«Solo la forza straripante dell'educazione potrà salvare il mondo». Con questa frase Giancarlo Pennati chiude un editoriale pubblicato sulla Tecnica della Scuola l'8 settembre 2026 e riporta al centro un tema ricorrente nel dibattito pubblico italiano: pensiero critico, educazione affettiva, rifiuto dei modelli imposti dagli influencer. L'appello si scontra però con due numeri che descrivono lo spazio reale che oggi la scuola italiana ha per farlo.
L'editoriale di Pennati e i temi sul tavolo
Il testo passa in rassegna diversi fronti: la fragilità dei ragazzi di fronte a informazioni non filtrate, l'invasività dei processi mediatici e dei format televisivi, l'orientamento scolastico che dovrebbe partire dalla domanda «chi siamo» prima di quella «cosa vuoi fare da grande». Non manca un passaggio dedicato all'educazione affettiva come argine ai femminicidi, tema già portato al festival di Giffoni con l'intervento di Dacia Maraini.
Il richiamo di Pennati arriva mentre la stessa parola «educazione» è materia di scontro politico: dalla proposta di educazione militare rilanciata dal generale Roberto Vannacci fino ai sondaggi di agosto 2026 sul suo peso elettorale, il perimetro di ciò che la scuola può insegnare è oggetto di posizioni frontalmente opposte.
33 ore di civica contro 1.288 ore di social: il gap in cifre
L'insegnamento previsto dalla Legge 92/2019 vale almeno 33 ore all'anno in ogni classe di ogni ordine e grado, distribuite in modalità trasversale sulle discipline già esistenti. Non sono ore aggiuntive: sono ricavate curvando il monte ore delle altre materie, come chiarito dalle linee guida ministeriali per l'educazione civica. In pratica poco meno di un'ora a settimana, includendo pensiero critico, educazione digitale, sostenibilità, Costituzione e cittadinanza.
Sul versante opposto, il Rapporto annuale 2026 dell'ISTAT stima in 3,53 ore al giorno il tempo medio passato online dagli italiani, con inizio già dai 3 anni. Riferito ai soli adolescenti il dato sale ulteriormente: diverse rilevazioni riportano una media tra 3 e 4,5 ore quotidiane sui social. Anche restando sulla stima ISTAT più prudente si arriva a circa 1.288 ore all'anno di esposizione digitale: un rapporto di quasi 39 a 1 rispetto alle ore di educazione civica in aula.
Il gap non è solo aritmetico. Su quelle 33 ore le scuole devono già distribuire una decina di macro-temi previsti dalle linee guida: il tempo effettivo dedicato al pensiero critico rispetto all'informazione online e ai modelli mediatici, quello richiamato da Pennati, in molti istituti si riduce a poche ore l'anno.
Educazione affettiva: la legge 104/2026 e i dati sui femminicidi
Il passaggio di Pennati sull'educazione affettiva come argine ai femminicidi si inserisce in un quadro normativo appena cambiato. La Legge 9 giugno 2026 n. 104, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 22 giugno ed entrata in vigore il 7 luglio, vieta ogni attività su temi legati alla sfera sessuale nella scuola dell'infanzia e primaria; nella secondaria di primo e secondo grado impone il consenso informato scritto dei genitori almeno sette giorni prima dell'inizio del progetto, con obbligo di condividere i materiali didattici in anticipo.
Nello stesso periodo il Ministero dell'Interno ha diffuso i dati del Viminale sui femminicidi in Italia per il primo semestre 2026: 34 donne uccise, di cui 8 femminicidi classificati ai sensi dell'articolo 577 bis del codice penale introdotto dalla Legge 181/2025. Il 42,3% delle vittime è stato ucciso da un partner o ex partner. Il calo del 37% rispetto allo stesso semestre del 2025 non elimina il problema strutturale che l'editoriale richiama.
L'effetto combinato è concreto: le scuole che volevano avviare percorsi organici sull'affettività si trovano oggi tra un divieto assoluto per i più piccoli, una procedura amministrativa preventiva per gli adolescenti e la necessità di offrire attività alternative agli studenti i cui genitori non firmano il consenso.
Cosa cambia per docenti, dirigenti e famiglie
Per i dirigenti scolastici la conseguenza operativa è duplice: il PTOF va aggiornato con attività parallele di riserva per gli studenti esclusi dai progetti sull'affettività e la comunicazione con le famiglie diventa un passaggio con scadenze certificate. Per i docenti l'ora settimanale vincolata obbliga a scegliere quali dei temi previsti dalle linee guida sacrificare, dato che la trasversalità sulla carta non produce automaticamente più ore reali.
Per le famiglie cambia il grado di controllo sui contenuti: firmare o no il consenso diventa una decisione con effetti immediati sulla partecipazione dei figli, mentre resta aperto il perimetro dell'educazione biologica prevista dai programmi di scienze, che continua a essere svolta senza consenso preventivo.
L'appello all'educazione come antidoto alle derive digitali e ai femminicidi resta trasversale sul piano dei valori, ma la sua traduzione operativa dipende da tre variabili misurabili: il monte ore effettivo dell'educazione civica, il perimetro dell'educazione affettiva dopo la legge 104/2026 e la formazione dei docenti su questi temi. Senza intervenire su questi numeri, la scuola resta esposta alle stesse dinamiche descritte nell'editoriale.
Domande frequenti
Qual è il principale gap tra ore di educazione civica e tempo trascorso sui social dagli studenti italiani?
Secondo i dati ISTAT, gli studenti trascorrono circa 1.288 ore all'anno online, mentre le ore di educazione civica obbligatorie sono solo 33 all'anno, creando un rapporto di quasi 39 a 1 a favore dell'esposizione digitale.
Cosa prevede la Legge 104/2026 sull'educazione affettiva nelle scuole?
La Legge 104/2026 vieta attività sull'affettività nella scuola dell'infanzia e primaria, mentre nella secondaria richiede il consenso scritto dei genitori almeno sette giorni prima e la condivisione preventiva dei materiali didattici.
Come cambiano le responsabilità di docenti e dirigenti scolastici con le nuove normative sull'educazione affettiva?
I dirigenti devono aggiornare il PTOF per includere attività alternative per chi è escluso dai progetti sull'affettività e gestire la comunicazione con le famiglie, mentre i docenti devono selezionare quali temi trattare a causa del monte ore limitato.
In che modo l'educazione affettiva è vista come strumento di prevenzione dei femminicidi secondo l'articolo?
L'educazione affettiva viene proposta come elemento chiave per arginare i femminicidi, anche se i dati mostrano una diminuzione dei casi, il problema resta strutturale e la scuola incontra ostacoli nell'attuare percorsi efficaci a causa dei nuovi vincoli normativi.
Quali sono le principali difficoltà operative per le scuole nell'attuazione dell'educazione civica e affettiva?
Le difficoltà principali sono il numero esiguo di ore disponibili per affrontare molti temi previsti dalle linee guida, le restrizioni normative sull'educazione affettiva e la necessità di organizzare attività alternative per gli studenti esclusi dai progetti.