Indice: In breve | I tre marchi depositati da Swift | Perché il marchio sulla voce sta diventando uno standard | Cosa accade quando l'immagine non è tutelata | Gli strumenti legali, passo per passo | Errori comuni | Domande frequenti
In breve
- Taylor Swift ha depositato tre richieste di registrazione come marchio: una foto dell'Eras Tour e due jingle vocali, 'Hey, it's Taylor Swift' e 'Hey, it's Taylor'.
- L'iniziativa segue la diffusione su TikTok di pubblicità deepfake che imitano Swift, Kim Kardashian e Rihanna per spingere servizi sospetti.
- In Tennessee è già operativo l'ELVIS Act del 2024, prima legge statale americana a tutelare esplicitamente voce e somiglianza dagli usi AI.
- In Europa l'articolo 50 dell'AI Act impone di etichettare ogni contenuto deepfake come generato o manipolato dall'intelligenza artificiale.
- A inizio aprile 2026 un cittadino dell'Ohio è stato il primo condannato negli USA in base alla nuova legge federale sui deepfake intimi.
I tre marchi depositati da Swift
Taylor Swift ha presentato la scorsa settimana tre domande di registrazione come marchio: una fotografia tratta dall'Eras Tour, in cui tiene in mano una chitarra rosa, e due 'trademark sonori' che corrispondono ai jingle 'Hey, it's Taylor Swift' e 'Hey, it's Taylor'. La domanda è stata depositata presso lo United States Patent and Trademark Office.
Il marchio sull'immagine non protegge la persona in sé, ma il diritto esclusivo di sfruttarla in ambito commerciale. Lo stesso principio vale per le sonorità: i due jingle entrano nella stessa categoria che in passato ha incluso il 'Let's get ready to rumble' di Michael Buffer o il ruggito del leone della MGM. Per chi imita o ricostruisce con l'intelligenza artificiale tratti distintivi così registrati, la violazione del marchio fa scattare una notifica formale alle piattaforme e una possibile azione legale.
Perché il marchio sulla voce sta diventando uno standard
Swift non è la prima. Scarlett Johansson nel maggio 2024 ha contestato OpenAI per la voce 'Sky' di ChatGPT, dichiarando di averla riconosciuta troppo simile alla propria. Tom Hanks nell'ottobre 2023 ha denunciato l'uso non autorizzato della sua immagine in una pubblicità dentistica generata dall'AI. Da anni gli avvocati dei grandi artisti chiedono di registrare in anticipo tratti vocali e visivi, così da disporre di una base legale ferma prima che un contenuto deepfake circoli.
Negli Stati Uniti la spinta legislativa è coerente con questo passaggio. Nel marzo 2024 il Tennessee ha approvato l'ELVIS Act (Ensuring Likeness, Voice, and Image Security Act), prima legge statale a riconoscere la voce come bene tutelato dagli usi non autorizzati di intelligenza artificiale, indipendentemente dalla notorietà della persona. A livello federale è in discussione il NO FAKES Act, che estenderebbe una protezione analoga su tutto il territorio.
Cosa accade quando l'immagine non è tutelata
Un rapporto di Copyleaks, azienda specializzata nel rilevamento di contenuti generati dall'AI, ha individuato decine di video sponsorizzati su TikTok in cui versioni deepfake di Swift, Kim Kardashian e Rihanna promuovono presunti programmi di pagamento per recensioni. Uno degli annunci più diffusi è ricavato da un'apparizione reale di Swift al Tonight Show di Jimmy Fallon dell'ottobre 2025: il volto e la voce sono manipolati, il contesto è fittizio.
Cliccando, l'utente arriva su una pagina costruita in vibe coding con la piattaforma Lovable, dove gli viene chiesto di inserire nome e dati personali. Nella settimana del 20 aprile 2026 la Consumer Federation of America ha citato in giudizio Meta, accusandola di aver lasciato proliferare inserzioni simili su Facebook e Instagram; il 27 aprile la Federal Trade Commission - alert sulle truffe da social media ha pubblicato un alert dedicato a questa tipologia di truffe.
