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La narrazione tra le due culture: cosa dicono PISA e ISTAT sui lettori
Cultura

La narrazione tra le due culture: cosa dicono PISA e ISTAT sui lettori

Convegno a Brescia rilancia la narrazione tra scienza e storia. Ma ISTAT segna il 57,1% di lettori, con picco a 12 anni e crollo dopo la scuola media.

Il convegno dell'Associazione 'Il rischio educativo' del 7-9 luglio 2026 al Centro Paolo VI di Brescia ha messo la narrazione a scuola al centro del rapporto tra scienza e umanesimo. Nello stesso mese ISTAT ha pubblicato i dati sulla lettura: il 57,1% degli italiani ha aperto almeno un libro nel 2024, e il picco si tocca già tra gli 11 e i 14 anni con il 78,9%. Dopo, la curva scende.

Il convegno di Brescia e la frattura tra le due culture

La tre giorni residenziale è stata organizzata dall'Associazione culturale 'Il rischio educativo' con la Fondazione San Benedetto e Il Mese letterario di Brescia. Il punto di partenza è la lezione di Charles P. Snow tenuta a Cambridge nel 1959: la frattura tra sapere scientifico e sapere umanistico. Con l'intelligenza artificiale, ha ricordato il professor Onorato Grassi della LUMSA, quella stessa contrapposizione assume oggi la forma di datacy contro literacy.

Marco Bersanelli, astrofisico dell'Università degli Studi di Milano, ha aperto la sessione dedicata al metodo scientifico: la scienza, nel suo divenire, accade come vicenda umana, come narrazione e non come spiegazione. La scienza stessa è una storia. Sergio Belardinelli dell'Alma Mater di Bologna aveva già ripreso Alasdair MacIntyre e l'idea di identità narrativa dell'io: diciamo veramente 'io' solo quando siamo in grado di raccontare la nostra storia, e per farlo abbiamo bisogno degli altri.

PISA 482 in lettura, 477 in scienze: un divario non simmetrico

I dati OCSE-PISA 2022 misurano proprio quello che il convegno di Brescia mette in tensione. Nella lettura gli studenti italiani ottengono 482 punti, sei sopra la media OCSE (476); nelle scienze 477, otto sotto la media OCSE (485). Il 79% dei quindicenni raggiunge almeno il livello base in lettura, quota che scende al 76% in scienze. Le competenze scientifiche restano un punto debole del sistema scolastico, quelle di lettura no.

Fuori dall'aula il quadro si rovescia. I dati ISTAT su libri e biblioteche 2024 fotografano un 57,1% di persone di 6 anni e più che ha letto almeno un libro nel 2024, in calo dal 60% del 2000. La quota tocca il massimo tra gli 11 e i 14 anni con il 78,9%, scende progressivamente e arriva al 37,5% tra gli over 75. Il divario territoriale vale tredici punti: il Centro-Nord supera il 60%, il Mezzogiorno si ferma al 47%. Il rapporto tra lettori con titolo di studio alto e chi ha la sola licenza elementare è di tre a uno.

Il picco a 12 anni: quando la narrazione lascia la scuola

L'analisi sul paradosso italiano della lettura mette a fuoco il punto: l'unico ambiente in cui la passione per il libro resiste è la scuola media, ma non riesce a portare l'abitudine oltre la terza. Tra gli 11-14enni che non leggono, il 52,5% cita disinteresse, non mancanza di tempo. Non è un problema logistico, è un problema di senso.

È esattamente la faglia su cui lavora il convegno di Brescia. Se leggere è, come ha detto Stas Gawronski della LUMSA, sospendere la propria incredulità per fare spazio a qualcosa di sorprendente, allora il metodo narrativo non è un ornamento didattico ma la condizione perché i contenuti diventino esperienza. Per questo i relatori hanno messo in dialogo racconti biblici, testi antichi, filosofia e astrofisica: la narrazione è la forma di conoscenza che la scuola perde per prima quando la lettura esce dall'aula.

Sono percorsi già praticabili nelle classi. Un cortocircuito tra scienze naturali e storia come la storia della quercia di Robin Hood morta dopo mille anni trasforma una notizia di cronaca in lezione di ecologia e filologia. Fenomeni astronomici come l'eclissi del 12 agosto e le sue cinque fasi visibili in Italia diventano l'occasione per raccontare il metodo osservativo di Bersanelli invece di limitarsi a citarlo su un manuale.

Il dato ISTAT restituisce alla scuola una responsabilità precisa: se il 78,9% dei ragazzi legge ancora fino ai 14 anni e la quota crolla dopo, la terza media è la finestra in cui l'insegnamento ha ancora la platea che poi perde. Rimettere il racconto al centro di scienza e storia significa lavorare in quella finestra, non altrove.

Domande frequenti

Qual è il ruolo della narrazione nel rapporto tra scienza e umanesimo secondo il convegno di Brescia?

Il convegno ha sottolineato che la narrazione è centrale nel rapporto tra scienza e umanesimo, proponendo che la scienza stessa sia una forma di narrazione umana e non solo spiegazione oggettiva. La narrazione permette di rendere i contenuti esperienza vissuta e facilita il dialogo tra le due culture.

Cosa dicono i dati ISTAT 2024 sulla lettura in Italia?

Nel 2024 il 57,1% degli italiani sopra i 6 anni ha letto almeno un libro, con il picco tra gli 11 e i 14 anni (78,9%). Dopo questa fascia d'età, la percentuale di lettori cala drasticamente, arrivando al 37,5% tra gli over 75.

Quali sono i risultati degli studenti italiani nei test OCSE-PISA in lettura e scienze?

Gli studenti italiani hanno ottenuto 482 punti in lettura (sopra la media OCSE) e 477 in scienze (otto punti sotto la media OCSE). Il 79% dei quindicenni raggiunge almeno il livello base in lettura, mentre solo il 76% lo raggiunge in scienze, evidenziando una debolezza nelle competenze scientifiche.

Perché la lettura cala dopo la scuola media secondo l'articolo?

Il calo della lettura dopo la scuola media è attribuito principalmente al disinteresse, non alla mancanza di tempo. La scuola media è l'ambiente in cui la passione per la lettura resiste, ma questa abitudine non viene mantenuta oltre la terza media.

Come può la scuola favorire la lettura e l’interesse per la narrazione?

La scuola può favorire la lettura rimettendo la narrazione al centro dell’insegnamento, sia nelle materie umanistiche che scientifiche. Integrare racconti, esperienze e fenomeni reali nelle lezioni rende i contenuti più coinvolgenti e aiuta a mantenere vivo l’interesse degli studenti.

Esistono differenze territoriali e sociali nei livelli di lettura in Italia?

Sì, il Centro-Nord supera il 60% di lettori, mentre il Mezzogiorno si ferma al 47%. Inoltre, chi ha un titolo di studio alto legge tre volte di più rispetto a chi ha la sola licenza elementare, evidenziando un forte divario sociale e territoriale.

Pubblicato il: 12 agosto 2026 alle ore 07:17

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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