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Smartphone a scuola: l’Italia a confronto con gli altri Paesi europei
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Smartphone a scuola: l’Italia a confronto con gli altri Paesi europei

In Italia divieto totale per elementari, medie e superiori dal 2025. In Francia sperimentazione, in Grecia solo dagli 11 anni. Il quadro Ue.

L'Italia è tra i Paesi europei con il divieto più esteso di smartphone a scuola. Dall'anno scolastico 2025/2026 il cellulare è bandito in tutte le ore didattiche del primo e del secondo ciclo, salvo eccezioni previste per gli studenti con disabilità o disturbi specifici dell'apprendimento. Il quadro europeo che fa da sfondo alla scelta italiana resta però frammentato: divieti totali in alcuni Paesi, regole per fasce d'età in altri, sperimentazioni ancora in corso in Francia. Il servizio del progetto internazionale PULSE, pubblicato dal Sole 24 Ore, mette in fila le principali strategie nazionali e conferma una direzione comune.

Il modello italiano: divieto totale per il primo e il secondo ciclo

La nota ministeriale del giugno 2025 estende alle scuole superiori il divieto già introdotto per il primo ciclo con la circolare Valditara sul divieto di smartphone alle elementari e medie del luglio 2024. Il telefono resta ammesso solo per gli studenti seguiti da Piano educativo individualizzato o Piano didattico personalizzato, oppure per motivate necessità personali documentate. Il Ministero motiva la scelta richiamando gli effetti documentati dalla ricerca scientifica su concentrazione, benessere psicologico e rendimento degli adolescenti.

Il progetto PULSE colloca l'Italia in un fronte europeo che comprende anche Austria, Grecia, Croazia, Spagna, Polonia e diversi Paesi dell'Europa centrale e orientale. Nessun altro governo dell'Unione, però, ha finora adottato un divieto altrettanto ampio esteso a tutti i gradi scolastici e a tutta la giornata.

Francia, Grecia e Finlandia: modelli a confronto

In Francia il divieto ai cellulari in classe è in vigore dalle medie dal 2018, ma si sta trasformando in stop totale al telefono in cartella. È in corso la sperimentazione «pausa digitale» in 180 scuole medie e oltre 50.000 studenti, propedeutica all'estensione nazionale votata in prima lettura dall'Assemblea nel gennaio 2026. In Grecia, dall'anno scolastico 2024/2025, gli studenti dagli 11 anni in su devono tenere il telefono spento in cartella per tutto l'orario scolastico: chi rifiuta rischia una giornata di esclusione dalle lezioni.

La Finlandia ha approvato la propria legge nazionale nel 2025, mentre in Germania la decisione resta affidata ai singoli Land. Secondo il monitoraggio della European School Education Platform della Commissione europea, circa il 40% dei sistemi educativi mondiali ha già introdotto una qualche restrizione all'uso del cellulare in aula. Gli osservatori Ue segnalano che i divieti funzionano quando vengono accompagnati da percorsi di educazione all'uso consapevole, non quando restano isolati.

Sul tavolo delle capitali europee non c'è più il se limitare i cellulari, ma il come farlo senza rinunciare all'educazione digitale. Il ruolo del tablet in classe, l'accesso ai social fuori dall'orario scolastico e il coinvolgimento delle famiglie restano tre variabili che ogni Paese sta regolando in modo diverso, con esiti ancora da valutare nei prossimi anni scolastici.

Domande frequenti

Quali sono le principali caratteristiche del divieto di smartphone a scuola in Italia?

In Italia, dal 2025/2026, il divieto di smartphone si applica a tutte le ore didattiche del primo e secondo ciclo scolastico, con eccezioni solo per studenti con bisogni educativi speciali o motivate necessità documentate.

Come si confronta il modello italiano con quello degli altri Paesi europei?

L'Italia adotta uno dei divieti più estesi in Europa, applicato a tutti i gradi scolastici e per l'intera giornata. Altri Paesi, come Francia, Grecia e Finlandia, hanno regole diverse, spesso limitate a specifiche fasce d'età o con sperimentazioni in corso.

Quali sono le motivazioni dietro il divieto italiano all'uso dello smartphone a scuola?

Il Ministero dell'Istruzione italiano motiva il divieto richiamando gli effetti negativi documentati dalla ricerca scientifica su concentrazione, benessere psicologico e rendimento degli adolescenti.

Esistono eccezioni al divieto di smartphone nelle scuole italiane?

Sì, il telefono è ammesso solamente per studenti con Piano educativo individualizzato o Piano didattico personalizzato, oppure in caso di motivate necessità personali adeguatamente documentate.

Quali sono le tendenze comuni in Europa riguardo l'uso dei cellulari a scuola?

A livello europeo vi è una tendenza crescente a introdurre restrizioni, ma i modelli variano molto: alcuni Paesi optano per divieti totali, altri per limitazioni per fasce d'età o sperimentazioni. I divieti sono più efficaci se accompagnati da percorsi di educazione all’uso consapevole dei dispositivi digitali.

Che ruolo hanno tablet e social network nelle scuole europee rispetto agli smartphone?

Il ruolo dei tablet in classe, l'accesso ai social fuori dall'orario scolastico e il coinvolgimento delle famiglie sono regolati diversamente nei vari Paesi europei, e restano temi oggetto di valutazione e sperimentazione per gli anni scolastici futuri.

Pubblicato il: 11 luglio 2026 alle ore 11:24

Natale Labia

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Natale Labia

Giornalista Professionista Giornalista con oltre 30 anni di esperienza, laureato in scienze politiche e relazioni internazionali all’Università La Sapienza di Roma, collaboro a contratto con L’Edicola e Il Mattino di Puglia e Basilicata dove mi occupo di politica e di economia. Per Edunews24 curo l’informazione politica relativa ai temi dell’Istruzione. In particolare, scrivendo delle attività istituzionali con un focus sia sulle iniziative e sui programmi dei Ministeri dell’Istruzione e del Merito, dell’Università e della Ricerca e della Cultura che su quelle delle commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Inoltre, sono amministratore unico di Italialab srl con cui curo uffici stampa pubblici e privati e sviluppo programmi di valorizzazione culturale e di promozione territoriale. In passato ho collaborato con testate nazionali e regionali, in particolare pugliesi, e ho scritto i volumi Il sindaco di Tutti, edito da Il Castello editore e Dal Rosso al Nero. Ho partecipato al volume collettivo edito dalla Fondazione Tatarella e da Giubilei Regnani editore sui trent’anni dalla fondazione di Alleanza nazionale. Per tre legislature sono stato collaboratore parlamentare occupandomi di legge di bilancio e di politiche agroalimentari con particolare riferimento all’export del Made in Italy e al contrasto dell’Italian sounding, collaborando con le Camera di commercio italiane all’estero. Appassionato di storia, di sociologia e di costume, spesso racconto all’interno delle collaborazioni giornalistiche i cambiamenti della società italiana e internazionale attraverso gli usi, le abitudini e i protagonisti che hanno accompagnato negli anni lo sviluppo e la crescita sociale e culturale. Pugliese di nascita, vivo a Roma o in un ipotetico altrove.

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