Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiesto che il piano di edilizia scolastica dedicato all'ammodernamento e alla messa in sicurezza prosegua oltre il Piano nazionale di ripresa e resilienza. L'intervento è arrivato il 19 ottobre a Imperia, davanti ai presidenti di Provincia e ai sindaci riuniti per l'inaugurazione della 39esima Assemblea nazionale dell'Upi, l'Unione delle Province d'Italia. Nel suo saluto il capo dello Stato ha riconosciuto il contributo che le Province hanno dato all'attuazione del Pnrr e ha legato esplicitamente la continuità del piano alla loro funzione istituzionale, in un passaggio accolto con applausi dalla platea degli amministratori provinciali intervenuti.
Il valore dei cantieri Pnrr riconosciuto dal Colle
Mattarella ha definito «di grande valore per il Paese» gli interventi di edilizia scolastica finanziati dal Piano, pensati per migliorare i luoghi della formazione dei bambini e dei ragazzi e per rendere sicure le strutture a loro dedicate. Il presidente ha ricordato che le Province sono stazioni appaltanti di una quota rilevante dei cantieri sugli istituti superiori, un ruolo spesso meno visibile rispetto a quello dei sindaci sulle scuole del primo ciclo. Negli ultimi mesi il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha certificato il raggiungimento dei target Pnrr sui cantieri scolastici grazie al lavoro congiunto di amministratori provinciali, sindaci e uffici tecnici. Il percorso non è ancora chiuso: diversi interventi restano in corso, la rendicontazione delle opere continua a pesare sui bilanci degli enti locali e molte stazioni appaltanti chiedono tempo aggiuntivo per completare collaudi e certificazioni.
Perché il piano deve proseguire oltre il 2026
La richiesta di continuità arriva in un quadro ancora segnato da forti criticità strutturali che riguardano l'intero patrimonio degli enti locali. Il monitoraggio sulla sicurezza degli edifici scolastici fotografa un patrimonio in cui circa la metà delle aule non ha i certificati di agibilità o di prevenzione incendi, con differenze marcate fra Nord e Sud e situazioni di emergenza già note in alcune Regioni. Le risorse del Pnrr dedicate alle nuove scuole, alle mense e alle palestre si esauriranno con la chiusura del Piano, mentre resta ampio il fabbisogno rilevato dalle anagrafi regionali dell'edilizia scolastica. Senza un canale di finanziamento ordinario, molti interventi già programmati rischiano di non partire o di scaricare sui bilanci provinciali costi che gli enti non riescono a sostenere con la sola fiscalità locale.
Sul fronte normativo il governo ha appena introdotto una stretta sui tempi di spesa: il decreto legge 184/2026 fissa in 24 mesi la scadenza per i Comuni che vogliono conservare i fondi scuola, pena la revoca delle risorse non impegnate. La proposta di Mattarella di un piano strutturale post-Pnrr apre così il confronto fra Palazzo Chigi, Province e Comuni su come assicurare la copertura finanziaria dei prossimi interventi di messa in sicurezza, oltre la finestra temporale dei fondi europei che si chiuderà con la rendicontazione finale prevista nel 2026.
Domande frequenti
Perché Mattarella ritiene necessario proseguire la messa in sicurezza delle scuole oltre il Pnrr?
Mattarella sottolinea che molte scuole presentano ancora criticità strutturali e che circa la metà delle aule non possiede i certificati di agibilità o prevenzione incendi. Pertanto, è necessario continuare gli interventi anche dopo la fine dei finanziamenti Pnrr per garantire la sicurezza e la qualità degli edifici scolastici.
Qual è stato il ruolo delle Province nell'attuazione degli interventi Pnrr per l'edilizia scolastica?
Le Province hanno avuto un ruolo centrale come stazioni appaltanti per i cantieri negli istituti superiori, contribuendo in modo determinante al raggiungimento dei target Pnrr. Il loro contributo, spesso meno visibile rispetto ai sindaci per le scuole del primo ciclo, è stato riconosciuto come fondamentale dal presidente Mattarella.
Cosa succederà agli interventi già programmati dopo la chiusura del Pnrr nel 2026?
Senza un nuovo canale di finanziamento ordinario, molti interventi rischiano di non essere avviati o di gravare sui bilanci delle Province, che difficilmente potrebbero coprire i costi solo con la fiscalità locale. È quindi necessario trovare soluzioni strutturali per proseguire i lavori già programmati.
Quali criticità emergono dal monitoraggio sulla sicurezza degli edifici scolastici?
Il monitoraggio evidenzia che circa la metà delle aule scolastiche non dispone dei certificati di agibilità o prevenzione incendi, con forti differenze tra Nord e Sud e situazioni di emergenza in alcune regioni. Questo conferma la necessità di ulteriori interventi di messa in sicurezza.
Quali nuove disposizioni normative sono state introdotte riguardo ai finanziamenti per le scuole?
Il decreto legge 184/2026 stabilisce che i Comuni hanno 24 mesi per utilizzare i fondi destinati alle scuole, altrimenti le risorse non impegnate verranno revocate. Questa misura punta a velocizzare la spesa e l'attuazione degli interventi nelle scuole.