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Piano triennale della ricerca: 1,2 miliardi e bandi dal 30 aprile
Editoriali

Piano triennale della ricerca: 1,2 miliardi e bandi dal 30 aprile

Disponibile in formato audio

Il senatore Occhiuto sul Piano triennale ricerca 2026-28: 409 milioni nel 2026, 1,2 miliardi totali, bandi competitivi entro il 30 aprile ogni anno.

Il senatore di Forza Italia Mario Occhiuto è intervenuto in aula il 30 aprile durante il Question Time al ministro dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini per illustrare i contenuti e i numeri del Piano triennale della ricerca 2026-28. Il Piano stanzia circa 409 milioni di euro già nel corso del 2026, con una dotazione complessiva di 1,2 miliardi di euro nel triennio 2026-2028, destinata a bandi competitivi e strumenti di supporto per università ed enti pubblici di ricerca presenti sul territorio nazionale.

I numeri del Piano triennale 2026-28

Secondo le parole del senatore, il Piano introduce per la prima volta un ordine razionale alla programmazione del settore, fissando il quadro finanziario, gli strumenti disponibili e i tempi delle opportunità di finanziamento. Per le università e gli enti pubblici di ricerca, la programmazione diventa stabile e pluriennale: non più rincorse a finanziamenti di breve periodo, ma un orizzonte certo su cui pianificare assunzioni, laboratori e progetti di lungo respiro. Il Piano introduce indicatori di monitoraggio e di valutazione dell'impatto, pensati per rendere più trasparente e verificabile l'utilizzo delle risorse pubbliche. Ogni anno, entro il 30 aprile, devono essere adottati i bandi competitivi previsti dal Piano: una scadenza fissa che obbliga l'amministrazione a rispettare i tempi e consente agli atenei di calibrare in anticipo le proprie candidature.

Le dichiarazioni di Occhiuto in aula

La dichiarazione di Occhiuto si è concentrata in particolare sul rispetto della scadenza del 30 aprile 2026. «Oggi il governo si presenta in aula con i bandi pubblicati. È la dimostrazione che quando la politica sposa la programmazione, la burocrazia smette di essere un ostacolo e diventa un volano», ha affermato il senatore. Occhiuto ha poi tracciato un bilancio del cambio di approccio nella politica della ricerca, illustrando il passaggio da una gestione emergenziale a una visione strategica di lungo periodo. «L'Italia è tornata non solo a fare ricerca, ma a guidarla a livello globale», ha proseguito il senatore. «Aver trasformato la ricerca da gestione dell'emergenza ad asset strategico per la crescita è il miglior servizio che potevamo rendere al Paese», ha concluso Occhiuto nel suo intervento al Question Time con il ministro Bernini.

Con 1,2 miliardi di euro da distribuire nei prossimi tre anni attraverso bandi competitivi, il Piano triennale della ricerca 2026-28 segna un cambio di metodo rispetto alla prassi precedente. Le università e gli enti di ricerca dispongono ora di un quadro finanziario e di un calendario di bandi con scadenze certe per programmare le proprie attività fino al 2028. La prima scadenza del 30 aprile, rispettata dal governo nella giornata di oggi con la pubblicazione dei bandi competitivi previsti per il 2026, costituisce il primo riscontro operativo del sistema di programmazione introdotto dal Piano triennale.

Pubblicato il: 30 aprile 2026 alle ore 22:36

Domande frequenti

Qual è la dotazione finanziaria prevista dal Piano triennale della ricerca 2026-28?

Il Piano triennale della ricerca 2026-28 prevede una dotazione complessiva di 1,2 miliardi di euro, con circa 409 milioni di euro già stanziati per il 2026.

A chi sono destinati i fondi del Piano triennale della ricerca?

I fondi sono destinati a università ed enti pubblici di ricerca presenti sul territorio nazionale, attraverso bandi competitivi e strumenti di supporto.

Quali sono le principali novità introdotte dal Piano triennale rispetto al passato?

La principale novità è l'introduzione di una programmazione stabile e pluriennale, che consente una pianificazione di lungo periodo, oltre all'adozione di indicatori di monitoraggio e valutazione dell'impatto delle risorse.

Quando vengono pubblicati i bandi competitivi previsti dal Piano?

I bandi competitivi devono essere adottati ogni anno entro il 30 aprile, garantendo scadenze fisse e prevedibili per le istituzioni che intendono partecipare.

Qual è l'obiettivo strategico del Piano triennale della ricerca?

L'obiettivo è trasformare la ricerca in un asset strategico per la crescita del Paese, passando da una gestione emergenziale a una visione di lungo periodo e rafforzando la posizione dell'Italia nella ricerca a livello globale.

Natale Labia

Articolo creato da

Natale Labia

Giornalista Professionista Giornalista con oltre 30 anni di esperienza, laureato in scienze politiche e relazioni internazionali all’Università La Sapienza di Roma, collaboro a contratto con L’Edicola e Il Mattino di Puglia e Basilicata dove mi occupo di politica e di economia. Per Edunews24 curo l’informazione politica relativa ai temi dell’Istruzione. In particolare, scrivendo delle attività istituzionali con un focus sia sulle iniziative e sui programmi dei Ministeri dell’Istruzione e del Merito, dell’Università e della Ricerca e della Cultura che su quelle delle commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Inoltre, sono amministratore unico di Italialab srl con cui curo uffici stampa pubblici e privati e sviluppo programmi di valorizzazione culturale e di promozione territoriale. In passato ho collaborato con testate nazionali e regionali, in particolare pugliesi, e ho scritto i volumi Il sindaco di Tutti, edito da Il Castello editore e Dal Rosso al Nero. Ho partecipato al volume collettivo edito dalla Fondazione Tatarella e da Giubilei Regnani editore sui trent’anni dalla fondazione di Alleanza nazionale. Per tre legislature sono stato collaboratore parlamentare occupandomi di legge di bilancio e di politiche agroalimentari con particolare riferimento all’export del Made in Italy e al contrasto dell’Italian sounding, collaborando con le Camera di commercio italiane all’estero. Appassionato di storia, di sociologia e di costume, spesso racconto all’interno delle collaborazioni giornalistiche i cambiamenti della società italiana e internazionale attraverso gli usi, le abitudini e i protagonisti che hanno accompagnato negli anni lo sviluppo e la crescita sociale e culturale. Pugliese di nascita, vivo a Roma o in un ipotetico altrove.

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