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Cnel: iscritti universitari al massimo storico, 2,05 milioni
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Cnel: iscritti universitari al massimo storico, 2,05 milioni

Relazione Cnel 2026: iscrizioni cresciute del 16,9% in sei anni nonostante il calo demografico. Resta il divario con l'Ocse sui laureati 25-34 anni.

Il sistema universitario italiano ha toccato il massimo storico di iscritti nell'anno accademico 2024/2025: 2,05 milioni di iscritti nelle università italiane, con un incremento del 16,9% rispetto al 2018/2019. Il dato arriva dalla Relazione del Cnel sui servizi pubblici 2026, presentata il 14 ottobre a Roma: la crescita si registra nonostante il calo demografico ed è accompagnata da un aumento costante dei laureati e da una propensione dei giovani a proseguire gli studi mai così alta, con il tasso di passaggio dalla scuola secondaria superiore all'ateneo che tocca il 64,8%.

Lauree triennali in testa, pesano gli atenei telematici

I diplomi di laurea sono passati da 327mila nel 2018 a circa 414mila nel 2024, con una lieve flessione soltanto nel 2022. Prevalgono le lauree triennali, che rappresentano il 56,2% dei titoli conseguiti, seguite dalle magistrali (34,5%) e dai corsi a ciclo unico (9,3%). Il dato riflette una platea sempre più ampia nei primi cicli, mentre i percorsi lunghi restano una quota minoritaria.

Sul fronte delle aree disciplinari, il 36,3% dei titoli ricade nell'ambito economico-giuridico-sociale, davanti alle discipline STEM (25,6%), all'area artistico-letteraria e dell'educazione (20,8%) e a quella sanitaria e agro-veterinaria (17,3%). Il Cnel segnala inoltre una progressiva diversificazione dell'offerta, con la crescita dei percorsi post lauream, master e specializzazioni; gli atenei telematici pesano per circa il 18% dei laureati prodotti e per quote crescenti dei nuovi iscritti.

Più fondi e organici, ma il gap Ocse resta

Tra il 2018 e il 2025 il Fondo di finanziamento ordinario delle università statali è passato da 7,34 a circa 9,4 miliardi di euro, con un incremento nominale del 27,6% e del 7,3% in termini reali. Una quota crescente delle risorse è stata indirizzata ai piani straordinari di reclutamento, saliti da circa 479 milioni di euro a oltre 1,7 miliardi, segno di una scommessa sul rinnovo degli organici.

Nello stesso periodo i docenti universitari sono cresciuti di oltre il 20% e i dottorandi sono passati da 29mila a oltre 45mila unità. Sul fronte delle infrastrutture, il Fondo per l'edilizia universitaria mobilita oltre 1,4 miliardi nel periodo 2021-2035, destinati a interventi negli atenei.

I numeri in espansione non colmano però la distanza storica con l'area Ocse. La quota di laureati tra i 25 e i 34 anni si ferma al 31,6%, contro una media del 44,1%, e solo il 56% degli iscritti consegue il titolo entro sei anni, a fronte del 70% registrato altrove. Il Cnel rileva anche differenze territoriali nell'accesso all'istruzione terziaria e un collegamento ancora debole tra formazione e lavoro, con tassi di occupazione dei laureati sotto gli standard europei.

La Relazione Cnel sui servizi pubblici 2026 è pubblicata sul sito del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro. Il recupero del divario sui laureati 25-34 anni resta il banco di prova dei prossimi anni, soprattutto per il collegamento con il mercato del lavoro.

Domande frequenti

Qual è il numero attuale di iscritti alle università italiane?

Nell'anno accademico 2024/2025 gli iscritti alle università italiane hanno raggiunto il massimo storico di 2,05 milioni.

Quali sono i principali tipi di lauree conseguite in Italia?

Le lauree triennali rappresentano il 56,2% dei titoli conseguiti, seguite dalle magistrali (34,5%) e dai corsi a ciclo unico (9,3%).

Che ruolo hanno gli atenei telematici nel sistema universitario italiano?

Gli atenei telematici producono circa il 18% dei laureati e registrano quote crescenti tra i nuovi iscritti, contribuendo alla diversificazione dell'offerta formativa.

Come sono cambiati i finanziamenti e il personale delle università negli ultimi anni?

Dal 2018 al 2025 il Fondo di finanziamento ordinario è salito da 7,34 a circa 9,4 miliardi di euro, mentre i docenti universitari sono cresciuti di oltre il 20% e i dottorandi da 29mila a oltre 45mila.

L'Italia ha colmato il divario con gli altri Paesi Ocse in termini di laureati?

Nonostante la crescita, la quota di laureati tra i 25 e i 34 anni in Italia è al 31,6%, ben al di sotto della media Ocse del 44,1%, e solo il 56% degli iscritti consegue il titolo entro sei anni.

Quali sono le principali aree disciplinari dei titoli di laurea italiani?

Il 36,3% dei titoli è nell'ambito economico-giuridico-sociale, seguito dalle discipline STEM (25,6%), dall'area artistico-letteraria ed educativa (20,8%) e da quella sanitaria e agro-veterinaria (17,3%).

Pubblicato il: 31 ottobre 2026 alle ore 16:02

Natale Labia

Articolo creato da

Natale Labia

Giornalista Professionista Giornalista con oltre 30 anni di esperienza, laureato in scienze politiche e relazioni internazionali all’Università La Sapienza di Roma, collaboro a contratto con L’Edicola e Il Mattino di Puglia e Basilicata dove mi occupo di politica e di economia. Per Edunews24 curo l’informazione politica relativa ai temi dell’Istruzione. In particolare, scrivendo delle attività istituzionali con un focus sia sulle iniziative e sui programmi dei Ministeri dell’Istruzione e del Merito, dell’Università e della Ricerca e della Cultura che su quelle delle commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Inoltre, sono amministratore unico di Italialab srl con cui curo uffici stampa pubblici e privati e sviluppo programmi di valorizzazione culturale e di promozione territoriale. In passato ho collaborato con testate nazionali e regionali, in particolare pugliesi, e ho scritto i volumi Il sindaco di Tutti, edito da Il Castello editore e Dal Rosso al Nero. Ho partecipato al volume collettivo edito dalla Fondazione Tatarella e da Giubilei Regnani editore sui trent’anni dalla fondazione di Alleanza nazionale. Per tre legislature sono stato collaboratore parlamentare occupandomi di legge di bilancio e di politiche agroalimentari con particolare riferimento all’export del Made in Italy e al contrasto dell’Italian sounding, collaborando con le Camera di commercio italiane all’estero. Appassionato di storia, di sociologia e di costume, spesso racconto all’interno delle collaborazioni giornalistiche i cambiamenti della società italiana e internazionale attraverso gli usi, le abitudini e i protagonisti che hanno accompagnato negli anni lo sviluppo e la crescita sociale e culturale. Pugliese di nascita, vivo a Roma o in un ipotetico altrove.

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