Il 21 luglio 2022 Luca Serianni moriva a Ostia dopo tre giorni di coma. Quattro anni dopo, la sua visione dell'italiano a scuola torna al centro del dibattito con i dati del Rapporto Invalsi 2025 sulla scuola secondaria che confermano una fragilità profonda: solo il 51,7% dei diplomati raggiunge un livello adeguato in italiano, in calo di 4,8 punti rispetto al 2024.
Il congedo alla Sapienza e il MUNDI
Serianni, ordinario di Storia della lingua italiana alla Sapienza fino al 2017, fu investito da un'automobile mentre attraversava sulle strisce pedonali a Ostia il 18 luglio 2022, non lontano dalla sua abitazione. Aveva 74 anni. Pochi giorni prima, il 12 luglio 2022, aveva visto aprire a Firenze il MUNDI, il Museo nazionale dell'italiano, ospitato nell'ex monastero della Santissima Concezione all'interno del complesso di Santa Maria Novella: un progetto che coordinava dai primi anni Duemila insieme all'Accademia della Crusca, all'Istituto Treccani e all'Accademia dei Lincei. La lezione di congedo alla Sapienza, il 14 giugno 2017, aveva scelto proprio l'insegnamento come tema: agli studenti Serianni disse che 'chi sceglie di fare l'insegnante non può permettersi il lusso di essere pessimista, perché ogni allievo è una risorsa preziosa'.
Meno analisi logica, più riassunti: la lezione al banco di prova Invalsi
Nell'intervista a Repubblica del 2014 Serianni condensò la sua proposta didattica su tre punti. Primo: ridurre il peso della teoria grammaticale, in particolare nella scuola media e nel biennio, dove secondo il linguista si sfiorava 'l'ossessione su nozioni di analisi logica del tutto inutili' come distinguere il complemento di compagnia dal complemento d'unione. Secondo: spostare il baricentro sulla componente semantica e sulla padronanza lessicale, perché 'scrivere bene implica leggere bene'. Terzo: privilegiare il riassunto come esercizio principale al posto del tema generico, definendolo il genere che verifica la comprensione, educa alla sintesi e allena a selezionare le informazioni.
I dati del Rapporto Invalsi 2025 rendono oggi la misura del problema che il linguista voleva affrontare. Alla fine della primaria il 75,2% degli alunni raggiunge il livello base in italiano, ma il dato scende al 56,8% in terza media e al 51,7% al termine della secondaria di secondo grado, con una contrazione di 4,8 punti rispetto al 2024 e un divario ancora non colmato con i livelli pre-pandemici. Nel Sud e nelle Isole meno della metà degli studenti raggiunge i traguardi previsti nella comprensione dei testi scritti. Il tema della lettura estiva, e di chi può davvero sostituire i compiti con la lettura, resta legato allo stesso divario: al Sud, secondo l'ultima rilevazione, legge nel tempo libero solo il 47% dei ragazzi. È il paradosso su cui Serianni insisteva da vent'anni: senza lettura non c'è né lessico né scrittura, e nessuna analisi logica compensa la mancanza.
Le Nuove Indicazioni Nazionali seguono solo in parte la rotta
Le Nuove Indicazioni Nazionali 2025 per il primo ciclo, firmate il 9 dicembre 2025 dal ministro Valditara e in vigore dall'anno scolastico 2026/27, raccolgono solo in parte quelle raccomandazioni. La centralità del riassunto e della riscrittura viene ribadita, così come la valorizzazione della scrittura a mano e del corsivo alla primaria e la memorizzazione di poesie come esercizio cognitivo. Sul fronte grammaticale, però, il testo ministeriale chiede di 'ristabilire il valore della regola grammaticale e l'importanza della sintassi': una formulazione che segna un ritorno alla grammatica normativa, distante dalla proposta di spostare il centro sul lessico e sulla componente semantica.
Cambia anche il metodo di correzione. Serianni suggeriva ai docenti di affiancare al rosso e al blu una matita verde per evidenziare le espressioni più efficaci e originali, e per evitare di trasformare il compito in 'un camposanto pieno di croci'. Le Indicazioni non menzionano l'approccio.
L'impatto sui docenti è concreto: dal 2026/27 nei consigli di classe si dovrà tornare a lavorare con gli alunni sulla riflessione grammaticale come regola, non come descrizione degli usi. Le classi con maggiori fragilità in italiano, statisticamente concentrate al Sud, sono le stesse chiamate a mettere in pratica un curricolo più esigente sul piano formale.
Il primo settembre 2026 entreranno in aula i docenti con il nuovo curricolo. La domanda che l'anniversario di Serianni lascia aperta è se una scuola che rimette la regola grammaticale prima della lettura riuscirà a invertire una curva che, a leggere l'Invalsi, si sta ancora abbassando.
Domande frequenti
Cosa evidenziano i dati del Rapporto Invalsi 2025 sull'apprendimento dell'italiano a scuola?
Il Rapporto Invalsi 2025 mostra una fragilità crescente nell'apprendimento dell'italiano: solo il 51,7% dei diplomati raggiunge un livello adeguato, con un calo di 4,8 punti rispetto al 2024 e un divario ancora aperto rispetto ai livelli pre-pandemici.
Quali erano le principali proposte didattiche di Luca Serianni per l'insegnamento dell'italiano?
Serianni proponeva di ridurre il peso della teoria grammaticale, concentrarsi sulla comprensione e il lessico, e privilegiare il riassunto come esercizio principale per sviluppare capacità di sintesi e comprensione.
Come si differenziano le Nuove Indicazioni Nazionali 2025 dalle proposte di Serianni?
Le Nuove Indicazioni Nazionali riprendono solo in parte le raccomandazioni di Serianni, ribadendo l'importanza del riassunto e della scrittura a mano, ma tornando a dare centralità alla regola grammaticale e alla sintassi, distanziandosi dall'approccio orientato al lessico e alla semantica.
Quali sono le principali difficoltà riscontrate dagli studenti del Sud e delle Isole secondo il Rapporto Invalsi?
Nel Sud e nelle Isole, meno della metà degli studenti raggiunge i traguardi previsti nella comprensione dei testi scritti e solo il 47% dei ragazzi legge nel tempo libero, evidenziando un divario significativo rispetto ad altre aree del Paese.
In che modo cambierà il ruolo dei docenti con l'introduzione del nuovo curricolo dal 2026/27?
Dal 2026/27 i docenti dovranno tornare a lavorare con gli alunni sulla riflessione grammaticale come regola, con un approccio più formale e normativo, soprattutto nelle classi con maggiori fragilità linguistiche.