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Notti tropicali e stress da calore: cosa dice lo studio ECMWF per l'Italia
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Notti tropicali e stress da calore: cosa dice lo studio ECMWF per l'Italia

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Lo studio Nature: notti più calde dei giorni. In Italia Napoli ha 53 notti tropicali in più rispetto al 1971-2000 e il piano caldo copre 27 città.

Un miliardo di persone in più affronta almeno un giorno all'anno di stress da calore estremo rispetto al 1970. Lo certifica uno studio dell'European Centre for Medium-Range Weather Forecasts pubblicato su Nature Climate Change il 22 giugno 2026. Per l'Italia il dato che colpisce non sta tanto nei giorni, quanto nelle notti: a Napoli ne sono comparse 53 in più all'anno rispetto al periodo 1971-2000.

I numeri globali e la soglia UTCI

Il team guidato da Rebecca Emerton ha analizzato 75 anni di dati climatici, dal 1950 al 2024, usando lo Universal Thermal Climate Index. È un indice che misura la temperatura percepita combinando temperatura dell'aria, umidità, vento e radiazione solare. La soglia di stress da calore forte scatta a 32°C UTCI, quella di stress estremo a 46°C. L'esposizione ad almeno un giorno di stress estremo è passata dal 16% della popolazione mondiale al 22%, equivalente a circa un miliardo di persone in più.

Le regioni più colpite sono il Nord Africa, il Sud America e la fascia meridionale del Nord America. In Europa meridionale gli episodi annui di stress da calore sono saliti da una media di 112 a una di 133 fra il 2015 e il 2024. Fino a 50 giorni e notti aggiuntivi ogni anno mostrano oggi condizioni che negli anni Settanta erano eccezionali. La frequenza di episodi estremi in Europa è 2,5 volte più alta rispetto al decennio di partenza.

Notti tropicali: a Napoli 53 in più rispetto al 1971-2000

Le notti si scaldano più dei giorni. La temperatura percepita nelle notti estremamente calde cresce di 0,32°C per decennio, quella dei giorni più caldi di 0,27°C. È una differenza che pesa sulla salute umana: senza un raffreddamento notturno il corpo non riesce a smaltire lo stress termico accumulato durante il giorno, e questo concentra il rischio sugli anziani e sui malati cronici.

I dati ISTAT lo confermano per l'Italia. Rispetto alla media climatica 1971-2000, nel 2020 Napoli ha registrato 53 notti tropicali in più all'anno, cioè notti con minima sopra i 20°C, Milano +34, Catanzaro +33 e Palermo +27. La media dei capoluoghi è salita a 56 notti tropicali nel 2020. L'aumento riguarda 96 città italiane e coinvolge sia il Sud sia la pianura Padana, dove il dossier ISTAT sulle notti tropicali indica Oristano a +65 notti e Bologna a +47.

La metodologia UTCI usata dall'ECMWF si appoggia ai dati ERA5 di Copernicus e ad analisi computazionali sempre più sofisticate, dove l'intelligenza artificiale entra stabilmente nei modelli atmosferici, come illustrato dalla crescita di Llama di Meta e delle sue applicazioni nella ricerca. La ricerca scientifica accelera anche su altri fronti, dalla scoperta del cratere d'impatto più antico mai documentato alle nuove frontiere dei materiali sintetici.

Il piano caldo per l'estate 2026 copre 27 città

Dal 25 maggio al 20 settembre 2026 il Ministero della Salute pubblica i bollettini quotidiani sulle ondate di calore per 27 città italiane, attivati con la circolare ministeriale 3873 del 21 maggio. Il Sistema di Sorveglianza della Mortalità giornaliera, SiSMG, monitora invece 54 città e segnala in tempo reale gli eccessi di decessi associati alle ondate di calore.

Il piano funziona. L'estate 2024, la più calda di sempre con un'anomalia di +1,76°C in Italia e +2°C al Centro-Sud, ha chiuso con un +2% di mortalità complessiva, contenuto rispetto al +15% del 2022. L'estate 2025 è stato il terzo anno consecutivo senza eccesso di mortalità estiva. Il punto debole restano gli over 85, dove l'incremento di decessi resta più alto della media.

L'estate 2026 metterà alla prova un sistema sanitario che finora ha tenuto. Con notti tropicali in crescita strutturale, non più anomalia ma normalità nelle città italiane, il margine di sicurezza si assottiglia anno dopo anno.

Domande frequenti

Cos'è lo stress da calore secondo lo studio ECMWF e come viene misurato?

Lo stress da calore è una condizione climatica in cui la temperatura percepita supera determinate soglie, mettendo a rischio la salute umana. Lo studio ECMWF lo misura tramite lo Universal Thermal Climate Index (UTCI), che combina temperatura, umidità, vento e radiazione solare per valutare il livello di disagio termico.

Quali sono i principali risultati dello studio per l'Italia riguardo alle notti tropicali?

In Italia, il fenomeno più rilevante è l'aumento delle notti tropicali, ovvero notti con temperature minime sopra i 20°C. A Napoli, ad esempio, sono state registrate 53 notti tropicali in più all'anno rispetto al periodo 1971-2000, e l'aumento coinvolge numerose città sia del Sud che della pianura Padana.

Perché l'aumento delle notti tropicali è particolarmente preoccupante per la salute?

Le notti tropicali impediscono al corpo di recuperare dallo stress termico accumulato durante il giorno, aumentando i rischi per anziani e malati cronici. L'assenza di raffreddamento notturno può portare a un maggior numero di complicanze e decessi nelle fasce più vulnerabili della popolazione.

Come sta rispondendo l'Italia all'aumento degli episodi di calore estremo?

Il Ministero della Salute ha attivato un piano caldo per l'estate 2026 che prevede bollettini quotidiani sulle ondate di calore per 27 città e un sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera su 54 città. Queste misure hanno contribuito a contenere la mortalità estiva, anche se i soggetti over 85 restano particolarmente a rischio.

Quali sono le regioni e le aree del mondo più colpite dallo stress da calore estremo?

Secondo lo studio, le regioni più colpite sono il Nord Africa, il Sud America e la fascia meridionale del Nord America. In Europa meridionale, inclusa l'Italia, il numero di episodi annui di stress da calore è aumentato sensibilmente negli ultimi decenni.

Quali strumenti tecnologici sono stati utilizzati nello studio per analizzare i dati climatici?

Lo studio si basa sui dati climatici ERA5 di Copernicus e utilizza l'UTCI insieme ad analisi computazionali avanzate, tra cui l'applicazione dell'intelligenza artificiale nei modelli atmosferici. Questi strumenti permettono di elaborare grandi quantità di dati e di affinare le previsioni sugli effetti del cambiamento climatico.

Pubblicato il: 23 giugno 2026 alle ore 08:15

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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