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Solo il 3% degli insegnanti italiani ha meno di 30 anni
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Solo il 3% degli insegnanti italiani ha meno di 30 anni

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Mondo verso un buco di 44 milioni di insegnanti nel 2030. In Italia il 49% del corpo docente ha già superato i 50 anni: il ricambio è bloccato.

In Italia, solo il 3% degli insegnanti di scuola secondaria di primo grado ha meno di 30 anni, contro una media OCSE del 10%. È il dato che fotografa la vera dimensione della carenza docenti italiana: non un problema di numeri immediati, ma di ricambio generazionale bloccato da quasi vent'anni.

Quarantaquattro milioni di docenti mancanti nel mondo

Le Nazioni Unite stimano un fabbisogno aggiuntivo di 44 milioni di insegnanti tra primaria e secondaria entro il 2030 per raggiungere gli obiettivi di istruzione di qualità dell'Agenda 2030. Di questi, 15 milioni servono soltanto all'Africa subsahariana, dove il rapporto tra alunni e docente formato arriva a 60 a 1 contro una media globale di 26 a 1. La pressione su questi sistemi cresce anche quando si aggiungono popolazioni di studenti rifugiati: il caso degli studenti sudanesi accolti dalla Turchia mostra fino a che punto le crisi internazionali ricadano su scuole già fragili.

Il fenomeno, però, non riguarda solo i paesi a basso reddito. Il factsheet UNESCO sui docenti registra che nel 2022 il 47% dei dirigenti scolastici dei paesi OCSE ha segnalato carenza di personale nella secondaria di primo grado, contro il 29% del 2015. L'abbandono globale dei docenti di scuola primaria è quasi raddoppiato negli stessi sette anni, passando dal 4,6% a oltre il 9%.

L'anomalia italiana: il corpo docente più anziano dei paesi OCSE

Il rapporto OCSE TALIS 2024 fotografa un'Italia in controtendenza rispetto al resto dei paesi sviluppati. L'età media degli insegnanti della scuola secondaria di primo grado è di 48 anni, contro una media OCSE di 45. Il 49% del corpo docente italiano ha più di 50 anni, contro una media OCSE del 37%. E gli under 30 sono appena il 3%, meno di un terzo del valore medio OCSE.

Il problema italiano, quindi, non è trovare oggi nuovi insegnanti, ma garantire un ricambio generazionale che al momento non esiste. Il 67% dei docenti italiani arriva all'insegnamento avendo già lavorato in altri settori (media OCSE: 57%), e il 15% ha alle spalle almeno dieci anni di carriera in ruoli non educativi, quasi il doppio della media OCSE pari all'8%. L'insegnamento, in Italia, è sempre più una seconda professione, non la prima scelta dei laureati. I dati TALIS 2024 sull'Italia pubblicati da INVALSI e OCSE segnalano che la quota di docenti over 50 non si è mossa dal 2018: la coda lunga del ricambio mancato si è consolidata.

Concorso PNRR 3 e pensionamenti: i numeri del 2026

Sul fronte delle assunzioni, il concorso PNRR 3 prevede 58.135 posti tra infanzia, primaria e secondaria, con conclusione delle procedure entro il 30 giugno 2026. Le domande raccolte sono state 226.802, ma la distribuzione racconta lo squilibrio: alla secondaria di primo e secondo grado si registrano circa 5,9 candidati per posto, mentre alla primaria e infanzia il rapporto scende a 1,7 candidati per posto. In alcune regioni del Nord, alla primaria, i candidati sono già meno dei posti disponibili.

La mobilità ordinaria 2025-26 ha prodotto 52.460 posti disponibili dopo i trasferimenti, da assegnare con immissioni in ruolo e supplenze. I pensionamenti previsti al 1° settembre 2026 svuoteranno ulteriormente le cattedre, soprattutto sulle classi di concorso più anziane: matematica nella secondaria, sostegno, materie tecnico-professionali. Il PNRR 3 copre il fabbisogno immediato, ma non interviene sui meccanismi (stipendi iniziali, percorso abilitativo, carriera) che hanno tenuto fuori i laureati under 30 dall'aula per quasi vent'anni.

