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Ceresole Reale a 139 abitanti: chiude la primaria più piccola
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Ceresole Reale a 139 abitanti: chiude la primaria più piccola

Da settembre 2026 chiude la scuola di Ceresole Reale: 139 residenti, -6,7% in un anno. Cosa dice la sentenza del Consiglio di Stato.

Il 1° settembre 2026 la scuola primaria di Ceresole Reale, in provincia di Torino, non riaprirà. Gli ultimi due alunni, due fratelli, scenderanno a valle a Locana. Il paese, a 1.620 metri nel Parco del Gran Paradiso, conta 139 residenti al 1° gennaio 2026 secondo l'ISTAT: dieci in meno rispetto al 2025, un calo del 6,7% in dodici mesi.

Il paese oggi: 139 abitanti, indice di vecchiaia a 205

La primaria della Comune di Ceresole Reale - scuola primaria sopravviveva da anni come pluriclasse sussidiata dalla Regione Piemonte per le zone di montagna. Negli anni '50-'60 il paese contava circa 250 residenti, oggi ne restano 139. Al Censimento 2011 la popolazione sotto i 6 anni si fermava già al 2,5%, contro il 5,6% del dato nazionale. L'indice di vecchiaia locale era di 205, quello italiano di 148,7. La discesa demografica è quindi strutturale, non congiunturale: la fase negativa è continua da cinque anni consecutivi e ha superato le misure regionali di sostegno alle pluriclassi montane.

Primaria italiana: -54.174 alunni in un anno, -560mila in cinque

Il caso Ceresole non è un'eccezione folcloristica. Nell'anno scolastico 2023/2024, secondo i dati ISTAT sull'istruzione scolastica 2023/2024, la scuola primaria ha perso 54.174 iscritti in dodici mesi, fermandosi a 2.433.462 alunni. In cinque anni la popolazione scolastica complessiva è calata di oltre 560mila studenti (-6,6%), attestandosi a 7.996.318 iscritti totali. Anche la scuola dell'infanzia perde 38.170 bambini e la secondaria di primo grado 25.589 alunni: il fronte arretrato dei nuovi ingressi si sta erodendo su tutti i livelli. La curva è la stessa che si osserva nei comuni montani, solo più lenta: il calo demografico che a Ceresole produce la chiusura del plesso, a livello nazionale sta comprimendo l'intero sistema.

In Piemonte, nel solo 2025, sono state 103 le scuole che hanno chiesto una deroga per restare aperte nonostante il numero di iscritti sotto soglia, distribuite in 69 comuni montani. Nei territori con minoranze linguistiche, piccole isole e comuni montani una pluriclasse di primaria può essere autorizzata con un minimo di 8 alunni. Sotto quel limite scatta la deroga annuale, che a Ceresole Reale con due iscritti scesi a uno non è più bastata. Il divario è anche geografico: i dati ISTAT per l'anno 2023/2024 mostrano una primaria concentrata nel Nord-ovest, con 650.821 iscritti, e nel Sud, con 570.749, mentre il Centro si ferma a 469.083 e le Isole a 263.574. Nei borghi alpini e appenninici sotto i mille residenti la pressione sulla soglia è quotidiana: una nascita in più o in meno decide la sopravvivenza di un plesso per l'anno successivo.

Cosa dice il Consiglio di Stato

Con la sentenza n. 2202/2025 il Consiglio di Stato ha fissato un principio giuridico chiaro: le scuole di montagna possono essere chiuse solo in casi del tutto eccezionali. I giudici hanno richiamato l'articolo 44 della Costituzione, che prevede provvedimenti a favore delle zone montane, e hanno riconosciuto ai plessi alpini e appenninici una funzione di coesione sociale e contrasto allo spopolamento oltre a quella didattica. La cornice è quella di un Paese che discute di divieto smartphone nelle scuole e confronto europeo, mentre nei borghi di montagna la questione è più semplice: esistere ancora. Sul piano organizzativo, UNCEM ha chiesto un tavolo permanente al Ministero per rivedere il modello dei plessi nei piccoli comuni, anche alla luce della Strategia Aree Interne e del nuovo DPCM 121 del maggio 2026, che ha ridefinito i criteri di classificazione dei comuni montani con parametri geomorfologici e altimetrici rigidi.

Nel concreto, la famiglia degli ultimi due alunni ha preferito iscrivere entrambi i figli a Locana per garantire una socialità minima, evitando che il minore restasse solo in un'aula intera. Lo scuolabus, giù per la Valle Orco, aggiunge chilometri e tempo quotidiano a bambini della primaria, con neve e ghiaccio da novembre a marzo. Il Comune non ha cambiato la destinazione d'uso dell'edificio: l'autorizzazione ministeriale sarà rinnovata anno per anno, in attesa che una bimba residente raggiunga l'età scolare. Tra due anni la campanella potrebbe tornare a suonare tra gli stambecchi. Se non succederà, i 139 residenti saranno ancora meno.

Domande frequenti

Perché la scuola primaria di Ceresole Reale chiude?

La scuola chiude a causa del calo demografico: al 1° settembre 2026 rimarranno solo due alunni, insufficienti anche per la deroga regionale alle pluriclassi montane.

Cosa succederà agli studenti rimasti dopo la chiusura della scuola?

Gli ultimi due alunni si sposteranno a Locana, un paese a valle, per continuare la frequenza scolastica e garantire una maggiore socialità.

Quali sono le cause principali della chiusura delle scuole nei comuni montani?

La principale causa è il calo demografico strutturale, con un continuo invecchiamento della popolazione e poche nascite, che rende insostenibile mantenere le scuole aperte con numeri così bassi di alunni.

Quali provvedimenti sono previsti per le scuole di montagna secondo il Consiglio di Stato?

Il Consiglio di Stato stabilisce che le scuole di montagna possono essere chiuse solo in casi eccezionali, riconoscendo il loro ruolo sociale e di contrasto allo spopolamento, oltre a quello educativo.

Esistono deroghe per mantenere aperte le scuole con pochi iscritti?

Sì, in aree montane una pluriclasse di primaria può essere autorizzata con almeno 8 alunni; sotto questo limite è possibile una deroga annuale, che però a Ceresole Reale non è più stata sufficiente.

Il fenomeno della chiusura delle scuole riguarda solo Ceresole Reale?

No, la situazione di Ceresole riflette un trend nazionale: nell'anno scolastico 2023/2024 la scuola primaria italiana ha perso oltre 54.000 alunni in un solo anno e oltre 560.000 in cinque anni.

Pubblicato il: 19 luglio 2026 alle ore 10:25

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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