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Difesa al 5%, scuola al 3,9%: cosa cambia dopo il vertice Nato
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Difesa al 5%, scuola al 3,9%: cosa cambia dopo il vertice Nato

Giorgetti promette niente tagli alla scuola per finanziare la difesa. I dati Eurostat e Nato raccontano un divario che non si chiude col debito.

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha detto alla Camera, nel question time del 22 luglio 2026, che l'aumento delle spese militari verso il 5% del Pil non comporterà tagli a scuola e sanità. La formula del Mef: usare la flessibilità europea già riconosciuta a difesa ed energia, chiedere in Parlamento la clausola di salvaguardia nazionale e coprire l'extra-spesa con uno scostamento di bilancio. In pratica, nuovo debito.

La formula di Giorgetti: flessibilità e scostamento

L'obiettivo del 5% è quello fissato al vertice Nato dell'Aja del 24 e 25 giugno 2025, con orizzonte 2035: 3,5% per la spesa militare classica e 1,5% per infrastrutture critiche, cybersicurezza e industria della difesa. Oggi l'Italia si ferma intorno al 2% del Pil secondo la classificazione Nato (45,3 miliardi nel 2025), 1,5% secondo la definizione ristretta del bilancio della Difesa. Arrivare al 5% significa, secondo l'osservatorio MIL€X, oltre 500 miliardi cumulati di spesa aggiuntiva nel prossimo decennio. Giorgetti garantisce che questi soldi non saranno sottratti a educazione e sanità: serviranno un voto parlamentare sullo scostamento e la richiesta della clausola nazionale prevista dal Patto di stabilità riformato. Il 1,5% dedicato a sicurezza e resilienza include voci che toccano anche la scuola, come la protezione dei sistemi informativi: un fronte concreto per i dirigenti scolastici, come si vede nel dossier su privacy e cybersecurity nelle scuole ad agosto.

Il divario che resta: 5% alla difesa, 3,9% alla scuola

Il punto che la rassicurazione politica non affronta è un altro. La spesa pubblica italiana per istruzione nel 2023 valeva il 3,9% del Pil, contro il 4,7% della media UE, secondo i dati Eurostat sulla spesa pubblica per istruzione. L'OCSE, che usa un perimetro leggermente diverso, fotografa l'Italia al 4,2% contro una media del 5,1% e una spesa per studente di 11.400 dollari a fronte dei 12.600 dollari della media dei paesi avanzati. Se la traiettoria Nato viene rispettata e la traiettoria istruzione resta piatta, entro il 2035 lo Stato italiano spenderà per la difesa una quota di Pil più che doppia rispetto a quella destinata a scuola e università. Per dare un ordine di grandezza, i 500 miliardi calcolati da MIL€X per allinearsi al 5% valgono circa nove volte l'intero bilancio annuale del Ministero dell'Istruzione e del Merito, che oggi si attesta intorno ai 56 miliardi. E la distanza dalla media UE sulla scuola vale, in valore assoluto, circa 17 miliardi in meno ogni anno rispetto a quanto spenderebbe un paese europeo medio con lo stesso Pil.

Cosa rischia davvero la scuola

Sul piano contabile, lo scostamento di bilancio non è a costo zero: aumenta il fabbisogno, alza il servizio del debito e riduce i margini per le manovre successive. Le prime voci a soffrirne, storicamente, sono quelle discrezionali del bilancio dell'Istruzione: rinnovo contrattuale dei docenti, edilizia scolastica, ampliamento del tempo pieno che ancora oggi non copre tutto il territorio. La segretaria del Pd Elly Schlein, nello stesso giorno del question time, ha ricordato i 142mila minori che vivono in aree di forte disagio con abbandono scolastico doppio rispetto alla media e un piano estate del Governo che raggiunge solo un alunno su nove. A monte del capitolo risorse c'è però anche un problema di qualità degli apprendimenti: il quadro Invalsi sull'italiano quattro anni dopo Serianni mostra che solo il 51,7% dei diplomati raggiunge un livello adeguato nella lingua nazionale, in calo di quasi cinque punti in un anno. Un dato che rende il 3,9% italiano meno una scelta contabile e più una scelta politica.

La prossima Legge di Bilancio, in arrivo in autunno, sarà il primo banco di prova concreto: senza una voce specifica di finanziamento per scuola e sanità dentro lo stesso decreto che autorizza lo scostamento per la difesa, la promessa di Giorgetti resta un impegno politico, non un vincolo di bilancio.

Domande frequenti

L'aumento delle spese militari al 5% del PIL comporterà tagli al finanziamento della scuola?

Secondo il ministro Giorgetti, l'aumento delle spese militari non comporterà tagli a scuola e sanità, ma sarà coperto tramite flessibilità europea, scostamento di bilancio e una clausola di salvaguardia nazionale.

Come si prevede di finanziare l'aumento delle spese militari senza intaccare altri settori?

La copertura dell'aumento delle spese militari avverrà tramite un nuovo scostamento di bilancio, cioè nuovo debito, oltre all'uso della flessibilità europea e alla richiesta di una clausola nazionale presso il Parlamento.

Qual è il divario tra la spesa pubblica italiana per istruzione e quella degli altri paesi europei?

Nel 2023, la spesa pubblica italiana per istruzione era il 3,9% del PIL, contro il 4,7% della media UE, con una differenza in valore assoluto di circa 17 miliardi di euro l'anno rispetto ai paesi europei con analogo PIL.

Quali rischi concreti corre il settore scolastico a causa dello scostamento di bilancio?

Lo scostamento di bilancio aumenta il debito pubblico e riduce i margini per future manovre, il che storicamente penalizza le spese discrezionali della scuola, come il rinnovo dei contratti, l'edilizia scolastica e l'ampliamento del tempo pieno.

Il rafforzamento della difesa prevede investimenti che interessano anche la scuola?

Sì, il 1,5% della quota destinata a sicurezza e resilienza include anche la protezione dei sistemi informativi, un tema rilevante per le scuole soprattutto per quanto riguarda privacy e cybersecurity.

Cosa dovrebbe prevedere la prossima Legge di Bilancio per garantire i fondi alla scuola?

Per garantire i fondi, la Legge di Bilancio dovrebbe inserire una voce specifica di finanziamento per scuola e sanità all'interno dello stesso decreto che autorizza lo scostamento per la difesa; altrimenti, la promessa rimane solo un impegno politico.

Pubblicato il: 23 luglio 2026 alle ore 14:12

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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