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Pulcini e la 'fine della realtà', i numeri che pesano sulla scuola
Editoriali

Pulcini e la 'fine della realtà', i numeri che pesano sulla scuola

Il saggio Pulcini denuncia la fine della realtà. I dati OCSE PISA 2022 e Censis 2025 raccontano quanto la scuola italiana sia esposta.

"La fine della realtà, il lato oscuro dell'informazione digitale" è il saggio del giornalista Rai Enrico Pulcini uscito a ottobre 2026 per Logout (230 pagine, 16 euro), frutto di cinque anni di ricerca sul "caos informativo" generato da smartphone e intelligenza artificiale. Nel libro Pulcini cita anche il presunto calo di materia bianca cerebrale legato all'uso intensivo del telefono e invita a recuperare facoltà umane come intuizione e coscienza critica.

I numeri che il saggio non cita

In Italia solo il 5% dei quindicenni raggiunge il Livello 5 in lettura nell'indagine OCSE PISA 2022, contro una media OCSE del 7%. È proprio quel livello, come ricorda il quadro di riferimento internazionale, che permette agli studenti di distinguere fatti e opinioni sulla base di indizi impliciti sul contenuto o sulla fonte di un testo. Senza quella competenza il "caos informativo" descritto da Pulcini diventa prima di tutto un problema di difesa individuale, non solo di regolamentazione delle piattaforme. Dettagli nel Rapporto nazionale OCSE PISA 2022 - INVALSI.

Il quadro sull'esposizione completa i numeri. Il Censis, nel 59° Rapporto 2025, registra che il 64,5% degli adolescenti di 16-17 anni passa oltre quattro ore al giorno con lo smartphone per usi non lavorativi, mentre il 71% dello stesso gruppo si dichiara molto o abbastanza dipendente dalle tecnologie digitali. Più tempo online, meno strumenti per filtrare quello che si incontra: un combinato che amplifica l'infodemia molto prima che un ragazzo possa leggere un saggio su cosa gli sta succedendo. Il divario tra Italia e OCSE sul Livello 5 non è un decimale, ma due punti percentuali in meno su una platea di oltre mezzo milione di quindicenni: significa decine di migliaia di studenti in meno, ogni anno, in grado di leggere un articolo complesso e capire chi lo firma, da quale fonte proviene e con quale intento è stato scritto.

Deepfake e fiducia che crolla

Il contesto peggiora rapidamente. Sempre nel 59° Rapporto Censis 2025, capitolo Comunicazione e media, il 60,5% degli italiani dichiara di aver visto almeno un deepfake e il 44,9% afferma di fidarsi meno dei contenuti online dopo l'esperienza. L'esposizione precoce agli strumenti generativi rende urgente portare l'alfabetizzazione mediale nelle classi, non come corso una tantum di cybersicurezza ma come lavoro quotidiano su testi, fonti e verifica. Chi insegna italiano, storia o scienze si ritrova compiti già virati verso un territorio nuovo: distinguere un'immagine autentica da una generata, un articolo giornalistico da un prodotto sintetico, una citazione da un'invenzione plausibile.

L'istruzione resta la prima difesa collettiva: anche sul piano economico un titolo di studio alza le opportunità e abbassa i rischi, come mostrano i dati ISTAT più recenti sul rapporto fra diploma e rischio di povertà. Pensare che bastino un paio di ore di educazione civica digitale all'anno per contrastare quattro ore quotidiane di smartphone significa partire perdenti, soprattutto nei territori dove la quota di studenti sotto il livello minimo di lettura è più alta.

Cosa serve alla scuola italiana

Il Ministero dell'Istruzione ha inserito l'educazione civica digitale nei curricoli, ma gli strumenti di valutazione non misurano ancora la capacità reale degli studenti di riconoscere contenuti sintetici o di separare fatti e opinioni. Finché resterà così, i saggi come quello di Pulcini saranno letture per adulti già informati, mentre i ragazzi affronteranno smartphone e IA senza gli anticorpi che OCSE e Censis sintetizzano in numeri secchi. Servirebbe un intervento duplice: formazione dei docenti sui modelli generativi (prompting, verifica delle fonti, bias dei sistemi) e prove nazionali che misurino la media literacy accanto alle competenze linguistiche tradizionali. Anche una semplice voce aggiuntiva nelle prove INVALSI sulla valutazione delle fonti varrebbe più di molte circolari.

Il saggio è in libreria a 16 euro: utile per docenti e famiglie che vogliono farsi un'idea aggiornata, meno risolutivo finché il programma scolastico misurerà poco o nulla di quello che l'infodemia chiede ogni giorno agli studenti.

Domande frequenti

Qual è il principale problema evidenziato dal saggio di Enrico Pulcini riguardo l'informazione digitale?

Il saggio evidenzia il 'caos informativo' generato da smartphone e intelligenza artificiale, che mette in crisi la capacità degli individui di distinguere fatti e opinioni e di sviluppare senso critico.

Quali sono i dati più preoccupanti relativi agli studenti italiani secondo l'indagine OCSE PISA 2022?

In Italia solo il 5% dei quindicenni raggiunge il Livello 5 in lettura, necessario per distinguere fatti e opinioni, rispetto a una media OCSE del 7%. Questo si traduce in decine di migliaia di studenti ogni anno che non possiedono adeguate competenze critiche nella lettura.

Quanto tempo trascorrono online gli adolescenti italiani e quali sono le conseguenze?

Secondo il Rapporto Censis, il 64,5% degli adolescenti di 16-17 anni passa oltre quattro ore al giorno sullo smartphone per usi non lavorativi, mentre il 71% si sente dipendente dalle tecnologie digitali, amplificando così il rischio di esposizione a informazioni non verificate.

Perché l'alfabetizzazione mediale è considerata urgente nelle scuole italiane?

L'esposizione precoce ai deepfake e ai contenuti generati dall'IA rende fondamentale introdurre l'alfabetizzazione mediale come pratica quotidiana nelle scuole, per fornire agli studenti strumenti di verifica, analisi delle fonti e riconoscimento di contenuti sintetici.

Cosa manca attualmente nella valutazione delle competenze digitali degli studenti italiani?

Nonostante l'inserimento dell'educazione civica digitale nei curricoli, gli strumenti di valutazione non misurano ancora la reale capacità degli studenti di distinguere contenuti autentici da quelli sintetici o di separare fatti e opinioni.

Quali interventi sono suggeriti per rafforzare la difesa contro l'infodemia nelle scuole?

Si suggerisce una duplice azione: formazione dei docenti sui modelli generativi e sulle tecniche di verifica delle fonti e l'introduzione di prove nazionali che valutino la media literacy, integrandola con le competenze linguistiche nelle prove INVALSI.

Pubblicato il: 16 ottobre 2026 alle ore 15:16

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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