Chi usa internet in modo problematico dorme peggio, si sente più stressato e trascura relazioni e lavoro. Lo dice uno studio dell'Università di Duisburg-Essen pubblicato il 29 luglio su PLOS One, che ha seguito 900 adulti tedeschi per due settimane con questionari serali.
Tentazione, non stress: il vero motore dell'uso eccessivo
Il gruppo guidato da Andreas Oelker ha classificato l'uso di internet dei partecipanti in tre categorie (patologico, rischioso, non problematico) e ha monitorato ogni sera stress, umore e voglia di andare online. I dati raccolti nel 2025 mostrano che chi usa videogiochi, social o shopping online in modo problematico riporta umore peggiore, stress più alto, tempi di utilizzo più lunghi e trascuratezza delle altre attività quotidiane. Il punto nuovo è però un altro: il fattore che meglio predice l'uso eccessivo di internet non è lo stress in sé, ma l'impulso irrefrenabile di andare online, cioè la tentazione. Piacere e sollievo funzionano come rinforzo del comportamento, secondo lo schema classico delle dipendenze comportamentali. Gli autori parlano di un meccanismo affettivo che collega stati emotivi negativi e uso patologico, con la tentazione al centro.
Perché il dato tedesco pesa anche in Italia
Il campione è tedesco, ma il quadro tocca da vicino il caso italiano. Secondo il rapporto Cittadini e ICT 2025 dell'ISTAT l'83,1% della popolazione dai sei anni in su ha usato internet nei tre mesi precedenti l'intervista e l'87,3% delle famiglie ha un accesso da casa, con divari territoriali ridotti: dalla Toscana al 90,9% alla Calabria all'80,1% di famiglie connesse. La platea esposta al meccanismo descritto dai ricercatori tedeschi è quindi larga quanto la popolazione online. Il dato più problematico riguarda i minori. L'ISS a luglio 2026 ha diffuso i risultati dell'indagine Dipendenze comportamentali nella Generazione Z 2.0, condotta su oltre 18.000 studenti in 198 istituti tra ottobre e dicembre 2025: il 17,3% degli 11-13enni e il 17,9% dei 14-17enni presenta almeno un comportamento problematico tra social media, gaming e gioco d'azzardo, per un totale stimato di circa 680.000 ragazzi. Gaming problematico al 13,6% nelle scuole medie, gioco d'azzardo al 22,1% nelle superiori. I due dati letti insieme raccontano lo stesso fenomeno che PLOS One descrive dal lato affettivo: uso quotidiano vasto e tentazione come motore. Non è casuale che l'esposizione a fattori di stress ambientale, come nelle notti tropicali e nello stress da calore analizzati in Italia, aumenti nella pratica clinica la propensione a cedere agli stimoli ripetitivi digitali.
Cosa cambia per chi passa molte ore online
Il messaggio operativo dello studio riguarda i segnali di allarme: tempi di utilizzo che si allungano progressivamente, attività quotidiane trascurate (lavoro, studio, sport, relazioni), sensazione di sollievo o piacere non tanto durante l'uso quanto nel momento di cedere alla tentazione. Sono gli stessi indicatori usati dai centri per le dipendenze comportamentali. Per gli adulti la letteratura clinica suggerisce interventi basati sul controllo dello stimolo: silenziare notifiche, ridurre i gruppi in cui si è raggiungibili, tenere il telefono fuori dalla camera da letto, isolare le app di shopping in cartelle difficili da raggiungere. Per i minori, l'ISS raccomanda interventi precoci e integrati che coinvolgano famiglia e scuola. Il tema si intreccia con la salute cognitiva: come mostrano altre ricerche su come lo stress può influenzare i ricordi, lo stress cronico ha effetti misurabili anche sulla memoria e sull'attenzione, moltiplicando i costi di un uso sregolato del digitale.
Il gruppo di Duisburg-Essen segnala che sono necessari studi longitudinali per capire se la tentazione anticipi davvero l'uso patologico o ne sia una conseguenza. Il campo della ricerca è in movimento: filoni come quello sulle stelle ricche di azoto e sul paradigma degli ammassi globulari mostrano come le grandi ipotesi possano cadere quando i dati longitudinali arrivano. Vale anche per lo studio del cervello online.
Domande frequenti
Quali sono i principali effetti di un uso problematico di internet sulla vita quotidiana?
Un uso problematico di internet è associato a peggior qualità del sonno, livelli di stress più elevati, umore peggiore e trascuratezza di attività quotidiane come lavoro, studio, sport e relazioni personali.
Cosa emerge come principale motore dell'uso eccessivo di internet secondo lo studio?
Lo studio evidenzia che il vero motore dell'uso eccessivo di internet non è lo stress, ma la tentazione, ovvero l'impulso irrefrenabile di andare online, che funge da rinforzo comportamentale tipico delle dipendenze.
Quali sono i segnali di allarme che indicano un possibile uso patologico di internet?
I segnali di allarme includono un progressivo aumento dei tempi di utilizzo, trascuratezza delle attività quotidiane e una sensazione di sollievo o piacere soprattutto al momento di cedere alla tentazione di andare online.
Qual è la situazione in Italia riguardo l’uso problematico di internet tra i minori?
In Italia, circa il 17-18% degli adolescenti presenta almeno un comportamento problematico legato a social media, gaming o gioco d'azzardo, con il gaming problematico particolarmente diffuso nelle scuole medie e il gioco d'azzardo nelle superiori.
Quali strategie sono consigliate per limitare l’uso eccessivo di internet negli adulti e nei minori?
Per gli adulti si consiglia il controllo dello stimolo, come silenziare notifiche o isolare app, mentre per i minori sono raccomandati interventi precoci e integrati che coinvolgano famiglia e scuola.
Cosa suggeriscono i ricercatori sulla relazione tra tentazione e uso patologico di internet?
I ricercatori sottolineano la necessità di studi longitudinali per chiarire se la tentazione anticipi l’uso patologico di internet o ne sia una conseguenza, indicando che la ricerca in questo ambito è ancora in evoluzione.