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Settimana corta nelle superiori: i dati di Milano e la ricerca Oregon
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Settimana corta nelle superiori: i dati di Milano e la ricerca Oregon

Nelle superiori milanesi la settimana corta è già la norma, ma la meta-analisi HEDCO su 2.100 scuole non trova effetti positivi sul rendimento.

A Milano solo 11 istituti superiori su 59 tengono ancora lezione il sabato: la settimana corta è ormai la norma, non un'ipotesi futura. Il dibattito acceso in questi giorni sulle testate scolastiche riguarda un modello che nel capoluogo lombardo è già maggioranza consolidata da anni.

La mappa milanese, licei classici e scientifici a confronto

Nei licei scientifici del capoluogo la settimana corta è adottata da 8 istituti su 12: continuano con il sabato Leonardo, Cremona, Vittorini ed Einstein. Fra i classici l'equilibrio è più netto, cinque a cinque, con Tito Livio, Virgilio, Setti Carraro, Omero e Allende passati a lunedì-venerdì. Carducci, Beccaria, Berchet, Parini e Manzoni mantengono invece il sesto giorno, in alcuni casi con una via di mezzo che lascia scegliere agli studenti del biennio. L'onda ha travolto per prima i tecnici e i professionali, seguiti dai licei linguistici e artistici. La spinta è arrivata anche dal caro energia del 2022, che ha reso il risparmio su riscaldamento e pulizie un argomento in più a favore del passaggio.

Cosa dice davvero la norma sull'orario settimanale

Il fondamento è l'articolo 5, comma 3 del regolamento sull'autonomia scolastica pubblicato in Gazzetta Ufficiale: le scuole possono organizzare il monte ore in maniera flessibile, a condizione che le lezioni siano distribuite in non meno di cinque giorni settimanali. A deliberare è il Consiglio di Istituto, sentito il parere non vincolante del Collegio dei docenti. Il totale annuo delle ore per ciascuna disciplina resta invariato: cambia solo come si distribuisce nella settimana. Non esiste una riforma nazionale che imponga o vieti il modello, ed è il motivo per cui la mappa italiana è oggi un mosaico deciso plesso per plesso. Anche il dibattito in commissione cultura al Senato finora non ha prodotto vincoli in questa direzione.

Le evidenze internazionali sui giorni scolastici compressi

La più ampia revisione sistematica disponibile su settimane scolastiche accorciate arriva dall'HEDCO Institute dell'Università dell'Oregon: 11 studi di alta qualità, oltre 2.100 scuole in più di 850 distretti degli Stati Uniti. Nessuno degli studi analizzati trova effetti positivi statisticamente significativi su rendimento, frequenza o comportamento degli studenti. Nei distretti rurali gli alunni di elementari e medie perdono terreno in matematica e lettura. Nelle superiori dei contesti non rurali i punteggi in matematica scendono, i tassi di diploma calano e le assenze aumentano. Il contesto americano è quello della settimana di quattro giorni, non di cinque, quindi il paragone non è pulito. Il segnale però è chiaro: comprimere le giornate senza un piano dedicato non porta i risultati attesi.

Cosa cambia per docenti, studenti e famiglie

Passare da sei a cinque giorni significa portare la giornata tipo a sei ore consecutive di lezione, spesso senza mensa alle superiori. Insegnanti e presidi che hanno testato il modello segnalano che l'ultima ora paga il conto in attenzione, mentre le famiglie che lavorano anche il sabato perdono un giorno di copertura scolastica gratuita. Il vero fronte non è il calendario ma cosa si fa del tempo aggregato: ore piene di lezione, rientri pomeridiani obbligatori o progetti esterni al posto delle discipline. Nei quadri orari nazionali della secondaria superiore la lezione da 60 minuti resta il riferimento, ma nella pratica si moltiplicano riduzioni a 50 o 55 minuti, una scorciatoia che fa entrare la griglia in cinque giorni senza allungare troppo le giornate, ma sottrae minuti ad ogni materia. Il tema si intreccia con altre scelte di programmazione, dalle linee guida sulle gite scolastiche al nuovo curricolo che parte solo dalle classi prime: ogni ora tolta al sabato deve trovare posto altrove.

Prima di deliberare il passaggio, ogni Consiglio di Istituto può oggi confrontare il dato locale con la letteratura disponibile e chiedere ai propri collegi un piano di monitoraggio su voti, assenze e ore effettivamente svolte.

Domande frequenti

Quanti istituti superiori a Milano adottano la settimana corta?

A Milano, solo 11 istituti superiori su 59 tengono ancora lezione il sabato; la settimana corta è ormai la norma nella maggior parte delle scuole.

Cosa prevede la normativa italiana sull'organizzazione della settimana scolastica?

La normativa consente alle scuole di organizzare il monte ore in modo flessibile, purché le lezioni si svolgano in almeno cinque giorni settimanali. La decisione è presa dal Consiglio di Istituto, mentre il totale delle ore annue per disciplina rimane invariato.

Quali sono gli effetti della settimana corta secondo le ricerche internazionali?

Gli studi dell'Università dell'Oregon non rilevano effetti positivi significativi su rendimento, frequenza o comportamento degli studenti con la settimana compressa. In alcuni casi, si registrano cali nei punteggi di matematica e tassi di diploma più bassi, soprattutto nei contesti rurali statunitensi.

Come cambia la giornata scolastica per studenti e famiglie con la settimana corta?

La giornata scolastica passa generalmente a sei ore consecutive senza mensa, e l'attenzione degli studenti tende a calare nell'ultima ora. Le famiglie che lavorano anche il sabato perdono un giorno di copertura scolastica gratuita.

Quali sono i principali motivi che hanno spinto verso la settimana corta nelle scuole milanesi?

Oltre a motivazioni didattiche e organizzative, la spinta verso la settimana corta è stata rafforzata anche dal caro energia del 2022, che ha reso il risparmio su riscaldamento e pulizie un incentivo importante.

Cosa devono valutare le scuole prima di passare alla settimana corta?

Ogni Consiglio di Istituto può confrontare i dati locali con la letteratura scientifica e chiedere ai collegi docenti un piano di monitoraggio su voti, assenze e ore effettivamente svolte, per valutare l'impatto della nuova organizzazione.

Pubblicato il: 11 agosto 2026 alle ore 08:49

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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