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Studente autistico rifiutato da quattro scuole superiori a Roma: "Mio figlio ha diritto a studiare"
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Studente autistico rifiutato da quattro scuole superiori a Roma: "Mio figlio ha diritto a studiare"

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A Montesacro una madre denuncia il muro di "no" ricevuti per iscrivere il figlio quattordicenne alle superiori. Istituti al limite di posti per alunni con disabilità, ma la legge parla chiaro.

Quattro porte chiuse in faccia

Un istituto agrario. Un liceo artistico. Un alberghiero. E poi un quarto tentativo, ancora senza esito. Quattro scuole superiori, tutte nel quadrante nord-est di Roma, tutte con la stessa risposta: no. Il ragazzo ha quattordici anni, è autistico, e da settimane sua madre aspetta una telefonata che non arriva.

La vicenda arriva da Montesacro, quartiere della Capitale che non è periferia dimenticata ma tessuto urbano consolidato, con servizi, famiglie, scuole. Eppure per questo ragazzo, che dovrebbe semplicemente compiere il passaggio dalla scuola media alle superiori — un passaggio obbligatorio, vale la pena ricordarlo — il sistema si è inceppato.

La madre ha raccontato la sua odissea con la lucidità amara di chi ha già capito che dovrà combattere. "La scuola è un diritto e un obbligo", ha detto. Una frase che suona quasi banale, se non fosse che pronunciarla nel 2026, in una grande città europea, per chiedere qualcosa che dovrebbe essere automatico, dice molto sullo stato dell'inclusione scolastica in Italia.

Il muro dei numeri: quando il "limite" diventa esclusione

Stando a quanto emerge dalla denuncia della donna, le motivazioni addotte dai vari istituti ruotano tutte attorno allo stesso argomento: il raggiungimento del limite massimo di studenti con disabilità nelle classi. È il meccanismo previsto dal DPR 81/2009, che fissa a 20 alunni il tetto per le classi in cui è presente uno studente con disabilità certificata, con un massimo — nella prassi — di due alunni disabili per classe.

Un criterio che sulla carta tutela la qualità dell'inclusione, evitando il sovraffollamento. Ma che nella realtà, quando le risorse non seguono i numeri, si trasforma in una porta sbarrata. Se tutte le prime di un istituto hanno già raggiunto la quota, il prossimo studente con disabilità che bussa viene semplicemente respinto. E deve cercare altrove.

Il problema, va detto, non nasce oggi. La questione dei posti disponibili per alunni con certificazione si ripresenta puntualmente a ogni ciclo di iscrizioni, in un quadro dove le diagnosi di disturbi dello spettro autistico crescono — l'Istituto Superiore di Sanità stima una prevalenza di circa 1 bambino su 77 in Italia — ma le risorse dedicate non tengono il passo. Non è un caso isolato quello di Montesacro: situazioni analoghe sono state denunciate da altri genitori direttamente al Ministro Valditara, segno di un disagio diffuso che attraversa la penisola.

Particolarmente sgradevole, nel racconto della madre, un dettaglio che riguarda il liceo artistico contattato: il personale sarebbe stato apertamente scortese. Un comportamento che, se confermato, aggiunge al danno burocratico un'offesa umana difficile da accettare.

"Non capisce cos'è la morte, ma sente la mancanza del padre"

Dietro le carte, i protocolli, i numeri di telefono chiamati senza risposta, c'è un ragazzino di quattordici anni. La madre lo descrive con parole che restituiscono tutta la complessità della sua condizione: non comprende il concetto di morte, eppure sente profondamente la mancanza del padre. Una frase che da sola basterebbe a smontare ogni stereotipo sull'autismo come assenza di emozioni.

Questo ragazzo ha bisogno di una scuola. Non di una scuola qualunque, ma di un ambiente che lo accolga, con insegnanti di sostegno adeguatamente formati, compagni di classe, routine, stimoli. La scuola superiore per uno studente con autismo non è un parcheggio: è il luogo dove si costruiscono autonomie, competenze relazionali, un'identità. Negarglielo non significa solo violare un diritto. Significa compromettere un percorso di vita.

Un diritto che non ammette deroghe

Il quadro normativo italiano, su questo punto, è tra i più avanzati d'Europa. La Legge 104 del 1992 sancisce il diritto all'istruzione e all'integrazione scolastica delle persone con disabilità. La Costituzione, agli articoli 3 e 34, garantisce il diritto allo studio senza distinzioni. Il D.Lgs. 66/2017 ha ulteriormente rafforzato il principio dell'inclusione, ridefinendo il ruolo del PEI (Piano Educativo Individualizzato) e le responsabilità degli istituti.

