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Cultura, 8,9 milioni di occupati nell'Ue: Paesi Bassi in testa
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Cultura, 8,9 milioni di occupati nell'Ue: Paesi Bassi in testa

Nel 2025 la cultura pesa il 4,3% dell'occupazione Ue. Sei lavoratori su dieci hanno una laurea, il divario tra Paesi Bassi e Romania resta ampio.

Il settore culturale dell'Unione europea impiegava 8,9 milioni di persone nel 2025, pari al 4,3% dell'occupazione totale. È la fotografia diffusa il 10 luglio da Eurostat, che restituisce una forza lavoro istruita, con una distribuzione tra i generi sostanzialmente in equilibrio e forti differenze territoriali tra il Nord e l'Est del continente.

Sei lavoratori su dieci con titolo terziario

Il tratto più netto della forza lavoro culturale europea è il livello di istruzione. Il 61,9% degli occupati nel settore ha completato un percorso terziario, contro il 31,3% che si è fermato al diploma o a un titolo post-secondario non terziario. Solo il 6,7% ha un'istruzione pari o inferiore alla scuola secondaria di primo grado. In media, la manodopera culturale risulta più qualificata rispetto al complesso della forza lavoro europea, un divario che riflette la richiesta di competenze specialistiche nel comparto e la centralità dei percorsi accademici di ingresso.

Il profilo anagrafico si concentra nella fascia produttiva centrale. Quasi la metà degli occupati (48,5%) ha tra i 30 e i 49 anni, mentre la ripartizione di genere resta sostanzialmente equilibrata: le donne rappresentano il 49,6% del comparto, gli uomini il 50,4%. Un settore più bilanciato rispetto ad altri ambiti dell'economia europea, dove la sotto-rappresentazione femminile pesa in modo più marcato. La qualificazione universitaria aggiunge un ulteriore elemento di distintività rispetto alla media dell'occupazione dell'Unione.

Il 4,3% dell'occupazione totale colloca la cultura tra i settori strutturalmente rilevanti dell'economia europea. Meno di uno su venti lavoratori dell'Unione opera nel comparto, ma la sua concentrazione nella fascia produttiva centrale e il peso dei laureati raccontano una filiera più qualificata della media. La distribuzione geografica, tuttavia, resta disomogenea, con divari fra Stati membri che sfiorano i quattro punti percentuali.

Paesi Bassi in cima, Romania fanalino di coda

La mappa dell'occupazione culturale mostra un divario di oltre tre volte tra il primo e l'ultimo Paese in classifica. Nei Paesi Bassi il settore raggiunge il 5,7% dell'occupazione totale, in Estonia il 5,3% e a Malta il 5,1%. All'estremo opposto la Romania si ferma all'1,8%, seguita dalla Slovacchia (3,3%) e dall'Irlanda (3,4%). In diciassette dei ventisette Stati membri l'incidenza si colloca tra il 4% e il 5%, in una fascia intermedia che comprende la maggioranza dei paesi dell'Unione.

La distanza tra Paesi Bassi e Romania resta un indicatore della diversa maturità delle industrie creative all'interno dell'Unione. Il perimetro adottato da Eurostat include tanto le professioni culturali dentro il comparto quanto quelle non culturali svolte in aziende del settore, dagli amministrativi delle case editrici ai tecnici delle emittenti, e i mestieri creativi collocati fuori, come i designer che lavorano nell'industria automobilistica. Il quadro completo è nel comunicato Eurostat del 10 luglio 2026 e nella nuova guida metodologica appena pubblicata, che aggiorna i criteri di classificazione delle professioni e delle attività culturali. Occupazione settore culturale 2025 - Eurostat

Domande frequenti

Quante persone lavorano nel settore culturale dell'Unione Europea?

Nel 2025 il settore culturale dell'UE impiegava 8,9 milioni di persone, pari al 4,3% dell'occupazione totale.

Qual è il livello di istruzione degli occupati nel settore culturale europeo?

Il 61,9% degli occupati ha completato un percorso terziario, mentre solo il 6,7% possiede un'istruzione pari o inferiore alla scuola secondaria di primo grado.

Come si distribuisce l'occupazione culturale tra uomini e donne?

La ripartizione di genere è equilibrata: le donne rappresentano il 49,6% del comparto e gli uomini il 50,4%, un bilanciamento superiore rispetto ad altri settori economici europei.

Quali sono i Paesi europei con la maggiore e la minore quota di occupati nel settore culturale?

Nei Paesi Bassi il settore culturale raggiunge il 5,7% dell'occupazione totale, mentre la Romania si ferma all'1,8%, evidenziando un forte divario tra Stati membri.

Quali professioni sono incluse nel perimetro del settore culturale secondo Eurostat?

Eurostat include sia le professioni culturali svolte nel comparto sia quelle non culturali all'interno di aziende del settore, oltre ai mestieri creativi esercitati in altri ambiti, come i designer nell'industria automobilistica.

Qual è l'età media degli occupati nel settore culturale europeo?

Quasi la metà degli occupati (48,5%) ha tra i 30 e i 49 anni, concentrandosi nella fascia produttiva centrale.

Pubblicato il: 19 luglio 2026 alle ore 19:07

Natale Labia

Articolo creato da

Natale Labia

Giornalista Professionista Giornalista con oltre 30 anni di esperienza, laureato in scienze politiche e relazioni internazionali all’Università La Sapienza di Roma, collaboro a contratto con L’Edicola e Il Mattino di Puglia e Basilicata dove mi occupo di politica e di economia. Per Edunews24 curo l’informazione politica relativa ai temi dell’Istruzione. In particolare, scrivendo delle attività istituzionali con un focus sia sulle iniziative e sui programmi dei Ministeri dell’Istruzione e del Merito, dell’Università e della Ricerca e della Cultura che su quelle delle commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Inoltre, sono amministratore unico di Italialab srl con cui curo uffici stampa pubblici e privati e sviluppo programmi di valorizzazione culturale e di promozione territoriale. In passato ho collaborato con testate nazionali e regionali, in particolare pugliesi, e ho scritto i volumi Il sindaco di Tutti, edito da Il Castello editore e Dal Rosso al Nero. Ho partecipato al volume collettivo edito dalla Fondazione Tatarella e da Giubilei Regnani editore sui trent’anni dalla fondazione di Alleanza nazionale. Per tre legislature sono stato collaboratore parlamentare occupandomi di legge di bilancio e di politiche agroalimentari con particolare riferimento all’export del Made in Italy e al contrasto dell’Italian sounding, collaborando con le Camera di commercio italiane all’estero. Appassionato di storia, di sociologia e di costume, spesso racconto all’interno delle collaborazioni giornalistiche i cambiamenti della società italiana e internazionale attraverso gli usi, le abitudini e i protagonisti che hanno accompagnato negli anni lo sviluppo e la crescita sociale e culturale. Pugliese di nascita, vivo a Roma o in un ipotetico altrove.

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