L'eruzione dell'Etna del 26 giugno-7 luglio 2026 ha spinto un pennacchio di anidride solforosa sopra Libia, Tunisia, Algeria ed Egitto. Il satellite Sentinel-5P di Copernicus lo ha fotografato il 7 luglio, ma per l'INGV è una fase attesa: il vulcano attivo più alto d'Europa emette gas su scala continentale quasi ogni giorno.
Cosa è successo tra il 26 giugno e il 7 luglio
L'attività effusiva è partita da una bocca a 3.030 metri di quota alla base nord-orientale della Voragine e ha alimentato una colata lunga 1,2 chilometri, con un volume di 260.000 metri cubi di lava distribuita su circa 87.000 metri quadrati. Una seconda bocca si è aperta più in alto, a 3.200 metri, mentre il fronte lavico si è arrestato a 2.605 metri di quota.
Il 5 luglio è iniziata la fase esplosiva: una fessura eruttiva che dalla Voragine puntava verso il cratere di Nord Est ha generato una nube vulcanica alta 4,5 chilometri sul livello del mare. L'INGV ha portato a rosso il codice di allerta per l'aviazione e l'aeroporto di Catania è rimasto bloccato per la ricaduta di cenere. L'attività è cessata quasi improvvisamente nel primo pomeriggio del 7 luglio, lo stesso giorno in cui lo spettrometro Tropomi a bordo di Sentinel-5P sul portale Copernicus dell'Agenzia spaziale europea ha catturato il pennacchio SO2 già oltre il Mediterraneo, con concentrazioni misurabili sulle coste del Nord Africa.
I numeri veri: 9.000 tonnellate di CO2 al giorno
La nuvola di gas verso l'Africa non è un fenomeno raro né una conseguenza straordinaria dell'ultima eruzione. L'Etna è tra i tre vulcani più prolifici al mondo per gas magmatici: emette in media circa 9.000 tonnellate al giorno di anidride carbonica, pari al 10% di tutta la CO2 di origine vulcanica del pianeta e al triplo di quella del Kilauea alle Hawaii. Il dato è documentato dal CNR e dall'INGV e resta costante anche fuori dalle fasi eruttive: il vulcano continua a esalare gas dalle profondità anche quando la superficie appare quiescente.
Sul fronte anidride solforosa, il flusso medio giornaliero misurato durante le eruzioni supera regolarmente le 5.000 tonnellate, la soglia oltre la quale scatta il livello di attenzione INGV per il degassamento. Nei picchi orari, la rete di monitoraggio ha registrato valori compresi tra 6.000 e 8.000 tonnellate. Con questi flussi, ogni fase eruttiva significativa produce nuvole gassose grandi quanto il Mediterraneo occidentale, che i venti in quota possono spingere per oltre 1.500 chilometri fino alle coste africane.
Come si misura e perché conta per gli aerei
L'INGV monitora il vulcano con la rete FLAME (FLux Automatic MEasurements), nove spettrometri ultravioletti installati sui fianchi dell'Etna e operativi dal 2006. Le misure di concentrazione e flusso di SO2 sono continue e vengono confrontate con i dati satellitari Tropomi di Copernicus, che restituiscono la fotografia atmosferica in Near Real Time, entro poche ore dall'osservazione. È la stessa serie di dati da cui è nata l'immagine diffusa dalla piattaforma Adam.
Il flusso combinato di misure a terra e da satellite serve a due scopi concreti. Il primo: seguire l'evoluzione delle eruzioni per capire se stanno crescendo o rientrando, come tra il 6 e il 7 luglio quando i parametri vulcanici sono tornati su valori bassi. Il secondo: valutare l'impatto sulla qualità dell'aria e sulla sicurezza dei voli, perché la cenere e la SO2 in quota danneggiano le turbine dei jet. Il bollettino settimanale dell'Osservatorio Etneo INGV pubblicato l'8 luglio conferma la fine della fase esplosiva e il rientro dei parametri su livelli bassi.
La prossima volta che una nuvola dell'Etna raggiungerà una costa africana, la mappa satellitare arriverà probabilmente entro poche ore. I numeri di fondo, 9.000 tonnellate di CO2 al giorno e migliaia di tonnellate di SO2 durante le eruzioni, restano invariati anche quando il vulcano tace.
Domande frequenti
Quanta anidride carbonica emette l’Etna ogni giorno?
L’Etna emette in media circa 9.000 tonnellate di anidride carbonica (CO2) al giorno, pari al 10% di tutta la CO2 vulcanica del pianeta.
Qual è stato l’impatto dell’eruzione dell’Etna tra il 26 giugno e il 7 luglio 2026?
L’eruzione ha generato una colata lavica lunga 1,2 km e una nube vulcanica alta 4,5 km, causando la chiusura temporanea dell’aeroporto di Catania per la ricaduta di cenere e portando l’allerta aviazione a livello rosso.
Come viene monitorata l’emissione di gas dell’Etna?
L’INGV utilizza la rete FLAME, composta da spettrometri ultravioletti installati sui fianchi del vulcano, insieme ai dati satellitari di Copernicus (Sentinel-5P), per misurare in tempo reale le emissioni di gas come SO2 e CO2.
Perché le emissioni di gas vulcanici sono rilevanti per il traffico aereo?
La cenere vulcanica e la SO2 possono danneggiare le turbine degli aerei; per questo motivo, le emissioni vengono monitorate costantemente per garantire la sicurezza dei voli e aggiornare tempestivamente i livelli di allerta.
Le emissioni di gas dell’Etna si verificano solo durante le eruzioni?
No, l’Etna continua a emettere gas anche fuori dalle fasi eruttive: le emissioni restano costanti anche quando il vulcano sembra quiescente in superficie.
Quanto sono estese le nuvole di gas prodotte dall’Etna durante le eruzioni?
Durante le eruzioni significative, le nuvole di gas possono coprire aree grandi quanto il Mediterraneo occidentale e raggiungere le coste nordafricane, spinte dai venti in quota per oltre 1.500 chilometri.