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Plutone: pianeta o “pianeta nano”? Un dibattito ancora aperto
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Plutone: pianeta o “pianeta nano”? Un dibattito ancora aperto

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Dal 2006 Plutone è un pianeta nano. Scopri i tre criteri IAU, perché Eris ha cambiato tutto e cosa vuole davvero la NASA nel 2026.

Indice: In breve | Come Plutone divenne pianeta nano nel 2006 | I tre criteri IAU per definire un pianeta | Il problema della fascia di Kuiper: quanti pianeti? | New Horizons 2015: una visita che ha cambiato la percezione | La proposta del capo NASA nel 2026: cosa cambierebbe | Errori comuni sul declassamento di Plutone | Domande frequenti

In breve

  • Plutone è stato declassato a pianeta nano nel 2006 dall'Unione Astronomica Internazionale (IAU), con una votazione controversa svoltasi a Praga.
  • Il motivo: Plutone non ha ripulito la propria orbita da altri corpi celesti, condizione richiesta dal terzo criterio IAU.
  • Se quel criterio fosse rimosso, il Sistema Solare potrebbe contare centinaia di nuovi pianeti tra gli oggetti della fascia di Kuiper.
  • Nel 2026 il capo della NASA Jared Isaacman ha dichiarato di voler riaprire il dibattito, ma la decisione spetta all'IAU, non alla NASA.
  • La missione New Horizons (2015) ha rivelato che Plutone è geologicamente complesso, con montagne di ghiaccio d'acqua alte oltre 3.000 metri.

Plutone era il nono pianeta del Sistema Solare. Era sui libri di testo, sulle enciclopedie, nelle canzoni mnemoniche che generazioni di studenti imparavano per ricordare l'ordine dei pianeti. Il 24 agosto 2006, con una votazione svoltasi a Praga, l'Unione Astronomica Internazionale ha cambiato le regole e Plutone ne è uscito ridimensionato: pianeta nano, una categoria creata appositamente per lui e per oggetti simili.

Come Plutone divenne pianeta nano nel 2006

Scoperto il 18 febbraio 1930 dall'astronomo Clyde Tombaugh all'Osservatorio Lowell di Flagstaff, in Arizona, Plutone fu accolto come pianeta fin dal primo momento. Per quasi ottant'anni occupò l'ultima posizione nel Sistema Solare. La crisi arrivò nei primi anni Duemila: gli astronomi cominciarono a trovare oggetti sempre più grandi nella fascia di Kuiper, la cintura di corpi ghiacciati che si estende oltre l'orbita di Nettuno.

Il colpo decisivo lo diede Eris, scoperta nel 2005 da Mike Brown e colleghi del Caltech. Eris risultava più massiva di Plutone: se Plutone era un pianeta, Eris avrebbe dovuto esserlo anche lei. E con lei, almeno altri quaranta oggetti già noti e potenzialmente centinaia ancora da catalogare. L'IAU si trovò di fronte a una scelta: allargare l'elenco dei pianeti a dimensioni ingestibili oppure definire criteri più stringenti.

I tre criteri IAU per definire un pianeta

L'IAU optò per i criteri stringenti. La risoluzione B5 del 24 agosto 2006 stabilì che un oggetto è un pianeta solo se soddisfa tutte e tre le condizioni seguenti:

  1. Orbita intorno al Sole (e non attorno a un altro corpo planetario).
  1. Ha massa sufficiente per assumere una forma approssimativamente sferica per effetto della propria gravità.
  1. Ha dominanza gravitazionale nella propria orbita, cioè ha sgomberato la regione circostante da altri corpi minori.

Plutone supera i primi due criteri senza problemi: è sferico e orbita attorno al Sole. Fallisce il terzo. La sua traiettoria si sovrappone a quella di migliaia di oggetti nella fascia di Kuiper, con cui condivide lo spazio orbitale senza averli catturati né espulsi. Il contrasto con la Terra è netto: il nostro pianeta domina gravitazionalmente la propria orbita in misura incomparabilmente maggiore.