Senza un piano organico per attrarre giovani laureati nella professione, le procedure straordinarie del PNRR coprono solo le pensioni del 2026. La carenza docenti del prossimo decennio si vedrà tra il 2030 e il 2035, quando uscirà il blocco generazionale più consistente del corpo docente europeo.

Domande frequenti

Perché in Italia ci sono così pochi insegnanti under 30?

Il problema principale è la mancanza di ricambio generazionale, bloccata da quasi vent'anni. L'insegnamento è diventato spesso una seconda carriera e non la prima scelta dei laureati, anche a causa di stipendi iniziali poco competitivi e di percorsi abilitativi complessi.

Qual è l'età media degli insegnanti italiani rispetto alla media OCSE?

L'età media degli insegnanti italiani della scuola secondaria di primo grado è di 48 anni, superiore alla media OCSE di 45 anni. Inoltre, il 49% del corpo docente italiano ha più di 50 anni, contro una media OCSE del 37%.

Cosa prevede il concorso PNRR 3 per l'assunzione di nuovi docenti?

Il concorso PNRR 3 prevede 58.135 posti tra infanzia, primaria e secondaria, con procedure che si concluderanno entro il 30 giugno 2026. Tuttavia, la distribuzione dei candidati è squilibrata e in alcune regioni del Nord già mancano candidati per coprire i posti disponibili.

La carenza di insegnanti riguarda solo l'Italia?

No, è un fenomeno globale: le Nazioni Unite stimano che entro il 2030 serviranno 44 milioni di nuovi insegnanti nel mondo, soprattutto in Africa subsahariana. Anche nei paesi OCSE la carenza di personale scolastico è in crescita, come dimostrano i dati UNESCO.

Le attuali procedure di assunzione risolvono il problema della carenza di giovani insegnanti?

No, le procedure straordinarie come il PNRR 3 coprono solo i pensionamenti imminenti e non affrontano le cause strutturali che tengono lontani i giovani laureati dall'insegnamento. Senza un piano organico, il rischio è di una nuova carenza tra il 2030 e il 2035.

Quali sono le principali criticità che scoraggiano i giovani a intraprendere la carriera di insegnante in Italia?

Le principali criticità sono stipendi iniziali poco attrattivi, percorsi abilitativi lunghi e complessi, e una percezione dell'insegnamento come seconda scelta professionale. Questi fattori rendono difficile attrarre giovani laureati verso la professione docente.

Pubblicato il: 28 maggio 2026 alle ore 08:23

Michele Monaco

Articolo creato da

Michele Monaco

Redattore Michele Monaco è imprenditore, ricercatore e docente universitario con oltre vent'anni di esperienza nell'innovazione digitale, nella formazione e nella consulenza strategica. Laureato in Scienze Politiche e Internazionali, è CEO di Adventus Consulting Jdoo (Umag, Croazia dove risiede stabilmente) e Presidente Nazionale di ENBAS, ente bilaterale attivo nella formazione professionale e nelle politiche attive per il lavoro. In qualità di Coordinatore Nazionale dei Progetti di Ricerca presso ERSAF, guida iniziative che coniugano intelligenza artificiale e formazione, tra cui FindYourGoal.it, piattaforma di orientamento scuola-lavoro basata sul modello LifeComp, Avatar4University.Org, sistema AI per la creazione di corsi universitari con avatar docente, KeepYouCare.it, piattaforma di telemedicina, telesoccorso e telerefertazione. È inoltre Delegato della Regione Calabria presso il Ministero degli Esteri per la Cooperazione Internazionale ed è membro del tavolo delle regioni, dove coordina un progetto per la creazione di un Hub Formativo in Tunisia. Docente a contratto di Diritto dell'Economia e Diritto Internazionale presso la SSML di Lamezia Terme e presso l'Università Telematica eCampus, è autore di pubblicazioni in ambito pedagogico sulle competenze caratteriali e il framework LifeComp. Ha tenuto interventi al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati, in Regione Lombardia e a Buenos Aires su temi che spaziano dalla pedagogia speciale, alla telemedicina ed alla cooperazione internazionale. Innovation Manager certificato MISE, unisce visione strategica e competenza tecnologica con una vocazione per il dialogo istituzionale e la ricerca applicata.

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