Non erano solo i predatori più grandi degli oceani del Cretaceo: l'usura asimmetrica dei becchi fossili rivela che i polpi giganti del genere Nanaimoteuthis mostravano lateralizzazione comportamentale, un fenomeno che nei vertebrati indica intelligenza avanzata. Lo studio è stato pubblicato su Science - studio originale sui polpi del Cretaceo il 23 aprile 2026 dal team di Yasuhiro Iba dell'Universita di Hokkaido, e ha descritto due specie estinte capaci di raggiungere i 19 metri di lunghezza.
La scoperta: 27 fossili e un metodo basato su AI
Il team ha analizzato 27 mandibole fossilizzate di cefalopodi del Cretaceo tardivo, datate tra 100 e 72 milioni di anni fa. I resti appartengono a due specie nuove per la scienza: Nanaimoteuthis jeletzkyi e N. haggarti, rinvenute in depositi del Giappone e sull'isola di Vancouver, in Canada. Le dimensioni stimate per N. haggarti - fino a 19 metri di lunghezza - ne fanno potenzialmente il più grande invertebrato marino mai descritto dalla scienza, paragonabile per mole ai mosasauri che abitavano gli stessi oceani.
Dodici dei 27 fossili non sono emersi da scavi tradizionali. I ricercatori hanno sviluppato un metodo chiamato digital fossil mining: campioni di roccia giapponese affettati strato per strato con un sistema di imaging ad alta risoluzione (grinding tomography), le cui immagini sono state poi elaborate da un modello di AI addestrato a riconoscere strutture organiche nascoste nelle rocce. Una tecnica che ha restituito alla scienza creature rimaste invisibili per decenni. Il metodo incrocia paleontologia e intelligenza artificiale in un modo che riflette la stessa spinta alla ricerca interdisciplinare sostenuta dai nuovi fondi per la ricerca universitaria 2025.
La lateralizzazione: le radici ancestrali dell'intelligenza dei polpi
Il dato più inatteso non riguarda le dimensioni. I ricercatori hanno rilevato che il lato destro dei becchi fossili era sistematicamente più consumato rispetto al sinistro, con graffi e scheggiature in misura superiore a qualsiasi cefalopode moderno conosciuto. Questo schema di usura asimmetrica è definito lateralizzazione comportamentale: nei vertebrati indica che il cervello funziona in modo asimmetrico, con emisferi specializzati in compiti diversi, ed è considerato uno dei marcatori più solidi dell'intelligenza avanzata.
I polpi moderni (Octopus vulgaris) sono gli invertebrati cognitivamente più dotati del pianeta: circa 500 milioni di neuroni, due terzi dei quali distribuiti tra le braccia come mini-cervelli periferici. Risolvono problemi complessi, imparano per osservazione, usano strumenti. La scoperta sposta l'origine di queste capacita almeno 100 milioni di anni più indietro rispetto a quanto finora ipotizzato. Come le scoperte sul cacao hanno rivelato una storia di 75 milioni di anni, anche la storia dell'intelligenza degli invertebrati si allunga verso un passato molto più profondo di quanto i fossili conosciuti suggerissero.
I polpi giganti del Cretaceo appartenevano al sottordine Cirrata, caratterizzato da alette natatorie e filamenti sulle ventose delle braccia. La lateralizzazione rilevata nei loro becchi suggerisce strutture cerebrali avanzate già 100 milioni di anni fa, mentre i dinosauri regnavano sulla terraferma: un percorso evolutivo parallelo a quello dei vertebrati, indipendente ma capace di arrivare a risultati simili in termini di organizzazione cognitiva. Le ricerche sul cervello lungo scale temporali diverse - incluse quelle sui segnali precoci di invecchiamento cerebrale tra i 44 e i 67 anni - mostrano quanto la neurobiologia continui a sorprendere quando guarda in profondità.
Un Cretaceo da riscrivere
Per circa 370 milioni di anni, la cima della catena alimentare marina era stata appannaggio dei vertebrati. Il Cretaceo tardivo sembrava non fare eccezione: mosasauri da 17 metri, plesiosauri, grandi pesci ossei. Lo studio di Iba dimostra invece che quei vertebrati condividevano il vertice con invertebrati della stessa scala, capaci di attaccare le stesse prede e probabilmente di competere con loro per le risorse.
L'intensità dell'usura sui becchi indica una caccia continuata per tutta la vita dell'animale, con prede coriacee: gusci, scheletri, ossa. Con il metodo di digital fossil mining già applicato ai depositi di Hokkaido, altri siti inesplorati in Giappone, Canada e altrove potrebbero restituire nuove specie e ridisegnare ancora una volta la mappa dei predatori apicali negli oceani preistorici.
Domande frequenti
Cosa rende Nanaimoteuthis haggarti un ritrovamento eccezionale?
Nanaimoteuthis haggarti è eccezionale per le sue dimensioni stimate fino a 19 metri, che ne fanno probabilmente il più grande invertebrato marino mai descritto dalla scienza, e per la scoperta di una lateralizzazione comportamentale che indica intelligenza avanzata già nel Cretaceo.
In cosa consiste la lateralizzazione comportamentale osservata nei polpi fossili?
La lateralizzazione comportamentale osservata consiste in un'usura asimmetrica dei becchi fossili, con il lato destro più consumato del sinistro, indizio di una specializzazione cerebrale simile a quella presente nei vertebrati intelligenti.
Come sono stati scoperti e analizzati i fossili di Nanaimoteuthis?
I fossili sono stati scoperti utilizzando il digital fossil mining, una tecnica che combina imaging ad alta risoluzione e intelligenza artificiale per identificare strutture organiche nascoste nelle rocce, permettendo di individuare esemplari rimasti invisibili con metodi tradizionali.
Qual è il significato evolutivo della scoperta sulla lateralizzazione nei polpi del Cretaceo?
La scoperta suggerisce che forme di intelligenza avanzata nei cefalopodi si siano sviluppate già 100 milioni di anni fa, in parallelo ma in modo indipendente rispetto ai vertebrati, anticipando di molto le precedenti ipotesi sull'evoluzione cognitiva degli invertebrati.
Quali sono le implicazioni della scoperta per la comprensione dei predatori marini del Cretaceo?
La presenza di polpi giganti come predatori apicali indica che gli invertebrati potevano competere con i grandi vertebrati marini per le stesse prede e risorse, ridefinendo il quadro ecologico degli oceani cretacei.
Ci sono prospettive future per nuove scoperte simili?
Sì, l'applicazione del digital fossil mining ad altri depositi potrebbe portare al ritrovamento di nuove specie di cefalopodi giganti e a una revisione ulteriore della storia dei predatori marini preistorici.