Il Sole è il rimovitore di detriti spaziali più efficiente che esista, ma la stessa attività che pulisce l'orbita ha quasi distrutto parte della costellazione Starlink. Uno studio pubblicato il 5 maggio 2026 su Frontiers in Astronomy and Space Sciences identifica per la prima volta una soglia precisa: quando il numero di macchie solari supera il 67-75% del picco del suo ciclo undecennale, i detriti in orbita terrestre bassa accelerano la discesa in modo netto e misurabile.
La soglia al 67-75% e il meccanismo fisico
La termosfera, la fascia atmosferica tra 100 e 1.000 km di quota, si riscalda e si espande durante le fasi di intensa attività solare. Anche rarefatta, una termosfera più densa oppone resistenza agli oggetti in orbita - il cosiddetto drag atmosferico - rallentandoli progressivamente fino alla quota di rientro, dove si disintegrano.
Il team guidato da Ayisha M. Ashruf del Vikram Sarabhai Space Centre, in India, ha analizzato 17 detriti in orbita tra 600 e 800 km, tutti lanciati negli anni '60 e mai rientrati. Seguiti per 36 anni attraverso i cicli solari 22, 23 e 24, i dati orbitali sono stati incrociati con gli indici solari del Centro di ricerca tedesco per le geoscienze: numero di macchie, emissioni radio e radiazione ultravioletta estrema (EUV). Il risultato: oltre la soglia del 67-75% del picco di ciclo, il tasso di decadimento orbitale sale bruscamente. Lo studio completo su Frontiers in Astronomy and Space Sciences
Il ciclo 25 e il costo per i satelliti moderni
Il massimo del ciclo 25, culminato a fine 2024, ha già dimostrato queste conseguenze. Nella fase ascendente del ciclo, alcuni satelliti Starlink di prima generazione non avevano raggiunto l'orbita operativa: durante alcune tempeste geomagnetiche la densità della termosfera era aumentata di quasi il 50%, rendendo impossibile la risalita con il carburante disponibile. Quegli oggetti sono diventati essi stessi detriti prima ancora di entrare in servizio.
Nel primo semestre 2025 la costellazione Starlink ha eseguito 145.000 manovre automatiche di evitamento collisione, circa quattro per satellite al mese. Ogni manovra consuma carburante e accorcia la vita operativa. A gennaio 2026 SpaceX ha avviato l'abbassamento di circa 4.400 satelliti da 550 a 480 km di quota: a quella altitudine, anche durante il minimo solare atteso nei primi anni '30, il decadimento orbitale sarà oltre l'80% più rapido rispetto ai 550 km, riducendo il tempo di permanenza degli oggetti non più operativi.
17 oggetti dagli anni '60, 43.000 tracciati oggi
Quando i 17 detriti analizzati furono lanciati, l'orbita era pressoché vuota. Oggi i sistemi di sorveglianza tracciano oltre 43.000 oggetti di diametro superiore a 10 centimetri, secondo i dati ESA aggiornati sui detriti spaziali; i frammenti superiori a 1 centimetro non tracciabili sono circa 1,2 milioni. Il problema non è solo quantitativo: a queste velocità orbitali, anche frammenti piccoli impattano con energia distruttiva, spingendo la ricerca verso schermi e rivestimenti sempre più resistenti - terreno in cui innovazioni come i diamanti sintetici più duri del naturale sviluppati da ricercatori cinesi potrebbero trovare applicazione. L'interazione tra oggetti spaziali e Terra è un fenomeno antico: il cratere di impatto più antico mai scoperto risale a oltre 3,5 miliardi di anni fa.
Identificare la soglia al 67-75% consente di aggiornare i modelli predittivi di decadimento orbitale nelle fasi di picco solare, riducendo il margine di errore nelle previsioni di rientro e permettendo manovre di evitamento pianificate con settimane di anticipo. Come scrive Ashruf nello studio, questi oggetti degli anni '60 servono ancora come strumento prezioso per studiare gli effetti a lungo termine dell'attività solare sulla termosfera. Il monitoraggio continuo del Sole è la condizione necessaria: strumenti come il progetto Solaris che osserva il Sole dall'Antartide permettono di seguire i cicli solari in condizioni uniche, migliorando le previsioni per la gestione del traffico orbitale.
Il prossimo minimo solare, atteso nei primi anni '30, rallenterà il decadimento naturale dei detriti. SpaceX l'ha già anticipato abbassando i satelliti: a 480 km la caduta sarà più veloce con o senza l'aiuto del Sole.
Domande frequenti
Come influisce l'attività solare sul decadimento dei detriti spaziali?
Durante le fasi di intensa attività solare, la termosfera si riscalda ed espande, aumentando la resistenza atmosferica e accelerando la discesa dei detriti in orbita terrestre bassa.
Qual è la soglia critica di attività solare che accelera la caduta dei detriti?
La soglia identificata dallo studio corrisponde a quando il numero di macchie solari supera il 67-75% del picco del ciclo undecennale solare; oltre questo valore, il tasso di decadimento orbitale aumenta bruscamente.
In che modo l'attività solare ha influenzato la costellazione Starlink?
Durante il massimo del ciclo solare 25, l'aumento della densità atmosferica ha impedito a diversi satelliti Starlink di raggiungere l'orbita operativa, trasformandoli in detriti prima dell'entrata in servizio e costringendo la costellazione a eseguire numerose manovre di evitamento.
Perché SpaceX ha abbassato l'orbita di molti satelliti Starlink a 480 km?
SpaceX ha abbassato circa 4.400 satelliti per accelerare il decadimento orbitale, riducendo la permanenza in orbita dei satelliti non più operativi, anche durante i futuri minimi solari.
Quali sono le implicazioni per la gestione dei detriti spaziali con l'aumento degli oggetti in orbita?
Con oltre 43.000 oggetti tracciati e milioni di frammenti piccoli, è fondamentale migliorare i modelli predittivi e sviluppare materiali più resistenti per ridurre i rischi di collisione e garantire la sicurezza delle operazioni spaziali.
Come contribuisce il monitoraggio solare alla gestione del traffico orbitale?
Il monitoraggio continuo del Sole, tramite progetti come Solaris, consente di prevedere meglio le fasi di picco solare e di pianificare con anticipo le manovre di evitamento, migliorando la gestione del traffico e dei detriti spaziali.