In scienze l'Italia produce il 4% di studenti eccellenti contro il 7% della media OCSE. Il dato nazionale nasconde però un Paese spaccato in due: nel Nord Est le eccellenze salgono al 6,6% (praticamente in linea con l'OCSE), al Sud crollano al 2% e nelle Isole si fermano al 2,3%.
È il risultato più politicamente rilevante emerso dalla Sintesi dei risultati italiani OCSE PISA 2025 - INVALSI, presentata l'8 settembre a Roma. La lettura celebrativa del ministro Giuseppe Valditara si è concentrata sulla media nazionale sopra l'OCSE: la disaggregazione territoriale racconta una storia diversa e più difficile da raccontare.
PISA 2025: l'Italia regge mentre gli altri arretrano
In scienze, dominio principale dell'edizione, gli studenti italiani ottengono 483 punti, in linea con la media OCSE di 482. In lettura raggiungono 474 punti contro 461 OCSE, in matematica 468 contro 463. Rispetto al 2022 la variazione italiana è di +6 punti in scienze, mentre la media OCSE cala di 6 punti e paesi come Germania, Finlandia e Giappone perdono fra 7 e 9 punti.
La stabilità italiana esce rafforzata dal confronto internazionale: la comunicazione ufficiale del ministro Valditara sui risultati PISA rivendica il primato in lettura sopra la Finlandia e la riduzione dei divari Nord-Sud. La lettura sui risultati stabili con il primato negativo per assenze aveva già mostrato la stessa tenuta e le stesse zone d'ombra sulle competenze digitali.
Il gap che la media nazionale nasconde: eccellenze concentrate al Nord
Il fatto che il Paese produca il 4% di top performer in scienze contro il 7% OCSE è stato letto da più commentatori come sintomo di una scuola più attenta ai livelli bassi che a quelli alti. È solo metà della storia. La disaggregazione territoriale fotografa cinque Italie diverse:
- Nord Ovest: 6,3% di top performer, 14,4% di low performer
- Nord Est: 6,6% di top performer, 16,7% di low performer
- Centro: 4,1% di top performer, 22,0% di low performer
- Sud: 2,0% di top performer, 32,3% di low performer
- Sud Isole: 2,3% di top performer, 29,6% di low performer
Il Nord Est italiano, con il 6,6% di eccellenze, si colloca praticamente sulla media OCSE del 7% e supera Germania, Spagna e Portogallo. Il Sud, con il 2%, resta sotto quasi tutti i grandi sistemi europei. Le eccellenze italiane esistono, ma sono concentrate in un pezzo di Paese: l'altro pezzo, che ospita circa un terzo dei quindicenni, ne produce meno di un terzo in termini relativi.
Il divario è anche di indirizzo scolastico. Nei licei il punteggio in scienze del 2025 è di 14 punti superiore a quello del 2022, mentre la distanza fra licei e istituti professionali in matematica arriva a 115 punti. Il rapporto INVALSI descrive questa separazione come uno dei nodi principali da sciogliere per trasformare la resilienza del sistema in un vero salto di qualità.
Cosa serve fare dopo il messaggio celebrativo
La lettura politica di Valditara punta sulle nuove Indicazioni (grammatica, ritorno alla scrittura, memorizzazione) come antidoto alla crisi occidentale. La disaggregazione dei dati suggerisce che il discorso rischia di essere insufficiente senza investimenti mirati sulle scuole del Mezzogiorno e sulla formazione dei docenti chiamati a portare gli studenti già bravi al Livello 5. La gestione del residuo della carta del docente 2024/2025 in scadenza resta il segnale più concreto di quanto sia frammentata la politica di aggiornamento professionale.
Il secondo campanello riguarda le competenze digitali: nel problem solving computazionale gli studenti italiani ottengono 490 punti contro i 500 della media OCSE, con un divario di 17 punti nella sola programmazione. I divieti sui cellulari indicati come misura energica dall'OCSE non risolvono da soli la cornice di privacy e cybersecurity che il dirigente scolastico deve presidiare nelle scuole dove il digitale ha sostituito la didattica frontale senza un progetto pedagogico coerente.
Il prossimo ciclo PISA arriverà nel 2028. Se il 6,6% del Nord Est diventasse la media nazionale, l'Italia entrerebbe stabilmente fra i sistemi con eccellenze allineate all'OCSE: la condizione per riuscirci non è ripetere il messaggio della tenuta, ma decidere dove concentrare risorse, formazione dei docenti e valutazione.
Domande frequenti
Qual è la situazione delle eccellenze in scienze secondo i risultati PISA 2025 in Italia?
In Italia solo il 4% degli studenti raggiunge livelli di eccellenza in scienze, rispetto al 7% della media OCSE. Tuttavia, le eccellenze sono concentrate soprattutto nel Nord Est (6,6%), mentre al Sud si riducono al 2%.
Quali sono le principali differenze territoriali nei risultati PISA 2025?
I risultati mostrano un forte divario tra Nord e Sud: il Nord Est e Nord Ovest sono vicini o superiori alla media OCSE nelle eccellenze, mentre Sud e Isole restano nettamente indietro sia per eccellenze che per percentuale di studenti con basse performance.
Come si posiziona l'Italia rispetto agli altri Paesi OCSE nei diversi ambiti valutati?
L'Italia è in linea o leggermente sopra la media OCSE in scienze (483 punti contro 482), lettura (474 contro 461) e matematica (468 contro 463), con una crescita stabile rispetto al 2022 mentre altri Paesi sono in calo.
Quali sono le cause individuate per il basso numero di eccellenze al Sud?
Il basso numero di eccellenze al Sud è attribuito a una mancanza di investimenti mirati, gap formativi nei docenti e una focalizzazione del sistema scolastico più sui livelli bassi che sull'eccellenza, oltre alla necessità di migliorare la formazione e le opportunità nelle scuole meridionali.
Cosa suggerisce il rapporto INVALSI per migliorare la qualità del sistema scolastico italiano?
Il rapporto suggerisce di investire maggiormente nella formazione dei docenti, specialmente nelle aree in difficoltà, e di ridurre il divario tra indirizzi scolastici e aree territoriali, puntando su strategie che portino più studenti al livello di eccellenza.
Qual è la situazione delle competenze digitali degli studenti italiani secondo PISA 2025?
Gli studenti italiani ottengono 490 punti nel problem solving computazionale, 10 punti sotto la media OCSE, con un divario ancora maggiore nella programmazione, evidenziando la necessità di rafforzare le competenze digitali nelle scuole.