Il 96% dei docenti italiani dichiara di essere soddisfatto del proprio lavoro, ma appena il 22,6% è soddisfatto dello stipendio. Il nuovo rapporto OCSE Education at a Glance 2026, pubblicato il 29 settembre, fotografa un paradosso che pesa sulla trattativa in corso per la riforma della carriera e che la stampa di settore ha riassunto solo in parte.
Gli stipendi dei docenti nei numeri OCSE
Il distacco tra motivazione e retribuzione è una cifra, non un'impressione. Secondo l'indagine TALIS 2024 ripresa dal rapporto OCSE, in Italia il 22,6% dei docenti di secondaria inferiore si dichiara soddisfatto del proprio salario, contro una media OCSE del 38,7%. Sulle condizioni d'impiego non salariali il distacco quasi scompare: 66,7% in Italia, 68,4% nei Paesi OCSE. Il problema è concentrato quasi esclusivamente sulla busta paga.
Lo scarto peggiora nel confronto con gli altri laureati italiani. Un maestro dell'infanzia guadagna il 36% in meno rispetto a un altro laureato italiano a tempo pieno, un docente di secondaria inferiore il 33% in meno. Due dei divari più ampi dell'intera area OCSE, dove in media la forbice è molto più stretta.
Pesano anche i bilanci pubblici. La scheda-paese OCSE Education at a Glance 2026 per l'Italia certifica che la spesa statale per l'istruzione, dalla primaria alla secondaria, è scesa dal 2,8% al 2,7% del PIL tra il 2015 e il 2023. La media OCSE si attesta al 3,1%, e nello stesso periodo è diminuita appena, dal 3,2%. Il PNRR ha mosso qualcosa, ma il rapporto spesa su PIL non si è ancora riallineato.
Il premio laurea italiano vale il 35%, nei Paesi OCSE il 54%
Qui si vede l'angolo meno discusso. Il premio laurea in Italia, cioè il guadagno aggiuntivo di chi ha un titolo universitario rispetto a chi si è fermato alla secondaria superiore, vale appena il 35% in più di salario. La media OCSE è del 54%. Laurearsi in Italia conviene strutturalmente meno, e per i docenti, che la laurea devono averla per entrare in classe, significa partire da un gap economico non recuperabile all'interno del sistema scolastico.
Alla base retributiva si somma una carriera lenta. In Italia lo stipendio di un insegnante raggiunge l'ultima fascia solo verso i 35 anni di servizio; in Paesi Bassi, Belgio e Danimarca il tetto si tocca nei primi anni di insegnamento. Non stupisce che il 36% dei docenti di secondaria in Italia abbia più di 55 anni, contro il 25% medio OCSE, pur in calo dal 46% del 2015.
L'INDIRE ha pubblicato a giugno 2026 i risultati dei progetti europei ContinueUP e 21st Century European Teachers: percorsi online, comunità di pratica e associazionismo professionale sono forme di aggiornamento ormai diffuse, ma in Italia non trovano un riconoscimento formale efficace per l'avanzamento. Le nuove tabelle dei concorsi docenti con i percorsi INDIRE che sostituiscono il TFA e i 24 CFU sono un passo sull'accesso, non sulla progressione in cattedra.
Carriera da riformare: portfolio, tutor, scuole diverse
La scuola italiana sta già cambiando compiti. Dal docente tutor a quello di orientamento, fino alle nuove Indicazioni 2026 con 4.890 scuole a doppio curricolo fino al 2030-31 e al protocollo MIM-NIAF che porta l'emigrazione italiana nei programmi, la differenziazione territoriale e didattica aumenta. Senza un corrispondente ridisegno giuridico ed economico della carriera, l'intero peso delle nuove funzioni ricade sulla motivazione individuale.
Il rapporto OCSE segnala anche uno scenario demografico netto: tra il 2024 e il 2033 i bambini tra 5 e 14 anni in Italia diminuiranno del 18%. Il fabbisogno di nuovi insegnanti scenderà, ma la pressione sul rinnovamento qualitativo degli organici crescerà. I modelli già sperimentati in Europa prevedono portfolio professionali, compresenza, modulazione dell'orario di insegnamento e mobilità tra statale e non statale.
La trattativa per il nuovo contratto si gioca nei prossimi mesi, con l'ipotesi di aumenti ancora modesti. Finché il premio laurea italiano resterà al 35% e lo stipendio pieno arriverà a fine percorso, chiedere nuove competenze ai docenti vorrà dire chiederle, ancora, a titolo gratuito.
Domande frequenti
Perché c'è una grande differenza tra la soddisfazione lavorativa e quella salariale dei docenti italiani?
Il 96% dei docenti italiani è soddisfatto del proprio lavoro, ma solo il 22,6% lo è dello stipendio. Il problema principale riguarda la busta paga, che risulta significativamente più bassa rispetto a quella di altri laureati e alla media OCSE.
Come si posiziona lo stipendio dei docenti italiani rispetto alla media OCSE e agli altri laureati in Italia?
I docenti italiani guadagnano molto meno sia rispetto alla media OCSE sia rispetto ad altri laureati italiani: un maestro dell'infanzia percepisce il 36% in meno rispetto a un laureato italiano medio, mentre per i docenti di secondaria il divario è del 33%.
Qual è il valore del 'premio laurea' in Italia rispetto agli altri Paesi OCSE?
Il premio laurea in Italia, cioè il guadagno aggiuntivo rispetto a chi ha solo la scuola superiore, è del 35%, mentre la media OCSE è del 54%. Questo rende la laurea meno vantaggiosa in termini economici per i docenti italiani.
Quali sono le prospettive di carriera e gli ostacoli per i docenti italiani?
In Italia la progressione salariale è molto lenta: lo stipendio massimo si raggiunge dopo circa 35 anni di servizio, contro pochi anni in alcuni Paesi europei. Inoltre, le nuove forme di aggiornamento professionale non hanno ancora un riconoscimento formale che favorisca la carriera.
Quali cambiamenti strutturali stanno interessando la scuola italiana secondo il rapporto OCSE?
La scuola italiana sta introducendo nuove figure come il docente tutor e sperimentando percorsi diversificati con scuole a doppio curricolo, ma senza una revisione adeguata delle carriere e delle retribuzioni, il carico delle nuove responsabilità resta sulle motivazioni personali dei docenti.
Cosa si prevede per il futuro del fabbisogno di insegnanti in Italia?
Secondo il rapporto OCSE, tra il 2024 e il 2033 il numero di bambini tra 5 e 14 anni diminuirà del 18%, riducendo il fabbisogno di nuovi insegnanti. Tuttavia, crescerà la necessità di migliorare qualitativamente il corpo docente tramite nuovi modelli di carriera.