Un laureato internazionale che resta a lavorare nel Paese in cui ha studiato produrrà in media circa un milione di dollari di valore economico lungo la carriera. Il dato arriva dal report *Talent Beyond Borders* di Studyportals e Cambridge IELTS, pubblicato il 15 ottobre, che per la prima volta quantifica il contributo dei neolaureati stranieri del 2024 alle economie ospitanti: 1.700 miliardi di dollari lungo la vita lavorativa.
La fotografia globale: 2,67 milioni di laureati, 1.700 miliardi di PIL
Nel 2024 si sono laureati nel mondo circa 2,67 milioni di studenti internazionali, su una platea di 7,3 milioni di iscritti nel 2023. Il 41% resta a lavorare nel Paese in cui ha studiato (gli "stayers"), il 35% rientra nel Paese d'origine (gli "homecomers"), il 24% si trasferisce in un terzo Paese (i "nomads").
Il valore economico dei soli stayers, circa 1,1 milioni di persone, è stimato in 110 miliardi di dollari nel primo anno di lavoro e in 1.700 miliardi lungo l'intera carriera. A fare la parte del leone sono i "Big Four" anglofoni: Stati Uniti, Regno Unito, Australia e Canada ospitano il 35% degli studenti internazionali ma generano quasi il 60% del valore economico, oltre mille miliardi di dollari del totale.
Non è solo PIL: il 59% degli ingegneri trattenuti è straniero
Il report mostra quanto gli stayers siano diventati decisivi per colmare le carenze di competenze. Nei settori chiave i laureati stranieri trattenuti pesano per il 48% in Medicina e Sanità, per il 59% in Ingegneria e Tecnologia, per il 56% in Informatica. Nei Paesi anglofoni oltre la metà dei nuovi tecnici specializzati arriva da fuori.
Italia al 5%: meno della metà della media OCSE
L'Italia non compare tra i Paesi che intercettano questi flussi. Secondo i Dati OCSE Education at a Glance 2026 - Italia, pubblicati il 29 settembre, nel 2024 solo il 5% degli studenti universitari in Italia è internazionale, contro una media OCSE del 12%. Tra il 2015 e il 2024 questa quota non è aumentata, mentre nello stesso periodo è salita di 4 punti nella media OCSE.
I numeri assoluti confermano la fotografia. Secondo i Portale MUR mobilità universitaria in entrata, nell'anno accademico 2024/2025 gli immatricolati stranieri sono stati 15.512, pari al 4,9% dei 317.268 nuovi iscritti totali. La platea complessiva degli studenti stranieri iscritti ha superato le 110.000 unità, ma resta una goccia rispetto ai Paesi anglofoni che drenano talento.
Il nodo vero: li formiamo e li lasciamo partire
Il problema peggiore è il dopo-laurea. La quota di cittadini stranieri in età lavorativa con un titolo terziario che vive stabilmente in Italia è ferma all'11,7%, contro il 28% medio dell'Unione Europea. L'Italia riesce ad attrarre un numero crescente di studenti (+10% all'anno dal 2022, la seconda crescita in Europa dopo la Spagna) ma non trasforma la frequenza in capitale umano stabile.
La ragione principale è nei salari di ingresso. Un neolaureato tedesco guadagna in media circa l'80% in più di un pari italiano, un francese il 30% in più. A questo si somma uno dei tassi di disoccupazione giovanile più alti dell'area OCSE. Un sistema universitario che forma e poi vede partire i suoi laureati paga due volte: il costo dell'istruzione pubblica e il PIL futuro mancato.
Se ogni stayer vale circa un milione di dollari di valore economico lungo la carriera, trattenere anche solo la metà dei 15.512 immatricolati stranieri del 2024/2025 significherebbe ancorare al Paese quasi 8 miliardi di dollari di PIL futuro. La leva non sta nelle borse di studio in ingresso, dove l'Italia è già competitiva per via dei costi di iscrizione contenuti, ma nei permessi di soggiorno post-laurea, negli stipendi di ingresso allineati a Germania e Francia e nelle procedure di riconoscimento del titolo, oggi tra le più lente d'Europa. Il report OCSE segnala che la quota di studenti internazionali italiani non cresce da nove anni, mentre la media dei 38 Paesi membri è salita di 4 punti nello stesso periodo: è un gap di sistema, non di marketing.
Domande frequenti
Qual è il contributo economico di un laureato internazionale che resta nel Paese dove ha studiato?
Un laureato internazionale che rimane a lavorare nel Paese in cui si è laureato produce in media circa un milione di dollari di valore economico durante la sua carriera.
Qual è la situazione dell'Italia rispetto ad altri Paesi nell'attrarre e trattenere studenti internazionali?
In Italia solo il 5% degli studenti universitari è internazionale, meno della metà della media OCSE (12%), e la percentuale di stranieri che rimane a lavorare dopo la laurea è molto bassa (11,7% contro il 28% UE).
Quali sono i principali motivi per cui l'Italia fatica a trattenere i laureati stranieri?
I principali ostacoli sono salari di ingresso più bassi rispetto a Paesi come Germania e Francia, un alto tasso di disoccupazione giovanile e procedure lente per il riconoscimento dei titoli e per i permessi di soggiorno post-laurea.
In quali settori i laureati stranieri sono particolarmente rilevanti nei Paesi ospitanti?
I laureati stranieri sono fondamentali in settori come Medicina e Sanità (48%), Ingegneria e Tecnologia (59%) e Informatica (56%), specialmente nei Paesi anglofoni.
Come si distribuiscono gli studenti internazionali dopo la laurea?
Il 41% degli studenti internazionali resta a lavorare nel Paese di studio (stayers), il 35% torna nel Paese d'origine (homecomers) e il 24% si trasferisce in un terzo Paese (nomads).
Quali misure potrebbero aiutare l'Italia a trattenere più laureati stranieri?
Secondo il report, sarebbe utile migliorare i permessi di soggiorno post-laurea, aumentare i salari di ingresso e velocizzare il riconoscimento dei titoli di studio, oltre a mantenere competitivi i costi di iscrizione.