Una maestra della scuola dell'infanzia entra di ruolo a 67 anni, dopo aver iniziato a insegnare nel 1978. A pochi giorni di distanza Liborio Princiotta, 68 anni, docente di religione, prende la cattedra e va in pensione lo stesso giorno. I due casi non sono eccezioni: il 49% degli insegnanti italiani ha oltre 50 anni, contro il 37% della media Ocse.
Il caso e la regola dell'anno di prova
La docente, con quasi mezzo secolo di supplenze e periodi fuori dalla scuola, ha superato le prove per l'immissione a ruolo nell'anno scolastico 2026/2027. Come ogni neoassunto, dovrà affrontare l'anno di formazione e prova disciplinato dal DM 226/2022: 180 giorni di servizio effettivo di cui 120 di didattica, 50 ore di formazione con tutor, bilancio delle competenze e valutazione finale del comitato scolastico. La normativa non prevede deroghe legate agli anni di servizio pregressi da precario: la procedura è identica per chi entra a 25 anni e per chi lo fa a 67. Il portale del ministero sulla formazione dei neoassunti descrive il percorso allo stesso modo per tutti.
La vicenda di Princiotta è ancora più netta: ruolo e pensione lo stesso giorno, dopo 23 anni di attesa e una proroga concessa dalla dirigente per potersi presentare all'orale del concorso. Anche per un docente che ha già anni di ruolo alle spalle la mobilità resta vincolata: i tre anni di aspettativa per accettare supplenze sono cumulativi, non azzerabili tra un incarico e l'altro.
Il quadro Ocse: docenti italiani tra i più anziani
I due casi individuali si inseriscono in un sistema documentato dai dati Ocse Talis 2024 per l'Italia. L'età media degli insegnanti italiani della scuola secondaria di primo grado è 48 anni, tre in più della media Ocse (45). Il 49% ha almeno 50 anni contro il 37% della media internazionale; sotto i 30 anni si trova solo il 3%, meno di un terzo della quota Ocse (10%). Dal 2018 la proporzione di over 50 non è cambiata, segno di un ricambio generazionale fermo.
Un altro numero racconta come il sistema alimenta questa anzianità: il 67% degli insegnanti italiani ha esperienze lavorative fuori dall'istruzione (57% Ocse) e il 15% è un docente di seconda carriera con almeno dieci anni in altri ruoli (8% Ocse). Il ruolo a 67 anni non è un'anomalia ma il caso limite di una tendenza strutturale: la stabilizzazione arriva dopo lunghi periodi di precariato o dopo altre professioni, mentre i canali di ingresso rapido restano stretti. I Paesi Ocse con l'età media più bassa, come Corea ed Estonia, hanno costruito concorsi frequenti e canali di reclutamento diretti dopo la laurea.
Formazione continua e conflittualità in aula
Per l'anno scolastico 2026/2027 il decreto ministeriale n. 136 del 10 luglio 2026 ha autorizzato 46.642 immissioni in ruolo, di cui 22.712 al Nord e 12.129 nella sola Lombardia. Chi entra dopo i 60 anni deve calcolare due vincoli: i 180 giorni di servizio richiesti per validare la prova e la sovrapposizione con la pensione di vecchiaia, fissata a 67 anni. La formazione continua peserà quanto quella iniziale, ma in quattro anni la carta del docente è stata usata per formazione solo dal 6% degli aventi diritto: l'aggiornamento professionale a metà carriera resta un cantiere aperto.
Anche il contesto quotidiano è cambiato rispetto al 1978, anno di ingresso della maestra: al docente di Trento condannato per il pugno al collega in aula sono stati confermati due anni è solo un esempio delle tensioni relazionali entrate nelle scuole, tra rapporti con famiglie più esposti e classi più eterogenee. Senza interventi sui concorsi e sui percorsi abilitanti, i prossimi 46.642 neoassunti confermeranno il profilo demografico più anziano dell'area Ocse.
Domande frequenti
Perché molti docenti italiani entrano in ruolo in età avanzata?
L'accesso tardivo al ruolo è dovuto a lunghi periodi di precariato e a canali di reclutamento poco frequenti, che spesso costringono gli insegnanti ad attendere decenni prima della stabilizzazione.
Come si svolge l'anno di prova per i docenti neoassunti, indipendentemente dall'età?
L'anno di prova prevede 180 giorni di servizio, di cui almeno 120 di didattica, 50 ore di formazione con tutor, bilancio delle competenze e una valutazione finale; la procedura è identica per tutti, a prescindere dall'età o dagli anni di servizio pregressi.
Qual è il quadro demografico dei docenti italiani secondo i dati Ocse?
Il 49% degli insegnanti italiani ha oltre 50 anni, contro il 37% della media Ocse, e solo il 3% ha meno di 30 anni, evidenziando una forte mancanza di ricambio generazionale.
Quali sono le principali difficoltà per chi entra in ruolo dopo i 60 anni?
Chi entra in ruolo dopo i 60 anni deve completare i 180 giorni di servizio per validare la prova e fare attenzione alla sovrapposizione con la pensione di vecchiaia, fissata a 67 anni.
In che modo la formazione continua viene utilizzata dai docenti italiani?
Nonostante la formazione continua sia importante, solo il 6% dei docenti ha utilizzato la carta del docente per aggiornarsi negli ultimi quattro anni, segnalando una scarsa partecipazione all'aggiornamento professionale.
Come è cambiato il contesto scolastico rispetto al passato?
Oggi le scuole affrontano maggiori tensioni relazionali, con rapporti più complessi tra colleghi e famiglie, e classi più eterogenee rispetto al passato.