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Terre rare, ENI investe 225 milioni sul litio del Cile per battere la Cina
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Terre rare, ENI investe 225 milioni sul litio del Cile per battere la Cina

L'accordo ENI-Black Giant vale 225 milioni ma la Cina controlla il 91% della raffinazione. I numeri del piano italiano anti-Pechino.

ENI ha firmato l'acquisto del 25% di Black Giant SpA per 225 milioni di dollari, entrando nel progetto di estrazione del litio nel Salar de Punta Negra, in Cile settentrionale. L'accordo con la controllata di EnergyX garantisce al gruppo italiano fino al 25% della produzione di carbonato di litio, destinata alla gigafactory di batterie in costruzione a Brindisi.

L'accordo cileno e la gigafactory di Brindisi

L'operazione utilizzerà la tecnologia direct lithium extraction a ciclo chiuso, con reiniezione totale dell'acqua di strato per ridurre il consumo idrico rispetto alle vasche di evaporazione tradizionali. ENI otterrà un seggio nel board di Black Giant e fornirà know-how upstream, competenze infrastrutturali ed esperienza operativa. Il litio cileno servirà a rifornire l'impianto pugliese, che produrrà celle al litio ferro fosfato (LFP) per i sistemi di accumulo stazionario. La strategia mira a chiudere il ciclo interno: dall'estrazione alla raffinazione, dalla produzione delle batterie al riciclo dentro lo stesso perimetro industriale. Il progetto Brindisi si affianca alle iniziative di Leonardo e Fincantieri, che devono garantire l'approvvigionamento di tungsteno, germanio e gallio per difesa e aerospazio dopo l'introduzione dei nuovi controlli cinesi sull'export.

I target UE 2030 e la distanza reale

Il Critical Raw Materials Act fissa tre soglie vincolanti entro il 2030: almeno il 10% del fabbisogno europeo coperto da estrazione interna, il 40% dalla raffinazione UE e il 25% dal riciclo. La distanza è enorme. La Cina controlla circa il 91% della raffinazione chimica delle terre rare e la produzione dei magneti permanenti che alimentano motori elettrici e turbine eoliche. I 47 progetti Strategic sul Critical Raw Materials Act della Commissione europea, approvati il 25 marzo 2025 per un fabbisogno di capitale di 22,5 miliardi di euro, coprono in media solo il 35% del target di estrazione, il 12% della raffinazione e il 24% del riciclo. L'Italia, nella prima tornata, ha portato a casa 4 dei 10 progetti di riciclo strategici: il primo impianto europeo per il recupero delle terre rare dai magneti a Ceccano (Frosinone), il polo Portovesme per litio e cobalto in Sardegna, il progetto Solvay sui metalli del gruppo del platino a Rosignano Marittimo e un quarto sito. A gennaio 2026 il CITE ha già inviato sette nuove proposte italiane nella seconda call europea, cinque delle quali dedicate proprio al riciclo.

Il Piano Mattei come leva sulle miniere africane

La direzione dell'ENI segue il vettore su cui il governo scommette: l'Africa. La Terza Relazione annuale sul Piano Mattei per l'Africa trasmessa al Parlamento il 3 luglio 2026 conta 76 progetti attivi in 18 Paesi partner, con una dotazione iniziale di 5,5 miliardi di euro. A marzo 2026 sono entrati nel perimetro Rwanda, Gabon, Zambia e Repubblica Democratica del Congo, quattro nazioni chiave per rame, cobalto, coltan e minerali critici. Il Fondo italiano per il clima ha stanziato circa 1,2 miliardi per 15 interventi, SACE mette 4 miliardi in garanzie e ci sono 269 milioni in crediti bilaterali su un orizzonte decennale. La sfida è passare dai memorandum d'intesa ai contratti operativi. Buona parte del potenziale geologico africano è già sotto controllo cinese, e alle aziende italiane mancano società di esplorazione radicate: la fase esplorativa in Europa è stata quasi interamente delegata a piccole realtà canadesi e australiane, che vendono le concessioni al miglior offerente.

La finestra per costruire una filiera alternativa si misura in decenni: dai 5 ai 10 anni per portare in produzione un progetto minerario, altri anni per aggiungere la raffinazione. Senza il de-risking pubblico di Banca europea per gli investimenti e Cassa depositi e prestiti, e senza un coordinamento G7 stabile, l'obiettivo 2030 resterà sulla carta. La programmazione UE di lungo periodo, come mostra il nuovo ciclo Erasmus 2028-2034 da 40,8 miliardi di euro, si sta ridisegnando ora: le scelte sul prossimo quadro finanziario pluriennale definiranno quanto spazio avrà Roma sui minerali critici nel decennio successivo.

Domande frequenti

Perché ENI ha investito nel litio cileno e qual è l'obiettivo dell'accordo?

ENI ha investito 225 milioni di dollari per acquisire il 25% di Black Giant SpA e garantirsi fino al 25% della produzione di carbonato di litio dal Salar de Punta Negra in Cile. L'obiettivo è rifornire la gigafactory di batterie in costruzione a Brindisi e rafforzare la filiera italiana delle batterie.

Quali sono i vantaggi della tecnologia direct lithium extraction utilizzata da ENI?

La tecnologia direct lithium extraction a ciclo chiuso consente di reiniettare totalmente l'acqua di strato, riducendo significativamente il consumo idrico rispetto alle tradizionali vasche di evaporazione. Questo rende il processo più sostenibile dal punto di vista ambientale.

Come si inserisce il progetto di ENI nel contesto degli obiettivi europei sulle materie prime critiche?

Il progetto contribuisce a ridurre la dipendenza europea dalle importazioni di materie prime critiche, come richiesto dal Critical Raw Materials Act, che fissa target vincolanti su estrazione, raffinazione e riciclo entro il 2030. Tuttavia, la distanza dagli obiettivi UE resta significativa, soprattutto rispetto al controllo cinese sul settore.

Quali altri progetti strategici italiani sono previsti per il riciclo delle terre rare e dei metalli critici?

L'Italia partecipa con quattro progetti principali: l'impianto di Ceccano per il recupero di terre rare dai magneti, il polo Portovesme in Sardegna per litio e cobalto, il progetto Solvay sui metalli del gruppo del platino a Rosignano Marittimo e un quarto sito dedicato. Sono già state inviate ulteriori proposte italiane per la seconda call europea, molte delle quali incentrate sul riciclo.

Qual è il ruolo del Piano Mattei e delle iniziative italiane in Africa per le materie prime critiche?

Il Piano Mattei mira a rafforzare la presenza italiana nelle miniere africane di minerali critici, con 76 progetti in 18 Paesi e finanziamenti dedicati. Tuttavia, il controllo cinese sul potenziale geologico africano e la mancanza di società di esplorazione italiane rappresentano ancora una sfida.

Quali sono le principali difficoltà nel costruire una filiera alternativa europea per le materie prime critiche?

Le difficoltà principali riguardano i lunghi tempi di sviluppo dei progetti minerari (5-10 anni), la necessità di investimenti pubblici per ridurre i rischi e la mancanza di un coordinamento stabile tra i Paesi del G7. Senza queste condizioni, il raggiungimento degli obiettivi europei al 2030 è a rischio.

Pubblicato il: 17 luglio 2026 alle ore 08:32

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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