziali e dell'1,36% per gli aperti, quasi tre volte tanto. Su una carriera di 35 anni, con un versamento di circa 3.000 euro l'anno e un rendimento lordo del 5%, la stessa storia contributiva matura oltre 40.000 euro in più in un fondo negoziale rispetto a un fondo aperto, a parità di tutto il resto.
Cosa valutare per i 120mila del Fondo Espero
Il Fondo Espero chiude il 2025 con 120.166 iscritti attivi e 19.949 nuove adesioni, record storico. Il patrimonio sfiora 1,64 miliardi di euro, distribuito nei tre comparti Garanzia, Crescita e Dinamico. La spinta è arrivata dal silenzio-assenso introdotto per i neoassunti del comparto scuola, parte delle novità in vigore dall'anno scolastico 2026/27: se non comunicano il rifiuto entro nove mesi vengono iscritti d'ufficio, con conferimento del TFR e un contributo del datore di lavoro pari all'1% della retribuzione utile.
Dal 31 ottobre, superato il biennio di permanenza, questi iscritti possono trasferirsi su un fondo aperto senza perdere l'1% del datore. Il contributo, però, non aumenta: resta all'1% in qualunque forma scelta. Prima di firmare un trasferimento conviene confrontare tre numeri del fondo di partenza con quelli del fondo di arrivo: ISC a dieci anni, rendimento netto decennale del comparto scelto e peso dei costi di uscita. Un fondo con costi tripli, a parità di rendimento lordo, consegna una pensione integrativa più bassa; la portabilità del contributo del datore non compensa questo divario.
Il nodo politico resta aperto: Assofondipensione chiede un tavolo per riequilibrare i vincoli tra fondi chiusi e fondi aperti; COVIP ha anticipato nuove istruzioni dopo l'avvio. Per docenti e ATA la scelta non è urgente: nessun trasferimento è obbligato e il biennio di permanenza su Espero si matura solo da ventiquattro mesi dall'iscrizione.
Domande frequenti
Cosa cambia dal 31 ottobre 2026 per gli iscritti al Fondo Espero?
Dal 31 ottobre 2026, gli iscritti al Fondo Espero potranno trasferire la loro posizione individuale, inclusa la quota del datore di lavoro, verso un fondo pensione aperto senza perdere i contributi aziendali, purché abbiano almeno due anni di anzianità nel fondo di partenza.
Quali sono le principali differenze tra fondi negoziali e fondi aperti?
I fondi negoziali, come Espero, sono riservati ai lavoratori di una specifica categoria e hanno costi medi più bassi (0,47% su dieci anni), mentre i fondi aperti sono accessibili a tutti e presentano costi più elevati (1,36% su dieci anni), che possono ridurre significativamente la pensione integrativa nel lungo termine.
Quali elementi devono valutare gli iscritti prima di trasferire la propria posizione?
Prima di trasferire la posizione, è consigliato confrontare l'Indicatore Sintetico dei Costi (ISC) a dieci anni, il rendimento netto decennale e i costi di uscita tra il fondo di partenza e quello di destinazione, poiché costi più alti possono penalizzare la pensione futura anche a fronte della portabilità del contributo del datore.
Il contributo del datore di lavoro cambia scegliendo un fondo diverso?
No, il contributo del datore di lavoro resta all'1% della retribuzione utile, indipendentemente dal fondo scelto dall'iscritto. Il datore è tenuto a versare questo contributo anche dopo il trasferimento su un fondo aperto.
Cosa prevede il meccanismo del silenzio-assenso per i neoassunti della scuola?
Dal 2026/27, i neoassunti del comparto scuola che non comunicano il rifiuto entro nove mesi vengono iscritti automaticamente al Fondo Espero, con conferimento del TFR e versamento del contributo del datore di lavoro all'1%.
È obbligatorio trasferire la posizione dal Fondo Espero a un altro fondo?
No, il trasferimento non è obbligatorio: la decisione spetta al singolo iscritto e può essere presa solo dopo almeno due anni di permanenza nel fondo di partenza.