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Divieto social under 13: in Italia esiste dal 2018 ma è aggirato
Editoriali

Divieto social under 13: in Italia esiste dal 2018 ma è aggirato

Von der Leyen annuncia in autunno il divieto UE sotto i 13 anni. In Italia il limite c'è dal 2018 ma il 62,3% degli 11-13enni ha già un account social.

Il 62,3% dei preadolescenti italiani tra 11 e 13 anni ha già almeno un account social, secondo il brief 'Educare al digitale' diffuso da Save the Children ad aprile 2025. La direttiva che Ursula von der Leyen presenterà in autunno 2026 fissa la soglia a 13 anni, la stessa che il Codice privacy italiano applica di fatto dal 2018.

Cosa cambia con l'annuncio di von der Leyen

Il 14 luglio 2026 il panel di esperti nominato dalla Commissione europea ha consegnato le raccomandazioni finali: divieto armonizzato di accesso ai social per gli under 13, obbligo di safety by design per le piattaforme, restrizioni su scroll infinito, autoplay e algoritmi di raccomandazione rivolti ai minori. La proposta legislativa arriverà 'dopo l'estate', in linea con le linee guida DSA sulla protezione dei minori pubblicate a luglio 2025.

Sul tavolo c'è anche la facoltà per i singoli Stati di alzare l'asticella. La Francia ha approvato in prima lettura il ban sotto i 15 anni, la Spagna spinge per i 16, l'Australia applica dal 10 dicembre 2025 sanzioni fino a 49,5 milioni di dollari australiani alle piattaforme che non impediscono l'iscrizione agli under 16. Il nodo per l'Italia è diverso: la norma esiste da otto anni, quello che manca è il controllo.

In Italia il limite c'è dal 2018 e il 62% dei preadolescenti lo aggira

L'articolo 8 del GDPR e l'articolo 2-quinquies del Codice privacy (d.lgs. 196/2003, come modificato dal d.lgs. 101/2018) fissano a 14 anni la maggiore età digitale in Italia. Sotto quella soglia il consenso al trattamento dei dati richiede l'autorizzazione dei genitori, come ricordano le indicazioni del Garante privacy sui minori. I termini di servizio di Meta, TikTok, Snapchat e X mantengono un limite più basso, 13 anni. Sulla carta il divieto c'è.

Sui numeri Save the Children racconta un'altra storia. Il 35,5% degli 11-13enni ha profili su più social, un altro 26,8% ne ha almeno uno. Il 31,3% è connesso con i coetanei via chat o videochiamata più volte al giorno, il 5% risulta collegato 'continuamente'. Anche a monte i dati mordono: il 32,6% dei bambini tra 6 e 10 anni usa lo smartphone tutti i giorni, contro il 18,4% del 2018-2019. Il divario territoriale è netto, al Sud e nelle Isole si arriva al 44,4%, contro il 23,9% del Nord: oltre venti punti di distanza.

Le conseguenze si vedono nei report della Polizia Postale: nel 2024 i casi di adescamento online sono aumentati del 5% (370 casi), e il 55,7% delle vittime ha tra 10 e 13 anni, esattamente la fascia teoricamente esclusa dalle piattaforme. Il bilancio 2025 di Telefono Azzurro sulla tutela dei minori segnala lo stesso pattern sul versante intelligenza artificiale generativa.

Il pezzo mancante è l'age verification, non un altro divieto

Le piattaforme oggi chiedono all'utente di dichiarare la data di nascita, senza controllo effettivo. Il 'ragionevole sforzo' che l'articolo 8 del GDPR chiede al titolare del trattamento è stato interpretato in modo tanto lasco da rendere il divieto un pro forma. La blueprint europea di age verification, disponibile dal 14 luglio 2025 e passata a versione feature-ready il 15 aprile 2026, prova a chiudere il buco: certifica la fascia d'età senza trasmettere il documento, ed è interoperabile con l'EUDI Wallet.

