Google ha depositato una memoria "riservata e confidenziale" alla Commissione Europea per fermare l'espansione dei blocchi anti-pirateria via DNS, VPN e indirizzi IP. Il documento, finito online con gli altri contributi alla revisione della direttiva Copyright, elenca i disastri già misurati sul campo: 554.510 siti oscurati per sbaglio in Spagna e un singolo IP italiano capace di trascinarsi dietro 42 milioni di domini Cloudflare.
La memoria di Google alla revisione UE del Copyright
La consultazione europea sulla direttiva del 2019 resta aperta fino al 25 giugno 2026 e Bruxelles vuole capire se le regole reggono davanti a IA generativa, pirateria degli eventi live e piattaforme dominanti. Google apre un fronte diverso: mette in discussione lo strumento del blocco, non solo la sua estensione. Big G definisce le misure basate su DNS di terze parti, indirizzi IP e VPN sproporzionate e facilmente eludibili, perché chi vuole accedere a contenuti pirata cambia semplicemente resolver DNS.
Il timing è delicato: nel proprio resolver DNS pubblico l'azienda è già costretta a filtrare domini pirata in Francia, Belgio, Italia e Portogallo. La memoria arriva mentre il Congresso statunitense discute un pacchetto analogo di site-blocking, e Google fa parte sia della Software and Information Industry Association sia dell'Internet Infrastructure Coalition che riunisce Amazon, Cloudflare e altri fornitori di infrastruttura contro i blocchi generalizzati.
I numeri del danno collaterale: Italia, Spagna, Francia, Portogallo
Il cuore della memoria non è la teoria, sono i casi concreti. In Italia il Piracy Shield di AGCOM ha bloccato per sbaglio un sottodominio di Google Drive nell'ottobre 2024, lasciando fuori uso il servizio per oltre 12 ore. Poche settimane dopo il lancio del sistema, un solo indirizzo IP di Cloudflare finito in blocklist portava con sé 42.243.794 domini di clienti dell'azienda secondo IPInfo. Dal 1° febbraio 2024 la piattaforma ha ordinato il blocco di 65.000 domini e 14.000 indirizzi IP; a marzo 2026 Cloudflare ha ricevuto una multa da 14,2 milioni di euro per il mancato filtraggio sul DNS pubblico 1.1.1.1 e ha presentato ricorso.
In Spagna il quadro è ancora più esteso. Il report dell'Open Observatory of Network Interference, progetto nato dal Tor Project, ha mappato 554.510 domini bloccati almeno una volta durante le trasmissioni di LaLiga tra gennaio e giugno 2026: il 5,8% dei domini più popolari di internet. Basta oscurare 4-20 indirizzi IP in una finestra di un'ora per travolgere oltre 400.000 domini legittimi. Tra i siti coinvolti figurano capitoli nazionali di Amnesty International in Irlanda, Germania e Australia, cinque sezioni statali della American Civil Liberties Union, il sito del Senato australiano, il Tribunale di Bergamo e Greenpeace Argentina.
Fuori da questi due fronti Google cita ancora Francia e Portogallo. Cisco ha ritirato il servizio OpenDNS dopo un'ordinanza francese che imponeva il blocco dei resolver DNS. Nel dicembre 2019 gli operatori telefonici portoghesi oscurarono indirizzi IP virtuali dell'azienda, tagliando fuori altri clienti di Google Cloud che condividevano gli stessi indirizzi.
Cosa propone Google alla Commissione
La memoria non chiede l'abolizione dei blocchi ma un sistema molto più stretto. I tribunali, scrive l'azienda, non devono limitarsi a fare da "cassetta della posta" per i titolari dei diritti approvando le richieste senza vaglio reale. Il blocco deve restare l'ultima risorsa, dopo il fallimento delle procedure ordinarie di rimozione, con obbligo di trasparenza, limiti temporali e costi condivisi tra rightsholder e intermediari tecnici.
Il ragionamento economico chiude il documento: la vera arma contro la pirateria non è l'enforcement, è l'offerta legale. "La domanda dei consumatori non soddisfatta è un fattore chiave della pirateria", si legge nella memoria. Il costo della caccia ai siti pirata ricade sull'infrastruttura condivisa di internet, non su chi diffonde contenuti illegali. Il meccanismo è simile ad altre regole nate per proteggere una categoria e finite per pesare su tutti gli utenti, come mostra il dibattito su il divieto dei social agli under 16.
La consultazione europea chiude tra pochi giorni e sul tavolo della Commissione arriveranno posizioni opposte: leghe sportive e case discografiche che chiedono blocchi automatici sempre più ampi, Big Tech che denuncia il conto in domini oscurati per errore. Il testo di revisione del Copyright non è atteso prima del 2027, ma i numeri del Piracy Shield italiano sono già la prova che Bruxelles studia con attenzione.
Domande frequenti
Perché Google si oppone all'espansione dei blocchi anti-pirateria tramite DNS, VPN e indirizzi IP?
Google ritiene che queste misure siano sproporzionate, facilmente eludibili e rischino di causare danni collaterali, come il blocco accidentale di siti legittimi. L'azienda sottolinea che chi vuole accedere a contenuti pirata può aggirare i blocchi cambiando semplicemente resolver DNS.
Quali sono gli effetti collaterali dei blocchi anti-pirateria evidenziati da Google?
Google ha riportato numerosi casi di siti oscurati per errore, come i 554.510 domini bloccati in Spagna e un singolo IP che in Italia ha causato il blocco di oltre 42 milioni di domini Cloudflare. Anche servizi essenziali e siti istituzionali sono stati colpiti dai blocchi indiscriminati.
Cosa propone Google come alternativa ai blocchi automatici?
Google suggerisce che il blocco debba essere l’ultima risorsa, preceduto dal tentativo di rimozione ordinaria e sottoposto a verifica effettiva da parte dei tribunali. Propone inoltre trasparenza, limiti temporali e una ripartizione dei costi tra titolari dei diritti e intermediari tecnici.
Qual è la posizione delle altre parti interessate nella consultazione europea?
Leghe sportive e case discografiche chiedono blocchi automatici più estesi per combattere la pirateria, mentre le grandi aziende tecnologiche, come Google, denunciano l’impatto negativo dei blocchi indiscriminati sugli utenti e sull’infrastruttura internet.
Quando è prevista una revisione della direttiva europea sul Copyright?
La consultazione europea sulla direttiva del 2019 resterà aperta fino al 25 giugno 2026. Il nuovo testo di revisione non è atteso prima del 2027.
Qual è secondo Google la soluzione più efficace contro la pirateria online?
Google afferma che la vera arma contro la pirateria è una maggiore offerta legale di contenuti, poiché la domanda insoddisfatta dei consumatori è un fattore chiave della pirateria. L'enforcement da solo rischia di gravare sull'intera infrastruttura di internet senza risolvere il problema alla radice.