Nelle scuole del Veneto la carenza di docenti di sostegno viene coperta da operatori socio-sanitari delle cooperative, una prassi che dura da dieci anni e che la Cisl definisce illegittima. Solo nella provincia di Venezia mancano 291 cattedre di sostegno e, su 3.500 alunni con disabilità, circa 1.500 frequentano le elementari.
Cooperative e Oss al posto dei docenti
La Regione Veneto ha stipulato da almeno un decennio convenzioni con cooperative sociali per assegnare operatori socio-sanitari agli studenti con disabilità nelle scuole dell'infanzia e primarie. Il contratto degli Oss prevede compiti di igiene personale, aiuto durante i pasti, accompagnamento in bagno: mansioni che nulla hanno a che fare con la didattica. Il problema, denuncia Leonardo Chiarello, docente di sostegno dal 1997 e dirigente della Cisl Scuola di Venezia, nasce quando gli uffici scolastici tagliano le ore di sostegno perché nell'aula è già presente un Oss. "Prima o poi qualcuno si rivolgerà al giudice", avverte. Il meccanismo produce due effetti concreti: meno didattica strutturata per gli alunni con disabilità e meno posti di lavoro per gli insegnanti specializzati.
L'angolo nazionale: al Nord un docente su tre senza titolo
Il caso Veneto va letto insieme al dato ISTAT sull'anno scolastico 2024-2025. In Italia il 22% degli insegnanti di sostegno, circa 57mila, non ha la specializzazione: si tratta di docenti curricolari dirottati sul sostegno per tamponare la mancanza di specialisti. Al Nord la quota sale al 32%, contro l'11% del Mezzogiorno, un divario che ribalta il consueto racconto sulla scuola italiana. Il fenomeno è più marcato nell'infanzia (27%) e nella primaria (28%), esattamente i cicli dove il Veneto ricorre agli Oss delle cooperative. Sul totale nazionale gli alunni con disabilità hanno superato i 377mila, in aumento del 5% in un anno, mentre in Veneto l'incidenza è quasi raddoppiata in dieci anni, dal 2,6% al 4,8% del totale iscritti, con punte oltre il 5,2% in primaria e secondaria di primo grado. In Regione sono circa 22mila e nelle province di Vicenza, Verona e Rovigo superano il 6% nelle medie. Le crescite più forti arrivano dalla diagnosi di disturbi specifici dell'apprendimento come dislessia, disgrafia e discalculia, riconosciuti in tempi mediamente più rapidi rispetto al passato. La conseguenza è che il fabbisogno regionale di ore di sostegno cresce, mentre i canali ordinari di reclutamento non tengono il passo: i percorsi di specializzazione Tfa producono ogni anno numeri troppo bassi rispetto ai posti effettivamente vacanti. Report ISTAT sull'inclusione scolastica degli alunni con disabilità 2024-2025
Cosa cambia per famiglie e supplenti
Per gli alunni la sostituzione di ore di sostegno con la presenza di un Oss significa perdere didattica costruita sul piano educativo individualizzato: l'operatore aiuta a mangiare o a lavarsi, ma non conduce attività didattica. Per i precari con specializzazione la conseguenza è opposta e altrettanto concreta: graduatorie assottigliate proprio dove i posti servirebbero. Alla scuola primaria di Venezia, su 217 posti autorizzati, quasi tutto il personale in graduatoria ha già ottenuto il tempo indeterminato e l'ultimo canale disponibile è la mini call veloce interprovinciale, con domande aperte fino alle 12 del 19 agosto 2026. Subito dopo entrano in gioco supplenti senza titolo di specializzazione, che a livello nazionale sono ormai 57mila, come mostra l'analisi sul PNRR3 e il nodo sostegno. In parallelo la copertura assicurativa dei precari resta frammentata: come segnalato nell'analisi sulla polizza sanitaria scuola da 64 euro pro capite, le supplenze brevi risultano escluse dai piani di categoria. Manca inoltre una linea di indirizzo nazionale che chiarisca fino a che punto un Oss possa affiancare, e non sostituire, un docente specializzato, mentre esperienze come il Piano Estate raccontato dal MIM tra Milano e Aversa mostrano che le scuole sanno organizzarsi quando risorse e regia arrivano insieme.
La denuncia di Chiarello arriva a pochi giorni dalla mini call e a un mese dall'inizio dell'anno scolastico: senza un intervento sui contingenti autorizzati e sui percorsi di specializzazione, il 4,8% degli alunni veneti con disabilità inizierà settembre con meno ore rispetto a quelle previste dal proprio piano.
Domande frequenti
Perché nelle scuole del Veneto gli operatori socio-sanitari (Oss) vengono impiegati al posto dei docenti di sostegno?
In Veneto, la carenza di docenti di sostegno viene compensata da anni tramite convenzioni con cooperative che forniscono Oss, soprattutto nelle scuole dell’infanzia e primarie, a causa dell’insufficienza di insegnanti specializzati.
Quali sono le conseguenze per gli alunni con disabilità quando le ore di sostegno sono coperte dagli Oss?
Gli alunni con disabilità perdono ore di didattica individualizzata secondo il Piano Educativo Individualizzato, poiché gli Oss si occupano solo di assistenza materiale e non svolgono attività didattica.
Quanti insegnanti di sostegno senza specializzazione ci sono in Italia e qual è la situazione al Nord?
Secondo i dati ISTAT, il 22% degli insegnanti di sostegno in Italia non ha la specializzazione; al Nord la percentuale sale al 32%, evidenziando una carenza più marcata rispetto al resto del Paese.
Qual è l’impatto sulla situazione lavorativa dei docenti specializzati a causa dell’impiego degli Oss?
L’utilizzo degli Oss riduce i posti disponibili per i docenti specializzati, assottigliando le graduatorie proprio dove la domanda di sostegno è maggiore e rendendo più difficile l’accesso al lavoro per chi ha la specializzazione.
Da cosa deriva l’aumento della richiesta di sostegno nelle scuole venete?
L’aumento è dovuto al crescente numero di diagnosi di disturbi specifici dell’apprendimento come dislessia, disgrafia e discalculia, riconosciuti più rapidamente rispetto al passato, e al conseguente incremento di alunni con disabilità.
Cosa manca a livello nazionale per regolamentare l’impiego degli Oss nelle scuole?
Manca una linea di indirizzo nazionale che definisca chiaramente il ruolo degli Oss in affiancamento ai docenti di sostegno, evitando che sostituiscano il personale specializzato nelle attività didattiche.