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Parisi a Torino: le disuguaglianze italiane iniziano dai banchi di scuola
Editoriali

Parisi a Torino: le disuguaglianze italiane iniziano dai banchi di scuola

Il Nobel per la fisica indica le disuguaglianze come sfida globale. In Italia il gap è nei dati ISTAT: 23,7% laureati nelle Isole, 35,7% nel Nord-Est.

Giorgio Parisi ha ricevuto il 14 ottobre a Torino la laurea honoris causa in fisica dei sistemi complessi dall'Università di Torino e dall'Università del Piemonte Orientale. Nel suo intervento il premio Nobel ha indicato la sfida principale per l'umanità: «La sfida più importante per l'essere umano e, di conseguenza, per il pianeta, è diminuire le disuguaglianze».

Il discorso del Nobel: clima, lavoro e IA sotto controllo pubblico

Parisi ha legato tre nodi: i divari globali, la crisi climatica e l'intelligenza artificiale. Sul clima ha ricordato che «i pannelli solari costano una piccola frazione del loro costo originario» e che il 20-25% dell'energia italiana finisce nel riscaldamento e raffreddamento delle case, dato dimezzabile con la coibentazione. Sull'IA l'avvertenza è stata netta: senza un ritorno della ricerca sotto il controllo pubblico il rischio è una «diminuzione drastica dell'orario di lavoro senza tutele». Il filo rosso: queste decisioni «vanno prese in comune», altrimenti non servono.

La motivazione del titolo congiunto conferito dai due atenei piemontesi parla di «contributi fondamentali alla comprensione dei sistemi complessi» e di principi che hanno «profondamente trasformato la fisica statistica». La lectio del Nobel è stata ascoltata dai rettori Cristina Prandi e Menico Rizzi.

I divari italiani iniziano dall'istruzione

Il discorso di Parisi suona astratto finché non si guardano i numeri del sistema educativo. Secondo l'audizione ISTAT sulla povertà educativa presentata al Senato il 7 ottobre 2025, in Italia solo il 31,6% dei 25-34enni ha un titolo di studio terziario, contro il 44,1% della media UE27. Il dato nazionale maschera un divario di 12 punti tra macroaree: 35,7% nel Nord-Est, 33,6% nel Nord-Ovest, 26,9% nel Sud, 23,7% nelle Isole.

Il divario cresce quando si incrociano genere e territorio: le donne 25-34enni laureate al Nord sono il 42,6%, gli uomini della stessa fascia nel Mezzogiorno il 21,1%. Oltre 21 punti percentuali separano i due estremi del Paese. Anche sul diploma superiore il gap resta: Campania 58,5%, Puglia 56,9%, Sardegna 56,8%, Sicilia 56,1% contro una media italiana del 66,7% e una media UE dell'80,5%. L'Italia è penultima in Europa per diplomati 25-64 anni e terz'ultima per giovani laureati.

I divari educativi si costruiscono prima dei banchi

Il gap non nasce al diploma. Nei servizi educativi 0-3 anni, nell'anno 2022/2023 la copertura nazionale è al 30% dei posti sui residenti, ma scende al 13,2% in Campania, 13,9% in Sicilia e 15,7% in Calabria, contro il 46,5% dell'Umbria e il 43,1% dell'Emilia-Romagna. Il nido in Italia è pensato come servizio per genitori lavoratori, quasi il 60% degli iscritti ha entrambi i genitori occupati, più che come primo tassello educativo: una regola che esclude in partenza i bambini che ne avrebbero più bisogno.

La dispersione scolastica, scesa all'8,2% nel 2024, resta al 10,1% nel Mezzogiorno contro il 6,9% del Nord. In Sicilia e Sardegna supera il 13%. L'avvertimento di Mattarella sulle scuole con solo il 20% dei docenti formati all'IA e quello di Parisi sul controllo pubblico della tecnologia finiscono qui: se la scuola non copre i divari esistenti, l'IA ne apre di nuovi, perché il valore degli strumenti dipende da chi li sa usare.

Cosa può fare la scuola italiana ora

La parte istituzionale si sta muovendo. In Parlamento il decreto scuola è passato al Senato con cinque sedute di audizioni in quattro giorni, mentre la VII Commissione cultura ha in votazione a ottobre tre dossier sulla scuola. Il problema è l'ordine di grandezza: tra Nord-Est e Isole corrono 12 punti di divario sulla laurea e oltre 21 tra donne laureate del Nord e uomini del Mezzogiorno. Senza un piano che parta dall'infanzia 0-3 anni, dove il nido copre il 13% in Campania e il 46% in Umbria, le parole del Nobel restano una frase morale, non un indirizzo di politica pubblica.

L'audizione ISTAT ha ricordato che l'Italia resta penultima nell'Unione per diplomati e terz'ultima per laureati tra i giovani: colmare quelle posizioni richiede investimenti strutturali e continuità, non singole misure. Senza, il quadro delle disuguaglianze indicato da Parisi continuerà a riprodursi di generazione in generazione.

Domande frequenti

Quali sono le principali disuguaglianze nel sistema educativo italiano evidenziate da Giorgio Parisi?

Parisi sottolinea forti divari territoriali e di genere nell'accesso all'istruzione, con percentuali di laureati e diplomati significativamente inferiori al Sud e nelle Isole rispetto al Nord, e una marcata differenza tra uomini e donne nelle diverse aree geografiche.

A cosa attribuisce Parisi l'origine delle disuguaglianze educative in Italia?

Le disuguaglianze iniziano già prima della scuola, con una copertura molto bassa dei servizi educativi per la fascia 0-3 anni soprattutto nelle regioni del Sud, escludendo di fatto i bambini che avrebbero più bisogno di supporto educativo precoce.

Qual è la situazione dell'Italia rispetto alla media europea per diplomati e laureati?

L'Italia è penultima in Europa per percentuale di diplomati tra i 25 e i 64 anni e terz'ultima per giovani laureati, con valori nettamente inferiori rispetto alla media UE sia per il diploma superiore che per la laurea.

Come la scuola italiana può contribuire a ridurre le disuguaglianze secondo l'articolo?

La scuola può agire solo se supportata da investimenti strutturali e politiche di lungo termine, a partire dai servizi per l'infanzia; senza un piano che copra tutte le fasi dell'istruzione, le misure attuali rischiano di non essere sufficienti per colmare i divari.

Quali rischi comporta l'uso dell'intelligenza artificiale in ambito educativo secondo Parisi?

Parisi avverte che senza un controllo pubblico sulla ricerca e una formazione adeguata dei docenti, l'IA potrebbe ampliare le disuguaglianze, poiché il valore degli strumenti digitali dipende dalla capacità degli utenti di saperli utilizzare.

Pubblicato il: 14 ottobre 2026 alle ore 15:49

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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