Se n'è andata a 78 anni Emma Bonino, e con lei se ne va un pezzo intero della storia repubblicana italiana. Non è retorica di circostanza: pochissime figure politiche del nostro Paese hanno saputo, come lei, tenere insieme la radicalità delle battaglie civili e la fedeltà a un metodo, quello della politica vissuta dentro le istituzioni e non contro di esse. Ed è proprio in questo intreccio che si trovano i due grandi insegnamenti che Bonino lascia in eredità a chiunque, oggi, si occupi di cosa pubblica.
Il rispetto per la centralità del Parlamento
Bonino è stata parlamentare, europarlamentare, ministra, commissaria europea. Ha attraversato quasi ogni stanza del potere istituzionale italiano ed europeo, eppure non ha mai smesso di considerare l'Aula, quella di Montecitorio, quella di Palazzo Madama, quella di Strasburgo, il luogo primo della politica. In un'epoca in cui la tentazione di scavalcare le assemblee elettive con decreti, ordinanze e comunicazione diretta è diventata quasi un riflesso condizionato per chi governa, la sua è stata una testimonianza controcorrente: le battaglie, anche le più scomode, si vincono portandole in Parlamento, costringendo le assemblee a pronunciarsi, non aggirandole. È un insegnamento di metodo prima ancora che di contenuto, e proprio per questo è il più difficile da dimenticare.
L'adesione incondizionata all'idea di Europa unita
Il secondo insegnamento è la sua fede europeista, che non fu mai tiepida né opportunistica. Fondatrice di +Europa, commissaria europea negli anni difficili della Commissione Santer, Bonino ha creduto nell'integrazione continentale come orizzonte irrinunciabile, non come tecnicismo da addetti ai lavori. Anche gli avversari politici, in queste ore, riconoscono quella tensione ideale: lo stesso vicepremier Antonio Tajani, che fu suo collega a Bruxelles, ha ricordato il forte afflato europeista che li accomunava, pur in presenza di visioni politiche spesso lontane tra loro. Un'Europa unita non come compromesso al ribasso, ma come progetto politico da difendere con convinzione: questo il lascito che Bonino consegna a chi, in Italia, continua a discutere il futuro del continente.
Una vita per i diritti civili: l'Italia le deve un grazie
A questi due insegnamenti si aggiunge, ed è forse il capitolo più noto della sua storia, l'impegno instancabile per i diritti civili. Fin dai primi anni Settanta Bonino fu protagonista, insieme al Partito Radicale e ai movimenti femministi, delle battaglie sul divorzio e sull'aborto che cambiarono profondamente l'Italia. Non fu un impegno astratto: avendo vissuto in prima persona l'esperienza di un aborto clandestino, scelse da quel momento di dedicare la propria vita affinché quella paura, quella solitudine e quell'umiliazione non toccassero mai più a nessuna. Da lì in avanti il suo attivismo si allargò alla lotta contro la pena di morte, ai diritti umani, alla libertà di ricerca scientifica, fino alle grandi crisi umanitarie internazionali affrontate da commissaria europea, con un'attenzione particolare all'Africa. È una biografia che intreccia coraggio personale e visione collettiva, e che ha lasciato un segno permanente nella società italiana: per questo l'Italia intera, al di là delle appartenenze politiche, ha oggi una ragione sincera per dirle grazie.
Esequie di Stato
In un Paese spesso diviso anche di fronte al lutto, va sottolineato con favore il gesto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha voluto per Emma Bonino i funerali di Stato. È un riconoscimento che supera gli steccati ideologici e restituisce alla figura di Bonino il rilievo istituzionale che le spetta: quello di una protagonista della vita pubblica italiana ed europea, capace di essere rispettata anche da chi, per anni, ne è stato avversario politico. Un gesto che onora non solo la memoria di una donna che ha cambiato il Paese, ma anche il senso più alto delle istituzioni repubblicane che lei stessa ha sempre difeso.
Domande frequenti
Quali sono i principali insegnamenti che Emma Bonino lascia in eredità alla politica italiana?
Emma Bonino lascia in eredità il rispetto per la centralità del Parlamento e l'adesione convinta all'idea di un'Europa unita, oltre al suo impegno per i diritti civili.
Perché Emma Bonino viene ricordata come una figura centrale nella storia repubblicana italiana?
Viene ricordata perché ha saputo unire la radicalità delle sue battaglie civili con la fedeltà al metodo istituzionale, portando avanti battaglie importanti dentro le istituzioni italiane ed europee.
Qual è stato il ruolo di Emma Bonino nel processo di integrazione europea?
Emma Bonino è stata una convinta europeista, fondatrice di +Europa e commissaria europea, difendendo l'idea di un'Europa unita come progetto politico e non solo come tecnicismo.
In quali battaglie per i diritti civili si è distinta Emma Bonino?
Si è distinta nelle battaglie per il divorzio, l'aborto, la lotta contro la pena di morte, i diritti umani, la libertà di ricerca scientifica e nelle crisi umanitarie internazionali, con particolare attenzione all'Africa.
Perché a Emma Bonino sono stati concessi i funerali di Stato?
I funerali di Stato sono un riconoscimento istituzionale al suo ruolo di protagonista della vita pubblica italiana ed europea, rispettata anche dagli avversari politici, e al contributo dato al Paese.