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Studenti internazionali, Italia ferma al 4,8%: in Irlanda al 16%
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Studenti internazionali, Italia ferma al 4,8%: in Irlanda al 16%

L'Irlanda rischia il muro del consenso al 16% di studenti internazionali. L'Italia è ferma al 4,8%, in calo dal 2018 e sotto media OCSE.

Dublino rischia di sbattere contro il muro della licenza sociale per troppi studenti dall'estero. Nel 2024/25 gli iscritti non irlandesi hanno toccato 44.535, il 16% del totale: un record storico secondo i dati del Higher Education Authority, con tensioni crescenti su casa, servizi e consenso nei quartieri universitari. L'Italia ha il problema opposto: resta ferma al 4,8% di studenti internazionali, sotto la media UE dell'8,4% e OCSE del 7,4%, in calo rispetto al 5,6% del 2018.

Dublino al 16%, Roma al 4,8%

Il contrasto si vede nei numeri. In Irlanda i Dati HEA iscritti universitari contano 278.880 studenti totali, di cui 44.535 non irlandesi. India (20,6%), Stati Uniti (13,8%) e Cina (9,9%) valgono da soli il 44% del bacino estero. Non è un dato statico: l'enrollment dall'estero cresce da quattro anni consecutivi, con un +10% nell'ultimo esercizio e +30% dai soli studenti indiani.

In Italia la curva è opposta. Education at a Glance 2025 colloca il paese tra i pochissimi dell'area OCSE con quota di stranieri in calo. Le facoltà italiane attirano meno di cinque iscritti dall'estero ogni cento, in un sistema che conta oltre due milioni di universitari. Gli atenei del Nord superano la media nazionale ma nessuno si avvicina ai livelli di Dublino, Amsterdam o Lisbona, dove la didattica in inglese e la rete di accordi internazionali sono asset strutturali da almeno vent'anni.

I 21.000 laureati che l'Italia perde ogni anno

La bassa attrattività si legge insieme ai dati sull'emigrazione. Il Rapporto annuale 2026 dell'ISTAT segnala che nel 2024 oltre 141.000 italiani hanno trasferito la residenza all'estero, di cui 45.000 con titolo di laurea. Nella fascia 25-34 anni il saldo netto è di circa -21.000 giovani: 25.000 partiti contro poco più di 4.000 rientrati, soprattutto verso Germania, Regno Unito e Irlanda. Il flusso in uscita non viene compensato da immatricolazioni dall'estero, perché gli atenei italiani non sostituiscono con studenti dall'estero i giovani che se ne vanno.

Il costo è doppio. L'Italia forma laureati con fondi pubblici e li cede a sistemi che spendono di più per trattenerli. La Nota Italia OCSE Education at a Glance 2025 calcola per il nostro paese 8.992 dollari annui di spesa per studente terziario, contro una media area di 15.102. La differenza è così ampia che la spesa per studente universitario italiano risulta inferiore a quella per studente di scuola secondaria, un'anomalia che l'OCSE registra solo per l'Italia.

Cosa resta agli atenei italiani

La bassa quota di studenti internazionali pesa su ranking globali, collaborazioni di ricerca e sostenibilità dei corsi in inglese, che senza massa critica non partono o si svuotano dopo pochi anni. Il Fondo di Finanziamento Ordinario 2026 vale 9,415 miliardi di euro, con un incremento sul 2025 dello 0,27%: molto sotto l'inflazione del periodo. Gli atenei italiani competono per fondi europei e privati partendo da una base nazionale che non cresce in termini reali e che non può puntare sulle rette estere, scarse per definizione.

Per studenti e famiglie l'effetto è concreto: classi affollate, borse di dottorato in diminuzione, servizi di orientamento sottodimensionati rispetto ai modelli nordeuropei. Chi sceglie di studiare all'estero trova sistemi meglio finanziati ma oggi anche più fragili: Dublino prova a limitare l'ingresso, il Regno Unito ha stretto sui visti studenti, l'Australia ha introdotto tetti nazionali sui nuovi iscritti stranieri. La finestra di convenienza per chi parte potrebbe non restare aperta a lungo.

Il nodo politico italiano è concreto: senza interventi su residenze universitarie, borse di studio e offerta formativa in inglese, i prossimi dati OCSE rischiano di spingere la quota italiana ancora più in basso. L'Irlanda insegna che l'attrazione va governata, ma il problema di non essere attrattivi resta più serio di quello di esserlo troppo.

Domande frequenti

Perché l'Italia ha una quota così bassa di studenti internazionali rispetto ad altri paesi europei?

L'Italia attira meno studenti internazionali a causa della scarsa offerta di corsi in inglese, di una rete di accordi internazionali meno sviluppata rispetto a paesi come Irlanda, Paesi Bassi e Portogallo, e di servizi di supporto meno strutturati.

Quali sono le principali conseguenze della bassa attrattività degli atenei italiani?

La bassa presenza di studenti internazionali penalizza le università italiane nei ranking globali, limita le collaborazioni di ricerca e mette a rischio la sostenibilità dei corsi in inglese. Inoltre, riduce le risorse finanziarie disponibili per migliorare l'offerta formativa e i servizi agli studenti.

Come si confronta la situazione italiana con quella irlandese riguardo gli studenti internazionali?

L'Irlanda registra una quota record del 16% di studenti universitari stranieri, mentre l'Italia è ferma al 4,8%, sotto la media UE e OCSE. Inoltre, l'Irlanda gestisce la crescita con alcune difficoltà, mentre in Italia il problema principale resta la scarsa attrattività.

Qual è l'impatto dell'emigrazione di laureati italiani sul sistema universitario nazionale?

Ogni anno circa 21.000 giovani laureati lasciano l'Italia senza essere rimpiazzati da studenti stranieri, causando una perdita di capitale umano e un investimento pubblico che beneficia altri paesi più attrattivi.

Quali interventi potrebbero migliorare l'attrattività degli atenei italiani per gli studenti internazionali?

Per aumentare l'attrattività, sarebbero necessari investimenti in residenze universitarie, borse di studio e un ampliamento dell'offerta formativa in inglese, seguendo esempi di altri paesi europei che hanno puntato su questi aspetti.

Pubblicato il: 16 ottobre 2026 alle ore 15:15

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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