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Petrolio e gas al 71%: la bolletta italiana costa il doppio di Parigi
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Petrolio e gas al 71%: la bolletta italiana costa il doppio di Parigi

L'Italia copre il 71% del fabbisogno con petrolio e gas: elettricità a 115,9 €/MWh contro 61,1 di Parigi. Perché la dipendenza non cala.

Il petrolio è tornato oltre i 100 euro al barile, il Canale di Suez è sotto ricatto degli Houthi e Bruxelles chiude i battenti per le ferie estive. Il governo Meloni discute un decreto ponte per calmierare le accise sul gasolio, ma il vero nodo resta sotto la superficie: il 71% del fabbisogno italiano dipende da petrolio e gas importati. Una dipendenza energetica che pesa su bollette, imprese e conti pubblici.

Il quadro immediato

Nel secondo trimestre 2026 le fonti fossili tradizionali coprono il 71% del fabbisogno energetico primario del Paese, con le rinnovabili al 23% e il resto tra carbone e import elettrico. La crisi del Golfo Persico spinge il greggio oltre i 100 euro al barile e l'inflazione europea è già risalita al 3%, un punto oltre l'obiettivo BCE.

I tassi di riferimento sono fermi al 2,25% e il mercato attende un rialzo a 2,50% a settembre, come analizzato nel focus sui rialzi dei tassi BCE. Un movimento che restringe ulteriormente il margine per interventi di sostegno al reddito, in un Paese già in procedura d'infrazione europea per il deficit.

Il decreto ponte sul gasolio, discusso in questi giorni tra Palazzo Chigi e via XX Settembre, dovrebbe trovare copertura nell'extragettito Iva legato al rincaro dei carburanti. Un tampone che non affronta la questione strutturale: il mix energetico più fragile fra le grandi economie continentali.

Dieci punti in diciotto anni

L'ultimo dato ISPRA sulla dipendenza energetica italiana fotografa una dipendenza energetica complessiva al 75,8% nel 2024, in calo dal picco dell'85,5% raggiunto nel 2006. Diciotto anni per abbassare la quota di soli dieci punti percentuali, mentre la Germania resta ancorata al carbone e la Francia gioca la carta del nucleare storico.

Il gap con gli altri grandi Paesi europei è concreto e misurabile. La quota di rinnovabili sui consumi elettrici in Italia è arrivata al 37,2% a giugno 2026, contro il 56,4% della Germania e il 54,9% della Spagna. Nessuna delle grandi economie continentali importa il 95% del gas che consuma e il 91% del petrolio come fa Roma.

Il portafoglio dei fornitori è cambiato dopo lo strappo con Mosca, ma resta esposto ai punti caldi della geopolitica. Algeria e Azerbaigian coprono da soli oltre il 54% della domanda di gas, mentre il liquefatto in arrivo dal Qatar passa proprio da quel Canale di Suez che gli Houthi minacciano di bloccare. L'unica linea davvero al riparo dagli scacchieri di guerra resta il gasdotto norvegese.

Il risultato è un mix che amplifica gli effetti di ogni shock esterno: quando il barile sale, quando la BCE alza i tassi, quando un cargo cambia rotta, Roma paga più di Parigi, Madrid e Berlino. Un ritardo che si somma ad altri divari strutturali, come il gap salariale 1:15 che sta svuotando l'accademia italiana verso le big tech.

Il conto in bolletta

Il prezzo dell'elettricità sul mercato all'ingrosso è arrivato a 115,9 euro al megawattora nel 2025, secondo la relazione annuale ARERA 2026. Nello stesso periodo la Francia ha spuntato 61,1 euro, la Spagna 65,3. Le famiglie italiane hanno pagato la corrente il 13% in più rispetto alla media dell'area euro, le imprese addirittura il 24,1% in più.

La ragione tecnica è il funzionamento del mercato marginale: chi fissa il prezzo dell'elettricità è la centrale più cara accesa nell'ora. In Italia questa centrale brucia gas nell'89% delle ore, in Spagna solo nel 15%. Ogni euro di rincaro sul metano si scarica quindi sulla bolletta domestica e sui costi di produzione dei distretti industriali.

Il Fondo monetario internazionale, nel suo ultimo focus sull'Italia, certifica banche solide ma una crescita ferma allo 0,5% annuo e un debito verso il 138% del Pil: numeri che lasciano poco spazio a sostegni prolungati sulle bollette. Un decreto sul gasolio o le accise mobili aiutano nel breve, ma non modificano l'esposizione strutturale. Serve capacità rinnovabile installata, connessioni di rete e stoccaggi: infrastruttura che non si costruisce in tre mesi.

Bruxelles può forse aspettare settembre per rimettersi al lavoro. Il fabbisogno energetico italiano no: entro fine anno l'esecutivo dovrà decidere se puntare davvero su un piano straordinario di generazione rinnovabile o continuare a inseguire ogni rincaro con misure tampone.

Domande frequenti

Perché la bolletta energetica italiana è più cara rispetto a quella di altri Paesi europei come la Francia?

La bolletta italiana è più cara perché il mix energetico del Paese dipende fortemente da petrolio e gas importati, che rappresentano il 71% del fabbisogno. Inoltre, il prezzo dell'elettricità viene spesso fissato da centrali a gas, rendendo l'Italia vulnerabile ai rincari dei combustibili fossili.

Qual è il ruolo delle fonti rinnovabili nel mix energetico italiano attuale?

Nel secondo trimestre 2026, le fonti rinnovabili coprono il 23% del fabbisogno energetico primario dell'Italia e il 37,2% dei consumi elettrici. Tuttavia, questa quota è ancora inferiore rispetto a Paesi come Germania e Spagna.

Quanto dipende l'Italia dalle importazioni di petrolio e gas, e quali sono i principali fornitori?

L'Italia importa il 95% del gas e il 91% del petrolio che consuma, con Algeria e Azerbaigian che coprono oltre il 54% della domanda di gas. Il paese resta quindi molto esposto a rischi geopolitici e a fluttuazioni dei mercati internazionali.

Quali misure sta considerando il governo per ridurre l'impatto dei rincari energetici?

Il governo Meloni sta discutendo un decreto ponte per calmierare le accise sul gasolio, finanziato dall'extragettito IVA derivante dall'aumento dei carburanti. Tuttavia, queste sono misure temporanee che non risolvono la fragilità strutturale del mix energetico italiano.

Cosa suggerisce l’articolo come soluzione strutturale al problema energetico italiano?

L’articolo sottolinea la necessità di aumentare la capacità di generazione rinnovabile, sviluppare infrastrutture di rete e ampliare gli stoccaggi. Solo così l’Italia potrà ridurre la sua esposizione ai rincari esterni e abbassare il costo dell’energia nel lungo periodo.

Pubblicato il: 27 luglio 2026 alle ore 08:40

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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