Il problema della fascia di Kuiper: quanti pianeti?

Ripristinare Plutone come pianeta senza modificare la definizione sarebbe incoerente: Eris è più massiva di Plutone e si trova nella stessa situazione orbitale. Anche Makemake e Haumea, altri due pianeti nani ufficiali, orbitano nella fascia di Kuiper. Eliminare il terzo criterio IAU aprirebbe una questione molto più ampia: quanti pianeti ha davvero il Sistema Solare?

Secondo alcune stime scientifiche, nella fascia di Kuiper potrebbero esistere centinaia o anche migliaia di oggetti delle dimensioni di Plutone, la maggior parte ancora non catalogata con sufficiente precisione. Una revisione della categoria 'pianeta' richiederebbe definizioni altrettanto precise, un lavoro scientifico che si misura in anni, non in dichiarazioni al Senato americano.

New Horizons 2015: una visita che ha cambiato la percezione

Il 14 luglio 2015 la sonda New Horizons sorvolò Plutone a poche migliaia di chilometri, inviando le prime immagini ad alta risoluzione. Quello che videro i ricercatori sorprese molti: montagne di ghiaccio d'acqua alte oltre 3.000 metri, pianure di azoto solido, segni di attività geologica recente. Il soprannome informale 'cuore di Plutone', per una grande pianura bianca dalla forma inconfondibile, entrò nell'immaginario collettivo.

Queste scoperte hanno alimentato le posizioni di chi vuole riconsiderare il declassamento: se Plutone è così geologicamente vivo, la categoria 'pianeta nano' appare riduttiva. La risposta degli astronomi favorevoli al mantenimento della classificazione è che la complessità geologica non entra nella definizione IAU, la quale riguarda la dinamica orbitale e non la struttura interna del corpo.

La proposta del capo NASA nel 2026: cosa cambierebbe

Il 29 aprile 2026 Jared Isaacman, capo della NASA, ha dichiarato davanti a una commissione del Senato americano di voler lavorare per restituire a Plutone lo status di pianeta. Ha aggiunto che la NASA sta preparando documenti da sottoporre alla comunità scientifica internazionale. La dichiarazione ha fatto discutere, anche perché arrivata durante la stessa testimonianza in cui Isaacman ha sostenuto il taglio del 50% del budget scientifico della NASA.

Il nodo formale è che la NASA non ha autorità su questa classificazione. L'unico organismo che può cambiare la definizione ufficiale di pianeta è l'IAU, un'unione internazionale indipendente che rappresenta migliaia di astronomi di tutto il mondo. Amanda Hendrix, ricercatrice del Planetary Science Institute di Boulder, ha osservato che il dibattito su Plutone distrae dalle vere questioni scientifiche. David Grinspoon, astrobiologo che già nel 2006 si era opposto al declassamento, ha detto di condividere l'obiettivo ma di ritenere controproducente che sia la NASA a guidare una decisione che spetta alla comunità internazionale.

Errori comuni sul declassamento di Plutone

La NASA ha declassato Plutone: la decisione fu presa dall'IAU durante la sua assemblea generale di Praga nell'agosto 2006. La NASA è un'agenzia spaziale nazionale, non un organismo di nomenclatura astronomica internazionale; può esprimere posizioni, ma non deliberare classificazioni ufficiali.

Plutone è privo di interesse scientifico: la missione New Horizons ha smentito questa idea. Le sue caratteristiche geologiche, l'atmosfera di azoto, le probabili interazioni interne tra roccia e ghiaccio lo rendono un oggetto di grande rilevanza per la planetologia. La classificazione riguarda la dinamica orbitale, non il valore scientifico.

Se Plutone torna pianeta, il Sistema Solare torna a 9 pianeti: non necessariamente. Applicare criteri coerenti significherebbe dover valutare anche Eris, Makemake, Haumea e potenzialmente decine di altri oggetti della fascia di Kuiper. Il risultato potrebbe essere un elenco di dodici, quindici o più pianeti.

