Almeno 50 scuole italiane, da Nord a Sud, hanno ricevuto nelle prime ore del 19 ottobre una mail con un mittente apparentemente riconducibile al ministero dell'Istruzione dell'Arabia Saudita. Nel testo veniva annunciata la presenza di un ordigno esplosivo all'interno degli edifici e la pianificazione di una serie di attacchi sul territorio nazionale. I controlli delle forze dell'ordine, scattati immediatamente negli istituti indicati, hanno dato esito negativo in tutti i casi finora verificati, senza alcun ritrovamento di materiale esplosivo o oggetto sospetto.
L'oggetto del messaggio è «La morte è vicina». Il testo annuncia il collocamento di un ordigno al nitrato d'ammonio, l'esplosivo noto come ANFO, e preannuncia una serie di attacchi terroristici pianificati sul territorio nazionale. La chiusura della mail contiene riferimenti religiosi e un attacco esplicito alle istituzioni italiane, con l'affermazione che il governo italiano cederà il potere e verrà instaurata la Sharia. Il tono generale e l'invio simultaneo a decine di destinatari hanno fatto propendere subito per una provocazione seriale, non per una minaccia circostanziata su un singolo edificio.
Protocollo di sicurezza attivato in diverse regioni
Alla ricezione della mail è scattato in ogni istituto il protocollo previsto per le minacce di attentato: evacuazione degli studenti, messa in sicurezza del perimetro, intervento coordinato di polizia, carabinieri e vigili del fuoco. In diversi edifici sono state impiegate unità cinofile per l'ispezione aula per aula. Nessun ordigno né oggetto sospetto è stato rinvenuto negli istituti controllati, come riferito dalle amministrazioni locali intervenute sul posto nel corso della mattinata.
Tre scuole coinvolte in Calabria, chiusura a Cotronei
In Calabria la minaccia ha riguardato tre istituti: l'istituto Volta di Cotronei, in provincia di Crotone, l'istituto Jerace di Polistena e il comprensivo Giovanni XXIII di Villa San Giovanni, entrambi in provincia di Reggio Calabria. A Cotronei l'amministrazione comunale si è coordinata con questura, carabinieri, polizia locale e vigili del fuoco; le unità cinofile, giunte da Vibo Valentia, hanno ispezionato le aule classe per classe alla ricerca di eventuali oggetti sospetti. Il sindaco Antonio Ammirati ha disposto la chiusura della scuola fino a nuove disposizioni, che verranno adottate soltanto al termine delle verifiche delle forze dell'ordine. La giornata scolastica è quindi saltata per gli studenti dell'istituto, con le famiglie avvisate direttamente dalla dirigenza nel corso della mattinata.
Il falso allarme bomba nelle 50 scuole rientra in una casistica che le autorità italiane hanno già affrontato negli ultimi anni: minacce in serie inviate con mittenti camuffati per saturare la capacità di intervento di prefetture e forze dell'ordine. Le indagini sull'origine dei messaggi vengono di norma affidate alla Polizia postale, che risale all'indirizzo IP di partenza quando non è schermato da reti di anonimizzazione. Dirigenti scolastici, docenti e famiglie attendono ora comunicazioni ufficiali sulla ripresa dell'attività didattica negli istituti coinvolti, in particolare dove la chiusura è stata disposta per l'intera giornata.
Domande frequenti
Quali scuole sono state coinvolte nella minaccia di bomba del 19 ottobre?
Almeno 50 scuole italiane, distribuite su tutto il territorio nazionale, hanno ricevuto la minaccia tramite email, con casi specifici segnalati anche in Calabria, tra cui l'istituto Volta di Cotronei, l'istituto Jerace di Polistena e il comprensivo Giovanni XXIII di Villa San Giovanni.
Come hanno reagito le autorità e le scuole dopo aver ricevuto la minaccia?
Le scuole hanno immediatamente attivato il protocollo di sicurezza, evacuando studenti e personale, mettendo in sicurezza gli edifici e richiedendo l'intervento di polizia, carabinieri e vigili del fuoco, con ispezioni approfondite anche tramite unità cinofile.
Sono stati trovati ordigni o oggetti sospetti durante i controlli?
No, in nessuno degli istituti controllati sono stati rinvenuti ordigni esplosivi o oggetti sospetti; le verifiche hanno dato tutte esito negativo secondo quanto riferito dalle autorità.
Come viene gestita l'indagine sull'origine delle email di minaccia?
Le indagini sono affidate alla Polizia postale, che cerca di risalire all'indirizzo IP del mittente, anche se spesso questi messaggi vengono inviati tramite reti di anonimizzazione per rendere difficile l'identificazione dei responsabili.
Cosa devono aspettarsi ora studenti e famiglie delle scuole coinvolte?
Studenti, famiglie e personale scolastico sono in attesa di comunicazioni ufficiali riguardo la ripresa delle attività didattiche, soprattutto negli istituti dove la chiusura è stata disposta fino al completamento delle verifiche.
Perché si pensa che la minaccia fosse una provocazione seriale e non un pericolo reale?
Il tono del messaggio, l'invio simultaneo a molte scuole e la mancanza di ritrovamenti concreti hanno portato le autorità a considerare la minaccia come una provocazione seriale, piuttosto che un rischio specifico per un singolo istituto.