Solo se questa componente diventa obbligatoria per le piattaforme che operano nel mercato europeo, il divieto sotto i 13 anni (o 14 in Italia) diventa applicabile. La stessa logica di responsabilità delle piattaforme entra anche in altri fronti regolatori italiani, come mostrano i decreti attuativi sull'IA che introducono un nuovo reato e le controversie sui contenuti user-generated, dal copyright musicale e il caso Eminem alle pratiche di profilazione dei minori. Senza age assurance vincolante, la direttiva d'autunno rischia di sovrapporsi a norme già in vigore senza spostare i numeri.

Cosa cambia per scuola e famiglie

Il fronte educativo non ha il lusso di aspettare Bruxelles. Le scuole medie italiane accolgono ogni giorno preadolescenti che alle 8 del mattino sono connessi da tre ore, con un costo cognitivo che si riversa sulle prime ore di lezione. Gli interventi che stanno funzionando non sono i divieti sopra i divieti, ma i patti educativi tra scuola, famiglia e ragazzi: percorsi obbligatori di educazione digitale nelle secondarie di primo grado, formazione dei docenti sui rischi della fascia 10-13 anni, alleanza con i genitori per un ritardo condiviso nell'ingresso sui social.

La proposta di von der Leyen sposta il quadro solo se arriva con age verification obbligatoria, sanzioni proporzionate come quelle australiane e un piano europeo di educazione digitale nelle scuole. Altrimenti il 62,3% di oggi diventerà, tra due anni, il 70% con un divieto in più a fare da coperchio.

Domande frequenti

Qual è il limite di età per l'accesso ai social network in Italia?

In Italia il limite di età per l'accesso ai social network è fissato a 14 anni dal Codice privacy, mentre molte piattaforme applicano il limite di 13 anni. Sotto tale età è richiesto il consenso dei genitori per il trattamento dei dati personali.

Perché il divieto di accesso ai social per gli under 13 in Italia viene facilmente aggirato?

Il divieto viene aggirato perché le piattaforme chiedono solo una dichiarazione della data di nascita senza un controllo effettivo. Manca un sistema obbligatorio e sicuro di verifica dell'età (age verification) che renda il divieto realmente applicabile.

Cosa prevede la nuova proposta europea in materia di accesso ai social per i minori?

La proposta europea prevede un divieto armonizzato di accesso ai social per gli under 13, obblighi di safety by design per le piattaforme e restrizioni su funzionalità come scroll infinito e autoplay rivolte ai minori. Inoltre, introduce la possibilità per i singoli Stati di alzare ulteriormente la soglia di età.

Quali sono le conseguenze della presenza dei minori sui social nonostante i divieti?

L'aumento della presenza dei minori sui social ha portato a una crescita dei casi di adescamento online, con il 55,7% delle vittime tra 10 e 13 anni. Sono emersi anche rischi legati all'uso eccessivo dello smartphone e ai contenuti generati dall'intelligenza artificiale.

Quali strategie educative stanno funzionando nelle scuole italiane per affrontare questo fenomeno?

Le strategie più efficaci sono i patti educativi tra scuola, famiglia e ragazzi, percorsi obbligatori di educazione digitale, formazione dei docenti sui rischi per la fascia 10-13 anni e un'alleanza con i genitori per ritardare l'ingresso sui social. L'approccio educativo ha mostrato risultati migliori rispetto a nuovi divieti.

Cosa cambierebbe con l'introduzione obbligatoria dell'age verification?

L'introduzione obbligatoria dell'age verification renderebbe effettivo il divieto di accesso ai social per i minori, poiché permetterebbe di certificare l'età senza trasmettere documenti sensibili. Solo così il rispetto delle soglie di età diventerebbe realmente controllabile e sanzionabile.

Pubblicato il: 19 luglio 2026 alle ore 10:32

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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