Il voto IAU del 2006 fu ampiamente condiviso: alla votazione di Praga parteciparono circa 424 astronomi su oltre 10.000 membri IAU. Molti esperti del Sistema Solare esterno, assenti in quella sede, contestarono la decisione come non rappresentativa. Il dibattito interno alla comunità astronomica non si è mai chiuso del tutto.

Domande frequenti

Plutone è ancora considerato un pianeta nano nel 2026?

Sì. La classificazione ufficiale IAU del 2006 non è stata modificata. Plutone è un pianeta nano insieme a Eris, Makemake, Haumea e Cerere. Nel 2026 il capo della NASA ha espresso la volontà di riaprire il dibattito, ma nessuna delibera IAU è in corso.

Chi può decidere se Plutone torna a essere un pianeta?

Solo l'Unione Astronomica Internazionale (IAU) può modificare la classificazione ufficiale. La NASA, come qualsiasi altra agenzia nazionale, può presentare documenti e contribuire al dibattito scientifico, ma non ha potere deliberativo sulla nomenclatura astronomica internazionale.

Perché Eris non è diventata un pianeta invece di declassare Plutone?

Quando Eris fu scoperta nel 2005, il problema era esattamente questo: se si fosse mantenuto il vecchio standard, sia Plutone sia Eris avrebbero dovuto essere pianeti, e con loro decine di altri oggetti simili. L'IAU scelse di definire criteri più restrittivi anziché ampliare indefinitamente l'elenco dei pianeti.

Quanti pianeti nani esistono nel Sistema Solare?

L'IAU ha classificato ufficialmente cinque pianeti nani: Cerere (nella fascia principale degli asteroidi), Plutone, Eris, Makemake e Haumea (nella fascia di Kuiper). Molti astronomi stimano che nella fascia di Kuiper e oltre possano esistere decine o centinaia di corpi analoghi non ancora classificati ufficialmente. Il destino classificatorio di Plutone dipende da un processo scientifico internazionale che la politica può stimolare ma non anticipare per decreto. L'IAU ha già dimostrato nel 2006 che le sue decisioni, anche quando divisive, seguono il consenso della comunità astronomica globale. La prossima parola, se mai arriverà, spetterà ai migliaia di astronomi che ne fanno parte, non a un'agenzia governativa.

Pubblicato il: 6 maggio 2026 alle ore 19:52

Ilaria Brozzi

Articolo creato da

Ilaria Brozzi

Giornalista Pubblicista Ilaria Brozzi è naturalista e biologa con una forte passione per la divulgazione scientifica. Laureata in Scienze Naturali e in Genetica e Biologia Molecolare, nel corso del suo percorso accademico e professionale ha approfondito lo studio dei processi biologici e degli equilibri che regolano i sistemi naturali, sia a livello macroscopico sia molecolare. Ha svolto attività di ricerca presso il CNR–IBPM (Istituto di Biologia e Patologia Molecolari) della Sapienza Università di Roma, occupandosi in particolare di biologia vegetale. Nel corso della sua esperienza professionale ha inoltre avuto modo di confrontarsi con diverse realtà lavorative che, pur non sempre direttamente collegate al suo ambito di studi, hanno contribuito ad ampliare il suo sguardo interdisciplinare e la sua capacità di analizzare fenomeni complessi da prospettive differenti. Parallelamente all’interesse per la ricerca, coltiva da sempre una forte vocazione per la divulgazione scientifica, con particolare attenzione alla trasmissione del sapere alle nuove generazioni e alla promozione di una cultura scientifica consapevole e accessibile. Su edunews24.it si occupa di scuola e università, con un focus sui temi della tecnologia, della ricerca e dell’innovazione scientifica, promuovendo una divulgazione chiara, accessibile e basata su fonti scientifiche affidabili. Tra le sue principali passioni figurano lo sport e la musica, che rappresentano per lei importanti strumenti di equilibrio, disciplina ed energia.

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