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Stop visti USA in 30 paesi d'Africa: Francia attira il 52% degli studenti
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Stop visti USA in 30 paesi d'Africa: Francia attira il 52% degli studenti

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Da 50 a 20 hub: USA tagliano sportelli visto in 30 paesi africani. Francia controlla 52% studenti africani in UE. Italia ha 100 borse CRUI/anno.

I visti USA per studenti africani diventano più difficili da ottenere: il Dipartimento di Stato riduce gli sportelli visto in Africa da circa 50 a 20 hub. La direttiva firmata dal Segretario di Stato Marco Rubio sposta il punto di accesso ai documenti USA su grandi capitali come Lagos, Nairobi e Johannesburg. Per i candidati di una trentina di paesi servirà un volo internazionale per ogni colloquio consolare, compreso il visto studentesco F-1.

Da 50 a 20 hub: la nuova geografia dei visti USA in Africa

L'elenco degli hub confermati nel memo interno, ottenuto dall'Associated Press, include Abidjan, Accra, Addis Abeba, Città del Capo, Dakar, Dar es Salaam, Gibuti, Johannesburg, Kampala, Kigali, Kinshasa, Lagos, Lomé, Luanda, Malabo, Monrovia, Nairobi, Port Louis, Praia e Yaoundé. Negli altri paesi le sezioni consolari resteranno aperte per cittadini americani, emergenze e casi di interesse nazionale, ma chiudono ai visti ordinari. La motivazione ufficiale parla di razionalizzazione delle risorse e di riallineamento alle priorità della Casa Bianca, in continuità con la nuova stretta sui visti di studio USA verso la Cina che ha già ridotto i flussi asiatici.

La misura si somma a una stretta sui visti studio già attiva: i tassi di rifiuto F-1 hanno toccato il massimo decennale nel 2025, con Ghana all'81% e quattro paesi (Sierra Leone, Somalia, Benin, Burkina Faso) sopra l'80% di dinieghi. Per un candidato di Zambia, Malawi o Camerun ottenere il visto era già un colloquio raro: ora si aggiunge il viaggio in un'altra capitale, con costi medi che superano il reddito mensile pro capite di buona parte del continente.

Francia 52,3% e Cina con borse aperte: l'Europa pesca

In questa cornice il flusso accademico africano sta già cambiando direzione. Secondo Eurostat - studenti universitari internazionali in UE, nel 2023 il 52,3% degli studenti universitari internazionali iscritti in Francia proveniva dall'Africa: una quota costruita su decenni di legami coloniali, accordi bilaterali e borse Eiffel del Ministero degli Esteri di Parigi. La Cina presidia il fianco con il China Scholarship Council, citato anche dagli operatori statunitensi come canale alternativo: nelle parole di David Weeks di Sunrise International, riportate da The PIE News, «se sei un brillante studente di fisica in Zambia oggi, gli Stati Uniti non ti danno il visto. La Cina ti dà la borsa».

Il dato che inquadra il salto: nel 2024/25 gli studenti nigeriani iscritti nei college americani erano 21.850, ottavo paese al mondo per presenze, mentre quelli ghanesi 12.825 con una crescita del 36,5% sull'anno prima. Insieme superano la popolazione studentesca di un grande ateneo italiano. Tutta questa domanda, finora dirottata verso gli USA, ora cerca una destinazione alternativa. Lo stesso effetto di redistribuzione si era visto con le tensioni tra Stati Uniti e Ucraina dopo lo scontro Trump-Zelensky, che hanno spostato studenti e ricercatori ucraini verso atenei europei.

L'Italia e i 100 posti del bando CRUI

L'offerta italiana per gli studenti africani è oggi affidata in larga parte a un canale solo: il bando MUR-CRUI per titolari di protezione internazionale, che mette a disposizione 100 borse l'anno e ha distribuito 837 contributi complessivi dal 2016/17, su studenti di oltre 70 nazionalità in 66 atenei. Manca uno strumento dedicato per gli studenti africani regolari, fuori dal perimetro asilo: niente di paragonabile al programma Eiffel francese, niente di paragonabile al CSC cinese.

Il rovescio del taglio americano è chiaro: ogni candidato nigeriano o ghanese costretto a un volo per Lagos o Accra per il colloquio consolare confronterà tempi, costi e probabilità di successo con le alternative europee. Anche i grandi gruppi tecnologici stanno spostando talenti e investimenti tra continenti, come mostra il piano di investimenti IBM da 150 miliardi negli Stati Uniti: il capitale segue le politiche dei visti, e l'università è la prima cartina di tornasole. Un sistema italiano che gioca di rimessa può intercettare quella domanda solo con un'offerta strutturata di borse dedicate, sportelli digitali per i visti studio e regia unica tra MUR, MAECI e atenei.

La leva temporale conta: la riduzione degli hub entra in vigore entro giugno 2026. Se il piano italiano sugli studenti africani non si scrive ora, lo scriveranno Parigi e Pechino al posto di Roma.

Domande frequenti

Cosa cambia per gli studenti africani che vogliono ottenere un visto USA?

Il Dipartimento di Stato USA ha ridotto da circa 50 a 20 gli hub consolari in Africa, costringendo molti studenti a viaggiare in grandi capitali per i colloqui, con un aumento significativo dei costi e delle difficoltà logistiche.

Quali sono le principali alternative per gli studenti africani esclusi dagli USA?

Le principali alternative sono la Francia, che attrae oltre il 52% degli studenti universitari africani in Europa grazie a borse di studio e accordi bilaterali, e la Cina, che offre numerose borse tramite il China Scholarship Council.

Perché la Francia riesce ad attrarre così tanti studenti africani?

La Francia beneficia di storici legami coloniali, accordi bilaterali e un ampio programma di borse di studio come il programma Eiffel, che rendono il paese una destinazione accessibile e attraente per studenti africani.

Qual è l’offerta dell’Italia per gli studenti africani?

L’Italia offre principalmente il bando MUR-CRUI per titolari di protezione internazionale, che assegna 100 borse l’anno, ma manca di un programma strutturato e dedicato agli studenti africani regolari, a differenza di Francia e Cina.

Quando entrerà in vigore la riduzione degli hub per i visti USA in Africa?

La riduzione degli hub consolari per i visti USA in Africa entrerà in vigore entro giugno 2026.

Quali effetti avrà questa misura sulla mobilità accademica africana?

La misura renderà più difficile e costoso ottenere visti USA, spingendo molti studenti africani a rivolgersi ad atenei europei o cinesi, con una conseguente redistribuzione dei flussi accademici a livello globale.

Pubblicato il: 5 giugno 2026 alle ore 09:51

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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