Gli strumenti legali, passo per passo
- Marchio su immagine, voce o frase. Negli Stati Uniti si deposita presso lo USPTO, in Italia presso l'UIBM e in Europa presso l'EUIPO. Va indicata la classe merceologica (musica, intrattenimento, prodotti di consumo) e la rappresentazione del segno: per i marchi sonori serve spartito, file audio o trascrizione fonetica. La registrazione dura dieci anni, rinnovabile.
- Diritto d'autore sui materiali originali. Foto, registrazioni vocali e brani sono tutelati automaticamente dal momento della creazione, ma il deposito presso SIAE o presso il Copyright Office statunitense fornisce data certa e legittimazione a chiedere alle piattaforme la rimozione dei contenuti derivati.
- Diritto all'immagine e right of publicity. In Italia l'articolo 10 del codice civile vieta l'uso non autorizzato dell'immagine altrui; negli Stati Uniti il right of publicity varia da stato a stato. In Europa il GDPR aggiunge la tutela dei dati biometrici facciali e vocali quando il deepfake li tratta. Le diverse strade possono cumularsi.
Errori comuni
Pensare che il diritto all'immagine basti. Il diritto all'immagine tutela dall'uso non autorizzato, ma la rimozione richiede di solito una causa civile lunga. Il marchio consente invece una notifica di violazione più rapida verso le piattaforme, perché si appoggia su un titolo registrato e su procedure di takedown già rodate.
Aspettare che il deepfake circoli prima di muoversi. La registrazione preventiva del proprio tratto distintivo è quasi sempre più semplice e meno costosa di una causa avviata a posteriori. Swift ha depositato i tre marchi prima che le pubblicità ingannevoli individuate da Copyleaks consolidassero un danno reputazionale duraturo.
Confondere la tutela del nome con quella della voce. Registrare il proprio nome d'arte non protegge automaticamente la voce. Sono due procedimenti distinti, con classi merceologiche e prove diverse: per la voce serve una rappresentazione del suono, come frase, jingle o esecuzione caratteristica, sufficientemente identificabile.
Domande frequenti
Si può registrare una voce come marchio anche in Italia?
Sì. L'UIBM e l'EUIPO accettano da anni i marchi sonori, a patto che la sonorità sia rappresentabile in modo univoco con spartito, file audio o trascrizione fonetica. Restano una minoranza nel registro, ma sono pienamente ammessi accanto ai marchi denominativi e figurativi.
I marchi di Taylor Swift coprono anche i deepfake non commerciali?
No. Il marchio tutela l'uso commerciale del segno. Un parodista o un fan creator senza scopo di lucro non viola di per sé il marchio, ma può comunque violare il diritto all'immagine o il right of publicity. Le due tutele restano distinte e si applicano spesso in parallelo.
Cosa dice il Regolamento europeo sull'AI a proposito dei deepfake?
L'articolo 50 del Regolamento UE sull'intelligenza artificiale impone a chi pubblica deepfake di indicare in modo chiaro che il contenuto è generato o manipolato dall'intelligenza artificiale. L'obbligo è già in vigore in via progressiva e diventa pienamente applicabile nel corso del 2026.
Chi è stato il primo condannato negli USA per deepfake intimi?
A inizio aprile 2026 un cittadino dell'Ohio è stato il primo condannato in base alla nuova legge federale statunitense che criminalizza i contenuti deepfake intimi non consensuali. La sentenza segna un precedente penale e si aggiunge al perimetro civile coperto dal trademark e dal right of publicity.
Le piattaforme sono obbligate a rimuovere i deepfake?
Sotto il Digital Services Act europeo le piattaforme molto grandi devono attivarsi su segnalazione e prevenire la ricomparsa dei contenuti illeciti. Negli Stati Uniti la responsabilità è più frammentata e dipende dalle leggi statali, con il Tennessee tra le giurisdizioni più avanzate grazie all'ELVIS Act. La registrazione preventiva del marchio non risolve da sola il problema dei deepfake: agisce a monte, dando ai titolari uno strumento di reazione rapido sulle piattaforme. Per le celebrità il deposito di immagini e jingle vocali è destinato a diventare un riflesso operativo, al pari del contratto e del management. Per chi celebrità non è restano il diritto all'immagine e, in Europa, la tutela dei dati biometrici: la differenza non è giuridica ma di tempo, perché chi registra prima reagisce prima.