Dei 1.705 fascicoli di grazia esaminati da Sergio Mattarella nel secondo mandato solo 36 sono diventati decreto di clemenza, appena il 2,1%. È il dato che dà la misura del richiamo arrivato il 16 luglio dal Quirinale al ministro della Giustizia Carlo Nordio sul caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per l'uccisione di due rapinatori nell'aprile 2021.
Il richiamo del Quirinale a via Arenula
La condanna definitiva è stata pronunciata dalla Cassazione il 15 luglio 2026, confermando la sentenza della Corte d'Appello di Torino. Il giorno successivo Nordio ha annunciato l'apertura di un fascicolo istruttorio per una possibile grazia presidenziale. La reazione del Colle è arrivata a stretto giro: Mattarella ha convocato il Guardasigilli e gli ha ricordato che l'articolo 87 della Costituzione attribuisce il potere di grazia esclusivamente al Presidente della Repubblica.
La sollecitazione politica era partita da esponenti di FdI e Lega, che leggono il caso Roggero dentro il capitolo securitario delle rispettive piattaforme elettorali. Lo stesso perimetro in cui rientra il Ddl sicurezza 2026 con le nuove misure contro le bande giovanili approvato dal Consiglio dei ministri due giorni prima, il 14 luglio 2026, su proposta della premier Giorgia Meloni insieme a Piantedosi e allo stesso Nordio.
Cosa dice davvero la sentenza 200/2006
Il testo che regola oggi la materia è la sentenza della Corte costituzionale n. 200 del 2006. Depositata il 18 maggio 2006, risolse il conflitto sollevato dal presidente Carlo Azeglio Ciampi contro il ministro Roberto Castelli, che si opponeva alla grazia per Adriano Sofri e Ovidio Bompressi. La Consulta stabilì che il Capo dello Stato è titolare del potere di grazia non solo formalmente ma sostanzialmente, come organo super partes estraneo al circuito politico-governativo.
Al ministro spetta l'attività istruttoria e la comunicazione degli esiti con le sue proposte. Se il Presidente non condivide un parere negativo, adotta direttamente il decreto esternando le ragioni del dissenso. Nei diciannove anni successivi si sono succeduti dieci ministri della Giustizia e la cooperazione con la Presidenza della Repubblica, come attestato dalle prassi condivise, non ha mai portato a un uso della clausola di dissenso.
I numeri del secondo mandato Mattarella
I dati aggiornati al 31 dicembre 2025 pubblicati dal Quirinale raccontano una prassi molto restrittiva. Sulle 1.705 pratiche trattate dal 29 gennaio 2022, i 36 decreti concessi si dividono in 22 grazie per pene detentive temporanee, 9 grazie parziali di riduzione, 3 sulle sole pene pecuniarie, una per pena accessoria e una per reclusione militare. I rigetti sono 1.136, le archiviazioni 235 e altre 298 pratiche sono state chiuse dall'Ufficio per palese carenza dei presupposti.
Due i vincoli che il Quirinale rivendica esplicitamente nella nota istituzionale: nessuna grazia è stata adottata su parere contrario del ministro competente e nessuna in assenza di domanda dell'interessato. Sono i due paletti procedurali che ridimensionano la lettura del caso Roggero come semplice braccio di ferro politico tra Colle e via Arenula.
Perché l'apertura del fascicolo esce dal perimetro
Roggero non ha ancora presentato domanda di grazia e non si è nemmeno costituito per iniziare la pena. Nella prassi consolidata dopo la sentenza 200/2006, l'istruttoria si avvia sull'istanza del condannato o di soggetti legittimati, non su input del governo: l'annuncio del ministro anticipa quindi un passaggio che non poteva materialmente essere aperto in via ordinaria.
Il precedente Nicole Minetti, cinque mesi fa, aveva mostrato una linea più duttile del Colle, con toni meno tranchant e un richiamo al ruolo istruttorio di ministero e Procura generale di Milano. Sul caso Roggero Mattarella disegna il confine con nettezza costituzionale, in una fase in cui la coalizione di centrodestra cerca temi identitari dopo lo stop parlamentare al ddl legge elettorale della premier Meloni.
Il fascicolo aperto da via Arenula resterà probabilmente sospeso in attesa di una domanda formale del condannato. Nel frattempo la prossima mossa spetta al Quirinale, che potrà chiarire pubblicamente i criteri della propria valutazione anche per evitare la sovrapposizione mediatica tra due casi, Minetti e Roggero, che hanno cornici umanitarie e politiche del tutto differenti.
Domande frequenti
Chi può presentare domanda di grazia secondo la prassi attuale?
La domanda di grazia deve essere presentata dal condannato o da soggetti legittimati, non può essere avviata su iniziativa del governo o del ministero.
Qual è il ruolo del Presidente della Repubblica e del ministro della Giustizia nel procedimento di grazia?
Il Presidente della Repubblica ha il potere esclusivo di concedere la grazia, mentre al ministro della Giustizia spetta l'istruttoria e la comunicazione degli esiti, con eventuali proposte.
Perché il Quirinale ha richiamato il ministro Nordio sul caso Roggero?
Il Quirinale ha ricordato che solo il Presidente può concedere la grazia e che l'istruttoria non può essere avviata senza una domanda formale del condannato, come nel caso Roggero.
Qual è la prassi seguita dal Quirinale in materia di grazia durante il secondo mandato di Mattarella?
La prassi è molto restrittiva: solo 36 decreti di grazia su 1.705 fascicoli trattati, nessuna grazia su parere contrario del ministro e nessuna in assenza di richiesta dell'interessato.
Cosa ha stabilito la sentenza 200/2006 della Corte costituzionale sul potere di grazia?
La sentenza ha stabilito che il Capo dello Stato è titolare sostanziale e formale del potere di grazia, agendo come organo super partes e non subordinato al circuito politico-governativo.
Cosa succede ora nel caso Roggero, in assenza di una richiesta di grazia?
Il fascicolo istruttorio aperto dal ministero resterà sospeso fino alla presentazione di una domanda formale da parte del condannato, e la prossima decisione spetterà al Quirinale.