Nessuna scuola pubblica può, in linea di principio, rifiutare l'iscrizione di uno studente con disabilità. Quando le classi raggiungono il limite, è compito dell'Ufficio Scolastico Regionale intervenire per trovare una collocazione, eventualmente autorizzando deroghe o redistribuendo gli alunni. Il rifiuto non può — non dovrebbe — ricadere sulle spalle di una famiglia.

La giurisprudenza recente conferma questa direzione. Come sottolineato dalla sentenza del Consiglio di Stato sul diritto agli strumenti compensativi per gli studenti con difficoltà, i tribunali amministrativi hanno più volte ribadito che l'amministrazione scolastica ha l'obbligo di garantire le condizioni per l'effettivo esercizio del diritto allo studio degli alunni disabili, anche quando ciò richiede interventi straordinari.

Cosa può fare una famiglia davanti al rifiuto

Per le famiglie che si trovano nella stessa situazione, le strade percorribili sono diverse ma nessuna è semplice:

  • Rivolgersi all'Ufficio Scolastico Provinciale o Regionale (in questo caso l'USR del Lazio), segnalando formalmente il mancato accoglimento dell'iscrizione e chiedendo l'intervento per l'assegnazione a un istituto.
  • Contattare il Garante regionale per l'infanzia, che può attivare una mediazione istituzionale.
  • Presentare un ricorso al TAR, chiedendo in via d'urgenza l'iscrizione. I precedenti giurisprudenziali sono favorevoli: i giudici amministrativi hanno costantemente tutelato il diritto all'iscrizione degli studenti con disabilità.
  • Coinvolgere associazioni di tutela come ANGSA (Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo) o FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), che offrono supporto legale e possono amplificare la denuncia.

Ma il punto, ed è un punto politico prima che giuridico, è che una madre non dovrebbe trovarsi a dover combattere per qualcosa che la legge già le riconosce. Il fatto che nel 2026 si debba ancora parlare di discriminazione scolastica verso studenti con disabilità — perché di questo si tratta, al netto delle giustificazioni burocratiche — segnala un cortocircuito tra la norma e la sua applicazione.

A Montesacro, intanto, il telefono di quella madre resta acceso. In attesa di una chiamata che restituisca a suo figlio quello che gli spetta: un banco, una classe, un futuro.

Pubblicato il: 12 marzo 2026 alle ore 14:29

Domande frequenti

Perché le scuole superiori possono rifiutare l'iscrizione di uno studente con disabilità?

Secondo il DPR 81/2009, nelle classi con studenti con disabilità certificata esistono limiti numerici per garantire la qualità dell'inclusione. Se tutte le classi hanno già raggiunto il numero massimo previsto, gli istituti spesso rifiutano nuove iscrizioni.

Quali sono i diritti degli studenti con disabilità in merito all'iscrizione scolastica?

La Legge 104/1992 e la Costituzione italiana garantiscono il diritto all'istruzione e all'inclusione scolastica per tutti gli alunni con disabilità. Nessuna scuola pubblica può rifiutare l'iscrizione, e spetta agli uffici scolastici trovare una soluzione in caso di classi complete.

Cosa può fare una famiglia se la scuola rifiuta l'iscrizione di un figlio con disabilità?

Le famiglie possono rivolgersi all'Ufficio Scolastico Regionale, al Garante per l'infanzia, presentare ricorso al TAR o chiedere supporto alle associazioni di tutela. Questi strumenti permettono di difendere efficacemente il diritto allo studio.

Quali sono le principali difficoltà che incontrano gli studenti autistici nel passaggio alle scuole superiori?

Oltre ai limiti numerici e alle questioni burocratiche, spesso mancano risorse adeguate e personale formato. Questi fattori rischiano di compromettere non solo l'accesso ma anche la qualità del percorso educativo e di inclusione.

Come si concilia la normativa sull'inclusione con la pratica quotidiana nelle scuole?

Sebbene la normativa italiana sia tra le più avanzate, la sua applicazione presenta spesso criticità legate a risorse insufficienti e rigidità organizzative. Questo genera situazioni di esclusione e obbliga le famiglie a intraprendere percorsi complessi per far valere diritti già riconosciuti dalla legge.

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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