Il Consiglio superiore della pubblica istruzione ha approvato il 14 luglio 2026 il parere sullo schema di regolamento delle nuove Indicazioni nazionali per i licei con 22 voti favorevoli e 12 contrari. La firma del ministro Giuseppe Valditara arriva mentre il liceo classico, il ramo che la riforma vuole rilanciare con Omero, la Bibbia e la centralità del canone occidentale, raccoglie appena il 5,37% delle iscrizioni per il 2025-2026.
Un ok con 12 no e una partenza rinviata al 2027-2028
Il parere del CSPI arriva dopo oltre un anno di lavori della Commissione presieduta da Loredana Perla e chiude una fase di consultazione con scuole, associazioni disciplinari e consulte studentesche. Sui 34 votanti, 12 hanno espresso voto contrario: un terzo del consiglio. La delegazione della FLC CGIL ha motivato il no denunciando una didattica "prevalentemente trasmissiva" e una "declinazione del merito" che alimenta logiche competitive.
L'entrata in vigore sarà scaglionata: dal settembre 2027 solo le classi prime dei licei adotteranno le nuove Indicazioni, mentre le altre proseguiranno con i programmi in uso fino a esaurimento. Anche il sindacalismo autonomo si spacca: il commento del segretario Ugl Cuzzupi sul valore qualitativo della riforma segnala un giudizio più conciliante rispetto alle critiche di piazza.
Il canone occidentale rilanciato mentre il classico si svuota
La riforma punta sull'obbligo di leggere l'Odissea, alcuni brani della Bibbia e la Divina Commedia estesa anche al quinto anno. Manzoni torna al secondo anno dopo la marcia indietro sulla bozza di aprile. Il quadro concreto delle iscrizioni, però, mostra un problema che nessuna revisione dei programmi affronta direttamente: il pubblico del classico continua ad assottigliarsi.
I dati ufficiali del ministero dell'Istruzione sulle iscrizioni 2025-2026 indicano il liceo classico al 5,37%, in linea con il 5,34% dell'anno precedente ma nettamente sotto il 6,2% del 2022-2023. In quattro anni gli iscritti in prima al classico sono passati da 34.522 a 27.337 unità, con un saldo di meno 7.185 studenti. Il calo tocca soprattutto il Nord: in Piemonte la quota è scesa dal 4,1% al 3,83%, in Veneto dal 3,5% al 3,08%, in Lombardia dal 3,7% al 3,39%.
L'operazione culturale del ministero si innesta quindi su un indirizzo che negli ultimi tre anni ha perso circa un ottavo della propria attrattività relativa. Rimane da capire se il ritorno programmatico ai grandi testi e la nuova centralità dell'Occidente basteranno a riportare gli iscritti verso il ramo umanistico o se, come sostengono i sindacati, produrranno solo una selezione più severa dei rimasti.
L'incognita per docenti e libri di testo
Le Indicazioni chiedono ai docenti "una rigorosa preparazione scientifica e culturale" e ribadiscono che l'insegnante "non si aggiorna, ma studia". Il riferimento operativo è il Piano nazionale di formazione previsto dall'articolo 1, comma 124 della Legge 13 luglio 2015 n. 107 su Normattiva, che rende la formazione obbligatoria, permanente e strutturale. La prossima edizione del piano dovrà recepire i nuovi programmi entro l'avvio del 2027-2028.
Sul versante digitale il nodo è l'intelligenza artificiale, che al quinto anno si collegherà alla matematica ed entrerà come materia e come strumento. Il quadro di riferimento europeo resta però esterno alle Indicazioni: la svolta operativa sull'IA passa dal DigComp 3.0, che definisce le competenze digitali attese. Anche il capitolo storia va letto insieme all'altro binario aperto dal ministero: le nuove Indicazioni di storia dal 2026-2027 e il boom di laureati modificano già dal prossimo settembre l'impianto trasversale.
Sul fronte editoriale i tempi sono strettissimi. L'Associazione Italiana Editori aveva posto come condizione la disponibilità del testo definitivo entro la seconda metà di giugno, requisito formalmente rispettato. Ma tra il decreto ministeriale, l'aggiornamento dei manuali e la distribuzione alle scuole restano poco più di dodici mesi.
Il calendario è tracciato: entro l'estate 2027 dirigenti e docenti dei licei dovranno scegliere i manuali conformi alle nuove Indicazioni e riscrivere le progettazioni delle classi prime.
Domande frequenti
Quando entreranno in vigore le nuove Indicazioni nazionali per i licei?
Le nuove Indicazioni nazionali entreranno in vigore a partire da settembre 2027, inizialmente solo per le classi prime dei licei. Le altre classi continueranno con i programmi attuali fino a conclusione del ciclo.
Quali sono le principali novità introdotte dalla riforma per il liceo classico?
La riforma prevede l'obbligo di leggere l'Odissea, alcuni brani della Bibbia e l'estensione della Divina Commedia anche al quinto anno, oltre al ritorno di Manzoni al secondo anno. Si punta a rilanciare il canone occidentale e la centralità dei grandi testi.
Quali sono state le principali critiche espresse nei confronti della riforma?
Le critiche principali riguardano una didattica considerata troppo trasmissiva e una declinazione del merito che rischia di alimentare logiche competitive. I sindacati temono che la riforma possa produrre una selezione più severa degli studenti senza invertire il calo delle iscrizioni.
Come cambierà la formazione dei docenti con le nuove Indicazioni?
Le nuove Indicazioni richiedono ai docenti una rigorosa preparazione scientifica e culturale e fanno riferimento al Piano nazionale di formazione, che rende la formazione obbligatoria, permanente e strutturale. La prossima edizione del piano dovrà recepire i nuovi programmi entro il 2027-2028.
Quali saranno le conseguenze per i libri di testo nelle scuole?
I tempi per l'aggiornamento dei libri di testo sono molto stretti: i manuali dovranno essere conformi alle nuove Indicazioni e distribuiti alle scuole entro l'estate 2027. Dirigenti e docenti dovranno scegliere i nuovi libri e riscrivere le progettazioni didattiche delle classi prime.
Come viene affrontato il tema delle competenze digitali e dell'intelligenza artificiale nella riforma?
L'intelligenza artificiale sarà collegata alla matematica nel quinto anno e introdotta come materia e strumento didattico. Tuttavia, il quadro di riferimento europeo sulle competenze digitali, il DigComp 3.0, rimane esterno alle Indicazioni nazionali.