Al Sud il 46% degli alunni non raggiunge le competenze di base. Bruxelles chiede insegnanti esperti per ridurre il divario territoriale, ma gli stipendi italiani restano il 15% sotto la media europea, peggio di quasi tutti gli altri paesi OCSE.
Cosa chiede la Commissione UE all'Italia sulla scuola
Il 3 giugno 2026 la Commissione europea ha pubblicato la Raccomandazione specifica per l'Italia 2026 - Commissione UE, nell'ambito del semestre europeo. Il paragrafo 40 parla esplicitamente di "risultati scolastici scarsi e disomogenei" e fissa due priorità per il Mezzogiorno: interventi mirati nelle scuole con i peggiori esiti e incentivi per attrarre insegnanti esperti.
Il dato citato dal documento è netto: al Sud il 46% degli alunni non riesce ad acquisire le competenze di base, e gli studenti svantaggiati hanno circa il triplo delle probabilità di risultati carenti rispetto ai coetanei più avvantaggiati. Bruxelles indica tre leve operative: espansione della scuola a tempo pieno con i fondi PNRR, ampliamento del Piano Estate, riforma della carriera docente che leghi stipendi, qualifiche e prestazioni. Sul personale non di ruolo viene chiesto un quadro contrattuale più stabile.
Stipendi docenti -15% rispetto alla media OCSE
Qui sta il nodo. Education at a Glance 2025 colloca le retribuzioni dei docenti italiani circa il 15% sotto la media europea, una differenza stimata in 9.800 dollari l'anno. Le medie lorde italiane si fermano a 42.081 euro per infanzia e primaria, 44.746 euro per la secondaria di primo grado, 47.618 euro per la secondaria superiore. Mentre nei dieci anni precedenti i salari dei docenti OCSE sono cresciuti del 14,6% in termini reali, in Italia sono diminuiti del 4,4%.
Un insegnante italiano percepisce in media l'85% dello stipendio degli altri laureati a tempo pieno del Paese: i secondi guadagnano il 33% in più. La richiesta UE di portare nelle scuole del Mezzogiorno docenti esperti si scontra quindi con una scala salariale già tra le più basse dei paesi OCSE, su cui pesa anche il divario di costo della vita Nord-Sud che rende le sedi del Centro-Nord più attrattive a parità di stipendio. Senza una integrazione retributiva territoriale o premiale legata alla sede di servizio, l'invito della Commissione UE rischia di restare astratto, come già accaduto in altri capitoli del Pnrr scuola, dalla richiesta crescente di formazione sull'intelligenza artificiale tra gli studenti al diritto agli strumenti compensativi per gli studenti con difficoltà riconosciuto dal Consiglio di Stato.
Cosa cambia per docenti e studenti del Sud
Il quadro generazionale conferma l'urgenza: l'Italia ha solo il 31,6% di giovani 25-34 anni con titolo terziario, penultima nell'UE e distante 12,5 punti dalla media europea del 44,1%, oltre 13 dal target del 45% fissato per il 2030. Il peso del Mezzogiorno è decisivo. Senza un rilancio dell'attrattività della docenza nelle aree con risultati più fragili, il divario si trasferisce alla generazione successiva.
Per le scuole le indicazioni concrete del documento UE sono tre: più ore in classe con il tempo pieno, attivazione dei fondi infrastrutturali PNRR, prosecuzione del Piano Estate. Per gli insegnanti la riforma della carriera dovrebbe collegare la progressione a qualifiche e rendimento, mentre per i non di ruolo si chiedono percorsi di stabilizzazione strutturali. Nel frattempo, sul territorio, restano i nodi di organico e dimensionamento che negli scorsi mesi hanno acceso anche la protesta degli studenti contro l'accorpamento degli istituti nel Lazio.
Il prossimo passaggio è il via libera del Consiglio UE alla raccomandazione, atteso entro l'estate 2026. Sul tavolo del governo italiano resta una scelta concreta: trovare nel prossimo contratto nazionale e nei decreti attuativi del PNRR le risorse necessarie a rendere il Sud una destinazione economicamente sostenibile per chi insegna, e non solo una scelta dettata dal punteggio in graduatoria.
Domande frequenti
Quali sono le principali richieste della Commissione UE all'Italia riguardo la scuola al Sud?
La Commissione UE chiede interventi mirati nelle scuole con i peggiori risultati, incentivi per attrarre insegnanti esperti, espansione del tempo pieno, ampliamento del Piano Estate e una riforma della carriera docente che leghi stipendi, qualifiche e prestazioni.
Perché è difficile attrarre insegnanti esperti nelle scuole del Sud Italia?
Gli stipendi dei docenti italiani sono circa il 15% inferiori alla media europea e, senza un'integrazione retributiva territoriale o premiale, le sedi del Centro-Nord risultano più attrattive, rendendo difficile portare insegnanti esperti al Sud.
Qual è la situazione degli stipendi degli insegnanti italiani rispetto alla media OCSE ed europea?
I docenti italiani percepiscono in media stipendi inferiori del 15% rispetto ai colleghi europei e anche meno degli altri laureati a tempo pieno in Italia; negli ultimi dieci anni, i salari in Italia sono diminuiti del 4,4% mentre nel resto dell’OCSE sono aumentati del 14,6%.
Quali sono le misure concrete suggerite per migliorare la situazione scolastica nel Mezzogiorno?
Le misure concrete includono più ore di lezione col tempo pieno, utilizzo dei fondi PNRR per infrastrutture, prosecuzione del Piano Estate e riforme strutturali per stabilizzare il personale non di ruolo.
Come potrebbe evolvere la situazione nei prossimi anni secondo le raccomandazioni UE?
Il prossimo passo sarà il via libera del Consiglio UE alla raccomandazione entro l'estate 2026; il governo italiano dovrà trovare le risorse necessarie per rendere economicamente sostenibile la docenza al Sud, altrimenti il divario rischia di persistere anche nelle future generazioni.