Dal 1° ottobre 2026 il nuovo PEI, il piano educativo individualizzato degli alunni con disabilità, cambia impianto. Il decreto legge 170 del 30 settembre 2026 introduce la priorità al mantenimento delle ore dell'anno precedente in un sistema dove al Sud se ne contano in media 17,4 a settimana e al Nord 14,3.
Cosa cambia davvero con il decreto 170
Il Decreto-legge 30 settembre 2026 n. 170 - Gazzetta Ufficiale, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 settembre, interviene su tre nodi dell'articolo 7 del decreto legislativo 66/2017.
Primo, le scadenze. Per gli alunni di nuova iscrizione o nuova certificazione il PEI definitivo arriva entro il 15 ottobre, mentre per gli studenti già in carico alla stessa scuola il piano è definitivo entro giugno con aggiornamenti possibili nelle prime due settimane di ottobre. Secondo, la nuova lettera d-bis stabilisce che il PEI definisce, con adeguata motivazione, il numero di ore di sostegno da assegnare alla classe. Fino a ieri la stessa norma parlava di proposta delle ore: la differenza non è semantica, la decisione passa dentro al documento e deve reggere a una motivazione formale.
Terzo, la lettera g-bis prevede che nel passaggio all'anno successivo si valuti prioritariamente il mantenimento delle ore dell'anno precedente, salvo nuove condizioni della persona e salvo l'assegnazione dell'organico. Non è una conferma automatica, ma un criterio di default: la finestra annuale in cui il Gruppo di lavoro operativo (GLO) rinegozia quel numero si restringe.
Il divario Nord-Sud che il mantenimento rischia di cristallizzare
L'ultimo Report ISTAT sull'inclusione scolastica degli alunni con disabilità 2024-2025 fotografa un sistema con 377mila alunni con disabilità nelle scuole italiane, il 4,8% degli iscritti, 18mila in più rispetto all'anno precedente. In media ciascuno riceve 15,8 ore settimanali di sostegno. La media però copre differenze territoriali profonde: nel Mezzogiorno si arriva a 17,4 ore, nelle regioni del Nord si scende a 14,3. Oltre tre ore di scarto, ogni settimana, per tutto l'anno scolastico.
La fotografia dei ricorsi lo conferma. Al Sud il 5,3% delle famiglie presenta ricorso al TAR perché ritiene non adeguate le ore assegnate, contro una media nazionale del 3,8% e un 2,9% del Nord. Dove le ore sono più alte, le famiglie protestano di più: il parametro medio non basta a coprire il bisogno percepito dai genitori.
Fissare come criterio il mantenimento delle ore dell'anno precedente significa, in prospettiva, ridurre lo spazio annuale in cui si rimette tutto in discussione a partire dai bisogni rilevati. In un sistema già disallineato tra territori, l'effetto non è neutro: le ore attribuite diventano una base da difendere e il divario territoriale smette di essere una fotografia annuale per diventare un pavimento stabile.
Nuove scadenze, GLO e organico: cosa cambia in classe
Il decreto riscrive anche la governance del GLO. L'articolo 15 comma 11-bis della legge 104/1992 prevede ora esplicitamente che il piano possa essere approvato anche in assenza di una componente regolarmente convocata, quando la mancata partecipazione impedisce di rispettare i termini. Una possibilità già riconosciuta in via regolamentare dal decreto interministeriale 182/2020, ora scritta nella legge.
Per le famiglie, la nuova scadenza del 15 ottobre significa poche settimane dall'avvio delle lezioni per chiudere il PEI dei bambini di nuova iscrizione. Nelle regioni dove, secondo ISTAT, il 22% dei docenti di sostegno non è assegnato all'inizio dell'anno e il 10% è ancora vacante dopo un mese, l'incrocio tra tempistica e organico è il punto più fragile. Il resto del sistema soffre di una criticità consolidata: il 58% degli alunni con disabilità ha cambiato insegnante di sostegno rispetto all'anno precedente, quota che sale al 70% nella scuola dell'infanzia. Esperienze come quelle raccontate a Didacta Abruzzo, dove cinque istituti del Molise hanno portato in vetrina progetti su IA e inclusione mostrano quanto la continuità del docente conti più della sua assegnazione formale.
Il decreto 170 va convertito in legge entro sessanta giorni: l'esame al Senato, con emendamenti entro il 20 ottobre, è l'ultima occasione per chiarire se la priorità al mantenimento delle ore convive con una valutazione collegiale annuale dei bisogni o diventa il nuovo pavimento sotto cui le ore non si rimettono più in discussione. Il provvedimento è parte di un decreto scuola più ampio che tocca anche l'integrazione degli studenti stranieri, dove il tetto del 20% ha già aperto il paradosso dei due terzi di alunni con cittadinanza non italiana nati in Italia.
Domande frequenti
Quali sono le principali novità introdotte dal Decreto 170 sul PEI?
Il Decreto 170 modifica le scadenze per la definizione del PEI, introduce la priorità al mantenimento delle ore di sostegno dell'anno precedente e rende la definizione del monte ore una decisione formalmente motivata all'interno del PEI, non più solo una proposta.
Come viene gestita l'assegnazione delle ore di sostegno con il nuovo decreto?
Il PEI ora deve motivare formalmente il numero di ore di sostegno assegnate, privilegiando il mantenimento delle ore dell'anno precedente, salvo cambiamenti nelle condizioni dell'alunno o nell'organico disponibile.
Qual è l'impatto del criterio di mantenimento delle ore sul divario Nord-Sud?
Il mantenimento delle ore rischia di cristallizzare il divario esistente tra Nord e Sud, dove mediamente al Sud vengono assegnate più ore rispetto al Nord, rendendo le differenze territoriali più stabili e difficili da colmare.
Quando devono essere definiti i PEI secondo il nuovo decreto?
Per i nuovi iscritti o con nuova certificazione, il PEI definitivo va chiuso entro il 15 ottobre; per gli alunni già in carico alla scuola, entro giugno, con possibilità di aggiornamenti nelle prime due settimane di ottobre.
Cosa cambia nel funzionamento del GLO con il Decreto 170?
Il GLO può ora approvare il PEI anche se manca una componente regolarmente convocata, per rispettare le scadenze, formalizzando una prassi già ammessa dal decreto interministeriale 182/2020.
Quali sono le criticità ancora presenti nell'assegnazione dei docenti di sostegno?
Persistono problemi di tempistiche e organico: il 22% dei docenti di sostegno non è assegnato all'inizio dell'anno e il 58% degli alunni cambia insegnante rispetto all'anno precedente, con percentuali più alte nella scuola dell'infanzia.