Le 15 confessioni e tradizioni religiose presenti in Italia hanno firmato il 25 giugno 2026, all'Auditorium dell'Ara Pacis di Roma, il patto "La via italiana del dialogo interreligioso. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale". Lo stesso pomeriggio il testo è stato consegnato al Quirinale, nelle mani del presidente Sergio Mattarella.
Il documento nasce dal Tavolo interreligioso nazionale, avviato nel 2023 presso la sede della Conferenza Episcopale Italiana e allargato dal 2024 ai giovani delegati delle singole comunità. Tra i firmatari ci sono cattolici, ebrei, musulmani, ortodossi, evangelici, buddisti, induisti, bahá'í e sikh.
Nove impegni e nove azioni: cosa contiene il patto
Il patto interreligioso poggia su una struttura simmetrica: nove impegni di principio e nove azioni concrete. Gli impegni vanno dall'incontro nel rispetto reciproco alla pari dignità di ogni religione di fronte allo Stato, passando per il contrasto a pregiudizio, antisemitismo e islamofobia, la cultura della pace, il disarmo nucleare e la salvaguardia del pianeta.
Le azioni sono operative. La prima propone una giornata nazionale sul dialogo interreligioso. Le altre toccano educazione alla pace, rispetto dei simboli religiosi nello spazio pubblico, dialogo tra giovani di fedi diverse, valorizzazione del ruolo delle donne nelle confessioni, reti locali su accoglienza e migrazioni e un fondo interreligioso comune per progetti di utilità sociale.
La scuola che dovrà attuarlo è già plurale
Il riferimento esplicito alla scuola, nel testo del patto e nelle dichiarazioni dei firmatari, intercetta un'aula italiana che da anni non è più mono-religiosa. Nell'anno scolastico 2024/2025 gli alunni con cittadinanza non italiana hanno superato quota 930.000, pari all'11,6% del totale dalla scuola dell'infanzia alle superiori. Un anno prima erano 914.860, l'11,2%, secondo il focus del Ministero dell'Istruzione e del Merito sugli studenti con cittadinanza non italiana.
Il dato nazionale nasconde forti divari territoriali. In Emilia-Romagna l'incidenza arriva al 18,4%, in Lombardia al 17,1%, in Liguria al 15,8%, in Veneto al 15,2% e in Toscana al 15,1%. In termini assoluti la Lombardia conta 231.819 studenti senza cittadinanza italiana, seguita da Emilia-Romagna (111.811) e Veneto (99.604). Sul piano delle origini, circa il 44% degli alunni stranieri viene da Paesi europei, oltre un quarto dall'Africa, intorno al 20% dall'Asia. Tradotto in vita scolastica, significa cristianesimo cattolico e ortodosso, islam, induismo, buddismo e tradizioni evangeliche che convivono nelle stesse classi.
È in questo contesto che vanno lette le nove azioni del patto. Educare al rispetto dei simboli religiosi, contrastare l'odio tra etnie e fedi, organizzare incontri tra giovani di diverse comunità non sono temi astratti: riguardano già oggi le classi dove un alunno su otto non ha la cittadinanza italiana, con picchi che superano uno su cinque in alcune regioni del Nord.
Dalle nove azioni ai percorsi didattici concreti
La traduzione operativa per docenti e dirigenti passa per cinque piani. Primo, la conoscenza reciproca delle tradizioni religiose, da inserire nei percorsi di educazione civica più che nell'ora di religione cattolica. Secondo, il dialogo tra giovani di fedi diverse, sostenuto dall'esperienza dei delegati che dal 2024 lavorano nei territori. Terzo, il contrasto strutturato a hate speech e discriminazioni religiose, con interventi su antisemitismo e islamofobia.
Il quarto piano riguarda le donne nelle religioni, tema su cui il patto chiede esplicita valorizzazione e che si presta a percorsi di storia e cittadinanza di genere. Il quinto piano è quello culturale e artistico, indicato nella settima azione del patto, dove si parla di espressioni artistiche delle varie tradizioni religiose come strumento di conoscenza. Su questo fronte le mostre italiane offrono materiali pronti per laboratori e visite guidate: dalla retrospettiva su Picasso e l'esperienza dello straniero a Roma, al percorso su arte e spiritualità nella mostra Soglie di Roberto Floreani, fino ai capolavori di Caravaggio in mostra a Roma sul rapporto tra sacro e quotidiano.
Il banco di prova è l'anno scolastico 2026/2027
Il patto è ora un testo firmato, non ancora una pratica. La giornata nazionale sul dialogo interreligioso e il fondo comune annunciati nelle nove azioni richiederanno un coordinamento con il Ministero dell'Istruzione, con gli uffici scolastici regionali e con le reti civiche. Per dirigenti e docenti, il prossimo anno scolastico è la prima finestra utile per costruire percorsi che traducano impegni e azioni in attività concrete, dentro classi in cui la pluralità religiosa è già una realtà numerica documentata.
Domande frequenti
Quali sono le principali novità introdotte dal patto interreligioso per la scuola italiana?
Il patto introduce nove impegni di principio e nove azioni concrete, tra cui una giornata nazionale sul dialogo interreligioso, educazione alla pace e rispetto dei simboli religiosi, valorizzazione del ruolo delle donne nelle religioni e progetti artistici e culturali nelle scuole.
Come verranno integrate le iniziative del patto nei percorsi scolastici?
Le iniziative saranno inserite principalmente nei percorsi di educazione civica, attraverso attività di conoscenza delle tradizioni religiose, dialogo tra giovani di fedi diverse, contrasto a hate speech e discriminazioni, e valorizzazione culturale e artistica delle diverse religioni.
Perché il patto è particolarmente rilevante per le scuole italiane oggi?
La crescente pluralità religiosa nelle classi italiane, con oltre il 11% di studenti senza cittadinanza italiana, rende urgente affrontare temi di dialogo interreligioso, rispetto reciproco e coesione sociale, che il patto si propone di promuovere concretamente.
Quali sono le principali azioni operative previste dal patto per il contesto scolastico?
Le principali azioni operative includono l'organizzazione di una giornata nazionale sul dialogo interreligioso, attività educative sulla pace, incontri tra giovani di diverse fedi, rispetto dei simboli religiosi nello spazio pubblico e progetti comuni sostenuti da un fondo interreligioso.
Quando inizieranno a vedersi gli effetti concreti del patto nelle scuole?
L'anno scolastico 2026/2027 sarà il primo banco di prova, periodo in cui dirigenti e docenti potranno avviare percorsi e attività che traducono gli impegni e le azioni del patto in iniziative concrete nelle classi.
Qual è il ruolo delle donne nelle azioni promosse dal patto interreligioso?
Il patto chiede un'esplicita valorizzazione del ruolo delle donne nelle diverse religioni, promuovendo percorsi educativi che includano storia e cittadinanza di genere all'interno delle attività scolastiche.