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Il 96% dei docenti ama il lavoro: ma solo il 6% si sente ascoltato

Il 96% dei docenti ama il lavoro: ma solo il 6% si sente ascoltato

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TALIS 2024: il 96% dei docenti è soddisfatto del lavoro, ma solo il 6% si sente ascoltato dalla politica. Il paradosso italiano nei dati.

Il 96% degli insegnanti italiani è soddisfatto del proprio lavoro, un valore superiore alla media OCSE dell'89% e tra i più alti nel mondo. Dalla stessa indagine TALIS 2024, però, emerge un'altra cifra: solo il 6% si sente ascoltato dai decisori politici, contro il 16% della media OCSE. È questo il divario che i dati svelano sul benessere docenti in Italia.

Il 96% e il 6%: i due volti del corpo docente italiano

La nota paese TALIS 2024 pubblicata da INVALSI fotografa con precisione la percezione professionale degli insegnanti. Il corpo docente italiano si distingue per soddisfazione generale: il 96% si dichiara soddisfatto del proprio lavoro, contro l'89% della media OCSE. Ma il riconoscimento sociale e istituzionale racconta una storia diversa. Solo il 14% degli insegnanti italiani si sente apprezzato dalla società, contro il 22% della media OCSE. Ancora più basso il dato politico: il 6% sente che le proprie opinioni contino per chi decide le politiche scolastiche, contro il 16% medio nei paesi OCSE. Dal 2018 questo dato non è migliorato.

Sono dati che rileggono il fenomeno del burnout, stimato in alcune ricerche intorno al 70% del corpo docente italiano. Non è una contraddizione: un insegnante può amare la propria vocazione e allo stesso tempo sentirsi esaurito da un sistema che non ne riconosce né il peso né il valore.

Burocrazia prima fonte di stress: i numeri TALIS

Quando si analizzano le fonti di stress, il carico burocratico domina: il 56% degli insegnanti italiani trova abbastanza o molto stressante il lavoro amministrativo. Il 48% cita l'eccesso di compiti da correggere, un altro 48% le preoccupazioni dei genitori. Sono le voci di un sistema che scarica sugli insegnanti compiti che esulano dalla relazione educativa. Gli orari lavorativi totali si attestano a 32,7 ore settimanali, inferiori alla media OCSE di 41 ore, ma questa differenza non si traduce automaticamente in benessere: il tempo guadagnato viene spesso assorbito dall'amministrazione scolastica non formalmente conteggiata.

Il corpo docente italiano è anche demograficamente segnato: il 49% degli insegnanti ha 50 anni o più, contro il 37% della media OCSE. Un'età media più elevata significa più esperienza, ma anche maggiore esposizione all'esaurimento accumulato nel tempo. Il 10% dichiara di sperimentare molto stress, un dato inferiore alla media internazionale, ma che non misura lo stress normalizzato di chi porta avanti la cattedra da decenni senza riconoscimento economico o politico.

Il riconoscimento mancante: oltre la meditazione

Con il Decreto Ministeriale n. 231/2024 per tutor e orientatori, il Ministero ha stanziato oltre 267 milioni di euro per valorizzare i docenti che assumono ruoli aggiuntivi nelle scuole superiori. È una misura concreta che interviene su una categoria specifica, ma lascia aperta la questione del riconoscimento ordinario, quello che riguarda ogni insegnante, ogni giorno.

Sul fronte dei docenti precari, il ritardo nell'erogazione di bonus e rimborsi ha portato la Gilda degli Insegnanti a richiedere un incontro urgente al MIM per affrontare una situazione di stallo economico che colpisce decine di migliaia di contratti a tempo determinato. Il 63% dei docenti precari chiede equiparazione dei diritti con i colleghi di ruolo.

Nuove assunzioni e vecchie fragilità

I risultati positivi del concorso PNRR 2 nella scuola dell'infanzia e primaria indicano che l'accesso alla professione rimane attrattivo. Ma i dati TALIS 2024 mostrano che l'Italia fa fatica a trattenere e valorizzare chi già insegna. Il 3% degli insegnanti ha meno di 30 anni, contro il 10% della media OCSE: una proporzione di giovani docenti tra le più basse dei paesi esaminati. L'entrata nella professione è difficile, ma anche la permanenza è spesso una questione di resistenza più che di scelta.

Il benessere docenti è un problema di struttura prima che di gestione individuale. Finché solo 1 insegnante su 17 si sente ascoltato dalla politica, nessuna tecnica di autoregolazione emotiva trasforma le condizioni in cui si insegna. I dati TALIS 2024 indicano la direzione: meno burocrazia, più riconoscimento reale, istituzionale e retributivo.

Domande frequenti

Perché gli insegnanti italiani sono soddisfatti del proprio lavoro ma si sentono poco ascoltati?

Nonostante il 96% degli insegnanti italiani sia soddisfatto della propria professione, solo il 6% sente che le proprie opinioni vengano considerate dai decisori politici. Questo divario riflette una mancanza di riconoscimento istituzionale e sociale, nonostante la vocazione e l'impegno degli insegnanti.

Quali sono le principali fonti di stress per i docenti italiani secondo l'indagine TALIS 2024?

La principale fonte di stress è il carico burocratico, indicato dal 56% degli insegnanti. Seguono l'eccesso di compiti da correggere (48%) e le preoccupazioni dei genitori (48%), fattori che spesso esulano dalla relazione educativa.

Come si colloca l'età media degli insegnanti italiani rispetto alla media OCSE?

Il 49% dei docenti italiani ha 50 anni o più, contro il 37% della media OCSE. Questo comporta maggiore esperienza ma anche una maggiore esposizione al burnout e alla mancanza di riconoscimento nel tempo.

Cosa prevede il Decreto Ministeriale n. 231/2024 per i docenti?

Il Decreto Ministeriale n. 231/2024 prevede oltre 267 milioni di euro per valorizzare i docenti che assumono ruoli aggiuntivi come tutor e orientatori nelle scuole superiori. Tuttavia, la misura non affronta il riconoscimento ordinario per tutti gli insegnanti.

Qual è la situazione dei docenti precari in Italia secondo l'articolo?

Molti docenti precari lamentano ritardi nell'erogazione di bonus e rimborsi e chiedono l'equiparazione dei diritti con i colleghi di ruolo. Il 63% dei precari chiede pari diritti, mentre la situazione attuale crea insicurezza economica e insoddisfazione.

Quali sono le principali criticità legate al benessere dei docenti in Italia?

Le principali criticità sono la scarsa considerazione istituzionale, l'eccessiva burocrazia, la mancanza di riconoscimento economico e la difficoltà nel trattenere giovani insegnanti. Il benessere docenti richiede interventi strutturali più che soluzioni individuali.

Pubblicato il: 25 maggio 2026 alle ore 13:42

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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