GEMS Education aprirà nel 2028 una scuola da 1.100 posti vicino a Stone Town, a Zanzibar. La mossa allarga la mappa delle scuole internazionali in Africa, stimate oggi in circa 1.800 istituti, e segna un cambio di passo per il segmento privato globale del K-12 a guida anglosassone.
Il progetto: campus accanto al patrimonio UNESCO
Il campus sorgerà dentro Infinity Hills, complesso residenziale a ridosso di Stone Town, sito UNESCO dal 2000. GEMS School Management, partner operativo del gruppo, curerà progettazione, reclutamento docenti, sicurezza e gestione operativa con il modello 'ASPIRE', gia usato in altre sedi del network. La scuola accoglierà studenti dalla materna alla maturità con laboratori scientifici, aule ICT e percorsi STEM. Robert Tarn, CEO di GEMS School Management, ha indicato l'obiettivo di trasformare Zanzibar in hub educativo per la regione dell'Oceano Indiano, con progetti gemelli allo studio in Ruanda, Malawi e Tanzania continentale. Samuel Saba, fondatore di Infinity Developments, ha legato l'investimento allo sviluppo delle comunità locali e all'arrivo di nuovi residenti stranieri attratti dal complesso turistico-residenziale.
La mappa globale: 15.075 scuole, 7,7 milioni di studenti
Il segnale Zanzibar va letto dentro una mappa precisa. Secondo l'ultimo censimento ISC Research ripreso da ICEF Monitor a febbraio 2026, nel mondo operano 15.075 scuole internazionali con 7,7 milioni di iscritti e 69,3 miliardi di dollari di rette annue. L'Asia concentra il 58% dell'offerta, l'Africa il 12% (circa 1.800 istituti), le Americhe il 15% e l'Europa il 14%. Africa e Medio Oriente crescono a ritmi superiori rispetto al +2% della media globale: gli Emirati registrano un +7% di nuove sedi nell'ultimo anno, mentre Kenya e Tanzania compaiono ormai stabilmente nei piani di espansione dei grandi gruppi. Il motore non sono più gli espatriati: a trainare la domanda sono le famiglie locali della classe media, che accettano rette anglosassoni pur di garantire ai figli un percorso spendibile nelle università britanniche o nordamericane. La stessa logica che ha portato grandi catene europee a rilevare la scuola internazionale di Paphos a Cipro e ad accelerare le acquisizioni nel Mediterraneo come nel Golfo.
Il confronto con il sistema italiano all'estero
Sul fronte opposto, la rete pubblica italiana fuori confine resta circoscritta. Il portale del MAECI sulle scuole statali italiane all'estero elenca sette istituti statali (Addis Abeba, Atene, Barcellona, Madrid, Istanbul, Parigi, Zurigo) più 92 sezioni italiane attive in scuole straniere o bilingui, dato MAECI aggiornato a febbraio 2025. Numeri che misurano la distanza tra la promozione del 'sistema Italia' nel mondo e la macchina commerciale di operatori come GEMS, che da solo serve oltre 200.000 studenti nella propria rete. Nessuna delle sedi italiane si trova nell'Africa subsahariana: l'unico avamposto continentale resta Addis Abeba, mentre la nuova rotta dell'Oceano Indiano, dove GEMS punta a costruire un hub regionale, vede l'Italia assente. Mentre il dibattito interno si concentra su digitale e IA, come nella visione di Giannelli sull'intelligenza artificiale a scuola, il segmento internazionale fattura quasi 70 miliardi l'anno scegliendo dove far crescere i futuri iscritti delle università anglofone.
Cosa cambia per docenti e famiglie italiane
Per chi insegna o sceglie un percorso scolastico, il caso Zanzibar segnala tre cose concrete. La domanda di docenti madrelingua con esperienza internazionale crescerà in mercati finora marginali: GEMS recluta in tutta la rete con contratti competitivi rispetto al ruolo statale italiano, sia per stipendio base sia per benefit. Le famiglie italiane espatriate troveranno offerta privata più capillare ma a rette anglosassoni, spesso oltre i 15.000 dollari l'anno secondo i listini medi delle scuole gia attive nel network. Sul versante pubblico, la rete MAECI fatica a coprire nuove sedi senza un piano straordinario di organici, già sotto pressione dopo le tensioni che hanno portato allo sciopero nazionale della scuola del 7 maggio. La prima pietra a Stone Town arriverà nei prossimi mesi: la finestra utile per definire una strategia italiana sull'Africa orientale resta aperta, ma si sta restringendo mentre i competitor anglofoni piantano paletti.
Domande frequenti
Quali sono le caratteristiche principali della nuova scuola internazionale GEMS a Zanzibar?
La scuola, che aprirà nel 2028 vicino a Stone Town, offrirà 1.100 posti per studenti dalla materna alla maturità, con laboratori scientifici, aule ICT e percorsi STEM, seguendo il modello gestionale 'ASPIRE'.
Perché l'apertura di questa scuola rappresenta un cambiamento nel panorama educativo africano?
L'iniziativa amplia la presenza delle scuole internazionali in Africa, dove la domanda è sempre più trainata dalle famiglie locali della classe media, e punta a trasformare Zanzibar in un hub educativo regionale.
Come si posiziona la rete delle scuole italiane all’estero rispetto alle scuole internazionali anglosassoni?
La rete pubblica italiana all'estero è molto più limitata, con solo sette istituti statali e nessuna presenza nell'Africa subsahariana, mentre operatori privati come GEMS espandono rapidamente la loro offerta in nuovi mercati.
Quali opportunità offre la nuova scuola di Zanzibar a docenti e famiglie italiane?
Per i docenti, vi sarà una crescente domanda di profili madrelingua con esperienza internazionale e contratti competitivi; per le famiglie italiane espatriate, l’offerta privata sarà più ampia ma con rette elevate, spesso superiori ai 15.000 dollari l’anno.
Quali sono le tendenze globali nell’espansione delle scuole internazionali?
A livello mondiale ci sono oltre 15.000 scuole internazionali, con una crescita più rapida in Africa e Medio Oriente rispetto alla media globale, e una domanda sempre più sostenuta dalle famiglie locali piuttosto che dagli espatriati.
Cosa implica questa espansione per la strategia educativa italiana in Africa?
L’espansione delle scuole internazionali anglosassoni evidenzia la necessità per l’Italia di definire una strategia più incisiva in Africa orientale, dato che la presenza pubblica italiana è al momento limitata e sotto pressione.