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La riforma 2026/27 elimina Sistemi e automazione dal triennio
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La riforma 2026/27 elimina Sistemi e automazione dal triennio

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Dal 2026/27 l'indirizzo meccanica perde Sistemi e automazione: la disciplina sull'automazione industriale. Scopri cosa cambia e perchè preoccupa.

A settembre 2026 gli studenti dell'indirizzo Meccanica, meccatronica ed energia inizieranno il triennio senza studiare Sistemi e automazione. La disciplina che spiega il funzionamento dei sistemi produttivi automatizzati, i controlli programmabili e l'interfaccia uomo-macchina scompare dai quadri orari della riforma degli istituti tecnici operativa dal prossimo anno scolastico.

Cosa scompare e cosa arriva nel triennio meccanica

Nel triennio del nuovo indirizzo Meccanica, meccatronica ed energia la disciplina storica Sistemi e automazione viene soppressa. Al suo posto compare Organizzazione e manutenzione dei processi e dei sistemi produttivi, descritta dai docenti del settore come il risultato di una fusione tra l'ex Disegno, progettazione e organizzazione industriale e contenuti mutuati dall'istruzione professionale.

Nel primo biennio le Tecnologie e tecniche di rappresentazione grafica perdono ore significative, mentre vengono introdotte le Scienze sperimentali come disciplina unitaria che accorpa insegnamenti precedentemente distinti. I docenti segnalano la difficoltà di insegnare adeguatamente sia meccanica che robotica nella stessa materia e di separare il disegno tecnico dallo studio degli impianti.

Per un quadro completo di tutto quello che cambia negli istituti tecnici dal 2026/27, le principali novità sulla riforma degli istituti tecnici.

Il paradosso dell'automazione assente nell'era dell'AI

Con la riforma degli istituti tecnici 2026/27, l'Italia elimina la disciplina sull'automazione industriale proprio mentre le PMI italiane accelerano l'adozione di robot collaborativi, sistemi SCADA e controllo numerico. L'Italia ha una quota di giovani tra 15 e 19 anni iscritti ai percorsi tecnici e professionali superiore alla media OCSE, eppure il tasso di disoccupazione giovanile resta strutturalmente distante da quello di paesi come la Germania, dove l'istruzione tecnica punta sull'automazione come competenza fondamentale.

Un diplomato in Meccanica che non ha seguito Sistemi e automazione avrà difficoltà con la programmazione dei controllori logici programmabili (PLC), la lettura degli schemi di automazione di processo e la manutenzione degli impianti a controllo numerico. Sono le competenze richieste nelle selezioni di molte aziende manifatturiere italiane, in particolare nel comparto metalmeccanico del Nord-Est e della Lombardia.

Le competenze che Sistemi e automazione sviluppava sono esattamente quelle che le imprese manifatturiere cercano nei diplomati degli istituti tecnici. Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione aveva già espresso preoccupazione su alcune scelte della riforma, in particolare sulla riduzione delle ore di italiano nel quinto anno. Sul fronte della governance scolastica, la proposta di includere i genitori nel CSPI nell'ambito della riforma scolastica.

I fondi PNRR e l'occasione mancata

Gli investimenti PNRR nel settore tecnico sono stati consistenti: oltre 150 milioni di euro per i PCTO STEM e multilinguismo, altri 124 milioni per i campus didattici che collegano scuole, ITS Academy e università. Risorse significative, ma destinate a percorsi progettati dalle singole scuole senza una regia coordinata con la riforma.

Ogni istituto ha investito autonomamente, senza sapere in anticipo quali competenze il nuovo quadro orario avrebbe richiesto di sviluppare. Il risultato è che parte degli investimenti PNRR potrebbe non essere allineata ai nuovi indirizzi didattici. Un laboratorio di automazione finanziato con fondi PNRR dovrebbe corrispondere a un'ora di Sistemi e automazione in curricolo, non nascere in parallelo con una riforma che elimina quella materia.

I docenti delle discipline tecniche, rimasti fuori dal processo di progettazione della riforma, chiedono di riaprire almeno le parti più controverse del quadro orario. Le riforme scolastiche degli ultimi anni toccano livelli diversi del sistema educativo: anche la valutazione nella scuola primaria ha subito cambiamenti rilevanti.

Il Ministero dell'Istruzione dovrà decidere entro settembre se procedere con l'impianto attuale o accogliere le richieste di revisione avanzate dai docenti. Per l'indirizzo Meccanica, la domanda concreta rimane aperta: un diplomato che non ha studiato Sistemi e automazione sarà davvero equipaggiato per lavorare nelle fabbriche che nel 2026 si stanno già automatizzando.

Domande frequenti

Cosa cambia nel triennio dell'indirizzo Meccanica, meccatronica ed energia con la riforma 2026/27?

La disciplina Sistemi e automazione viene eliminata dal triennio e sostituita da Organizzazione e manutenzione dei processi e dei sistemi produttivi, che unisce contenuti di disegno industriale e aspetti dell'istruzione professionale.

Quali sono le principali preoccupazioni dei docenti riguardo alla soppressione di Sistemi e automazione?

I docenti temono che la soppressione limiti la preparazione degli studenti su competenze fondamentali come la programmazione di PLC, la lettura di schemi di automazione e la manutenzione di impianti a controllo numerico, tutte richieste dal settore manifatturiero.

Qual è il paradosso evidenziato dalla riforma rispetto all'automazione e all'innovazione tecnologica?

La riforma elimina la disciplina sull'automazione proprio mentre le imprese italiane accelerano nell'adozione di tecnologie avanzate come robot collaborativi e sistemi di controllo automatizzato, creando un disallineamento tra formazione scolastica e richieste del mercato del lavoro.

Come sono stati utilizzati i fondi PNRR nelle scuole tecniche e quali criticità emergono?

I fondi PNRR sono stati investiti in progetti STEM, multilinguismo e laboratori innovativi, ma spesso senza un coordinamento con la riforma, rischiando così di finanziare attività non più in linea con i nuovi indirizzi curriculari.

Cosa potrebbe succedere se il Ministero dell'Istruzione decidesse di non modificare la riforma?

Se la riforma rimanesse invariata, i diplomati potrebbero uscire con competenze meno aderenti alle richieste del settore industriale, e parte degli investimenti in laboratori e progetti potrebbe risultare poco efficace o non sfruttata appieno.

Pubblicato il: 26 maggio 2026 alle ore 07:52

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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