Indice: In breve | Cos'è El Niño e come si genera | L'allerta OMM di giugno 2026: i numeri verificati | Impatti regionali da monitorare | Errori comuni nell'interpretazione | Domande frequenti
L'Organizzazione Meteorologica Mondiale ha alzato all'80% la probabilità di un episodio di El Niño 2026, atteso tra giugno e agosto. La persistenza stimata fino a novembre raggiunge il 90%. Il Segretario generale dell'ONU António Guterres ha definito l'allerta un 'allarme climatico urgente', segnale che il riscaldamento globale si sovrappone a un fenomeno naturale già intenso.
In breve
- Probabilità di El Niño tra giugno e agosto 2026 stimata all'80% dall'OMM, con intensità prevista almeno moderata.
- 90% di probabilità che il fenomeno persista fino a novembre 2026 secondo il bollettino OMM.
- Il Climate Prediction Center della NOAA stima il 96% di probabilità per il trimestre dicembre 2026-febbraio 2027.
- Impatti attesi: ondate di calore, siccità prolungate, piogge intense in diverse aree del pianeta.
- 86% di probabilità che un anno tra il 2026 e il 2030 superi il record di caldo del 2024.
Cos'è El Niño e come si genera
El Niño è una fase del ciclo climatico noto come ENSO, acronimo di El Niño-Southern Oscillation, e indica un riscaldamento anomalo delle acque superficiali nel Pacifico equatoriale centrale e orientale. Quando il riscaldamento supera determinate soglie e si stabilizza per più mesi, modifica la circolazione atmosferica, sposta le correnti d'aria e ridistribuisce le precipitazioni a scala emisferica. L'effetto travalica il bacino di origine e si riverbera su agricoltura, energia, risorse idriche e catene logistiche di intere regioni.
Il fenomeno ha una durata tipica di nove-dodici mesi, con un picco che cade in genere tra novembre e febbraio. Si alterna con la fase fredda La Niña e con condizioni cosiddette neutre. Il segnale viene tracciato in tempo reale da agenzie come l'OMM e il Climate Prediction Center della NOAA, che monitorano le temperature subsuperficiali del Pacifico tramite boe oceaniche, satelliti e modelli numerici di previsione stagionale. La rete di osservazione ENSO è operativa dagli anni Ottanta e oggi integra dati di decine di boe della rete TAO/TRITON e dei profilatori Argo.
L'allerta OMM di giugno 2026: i numeri verificati
Secondo l'Aggiornamento OMM su El Niño, le acque subsuperficiali del Pacifico tropicale mostrano anomalie superiori a sei gradi sopra la media. Il dato non corrisponde a una temperatura di superficie già osservata, ma indica un serbatoio di calore profondo destinato ad alimentare il fenomeno nelle settimane successive. La Segretaria generale dell'OMM Celeste Saulo ha invitato i governi a prepararsi a un evento potenzialmente forte, in grado di aggravare la siccità e le piogge estreme.
La proiezione converge con quella del Climate Prediction Center della NOAA, che a maggio 2026 stimava l'82% di probabilità per il trimestre maggio-luglio e il 96% per il trimestre dicembre 2026-febbraio 2027. La forza di picco resta meno definita: nessuna categoria di intensità supera il 37% di probabilità nei modelli statunitensi. Nel comunicato delle Nazioni Unite il Segretario generale Guterres ha chiesto un'accelerazione sulle rinnovabili e sull'estensione dei sistemi di allerta precoce ai paesi più esposti.
Impatti regionali da monitorare
I bollettini OMM e NOAA delineano scenari differenziati per area geografica. La sintesi seguente raccoglie le proiezioni principali per la stagione giugno-agosto 2026 e per i mesi successivi, in attesa degli aggiornamenti previsti per luglio e ottobre.
- Asia meridionale: piogge inferiori alla media durante il monsone estivo, con pressione sui raccolti di riso e cotone in India e Pakistan.
- Corno d'Africa: condizioni più secche e calde, in aggravamento di una siccità pluriennale che già colpisce Somalia, Etiopia e Kenya.
- America Centrale: deficit di precipitazioni nella stagione di crescita, con rischi per la produzione di mais e caffè nel Corridoio Secco.
- Europa occidentale: probabilità elevata di temperature sopra la media e maggiore variabilità tra siccità estesa ed episodi di piogge intense.
- Sud America (costa pacifica): aumento delle piogge estreme in Perù ed Ecuador, con rischio di frane e inondazioni costiere.
Errori comuni nell'interpretazione
Confondere El Niño con il cambiamento climatico: il fenomeno è naturale e ciclico, ma si somma al riscaldamento di origine antropica. La differenza pratica è che El Niño ha durata definita e si alterna con La Niña, mentre il trend climatico di fondo cresce in modo continuo. Trattarli come sinonimi porta a sottostimare o sovrastimare gli effetti annuali.
Trattare la probabilità come una certezza: una stima dell'80% indica scenari molto verosimili ma non esclude la possibilità che il fenomeno resti debole o tardi a svilupparsi. Le politiche di prevenzione tengono conto di entrambi gli scenari, in particolare per la pianificazione idrica, agricola ed energetica.
Ridurre tutto al caldo: oltre alle ondate di calore, El Niño modifica la distribuzione delle piogge. Le stesse aree possono registrare siccità prolungate e, mesi dopo, precipitazioni eccezionali. Energia, acqua e logistica risentono di entrambe le facce del fenomeno, con effetti che si manifestano in tempi differenti.
Domande frequenti
Quando inizia ufficialmente El Niño 2026?
L'OMM colloca la fase di avvio tra giugno e agosto 2026 con probabilità dell'80%. Il picco è previsto, secondo le proiezioni attuali, tra fine 2026 e inizio 2027. Le tempistiche restano soggette ad aggiornamento ogni due-tre mesi nei bollettini ufficiali pubblicati a Ginevra.
L'Italia avrà impatti diretti?
L'Italia rientra nell'area dell'Europa occidentale per cui l'OMM prevede temperature sopra la media nel trimestre estivo e maggiore variabilità delle precipitazioni. Gli effetti regionali variano in base alla circolazione atmosferica osservata mese per mese, motivo per cui i bollettini stagionali vengono aggiornati con cadenza regolare dai servizi meteorologici nazionali.
Quanto può durare un episodio di questo tipo?
Un episodio di El Niño dura tipicamente nove-dodici mesi. Quello del 2023-2024 è stato classificato dall'OMM tra i cinque più forti mai registrati. Per l'episodio attuale la durata stimata coinvolge l'inverno boreale, con possibile attenuazione nella primavera 2027.
Che differenza c'è con La Niña?
La Niña è la fase opposta del ciclo ENSO: comporta un raffreddamento anomalo delle stesse acque del Pacifico equatoriale e tende a produrre effetti speculari, come piogge più abbondanti dove El Niño porta siccità. Le due fasi si alternano in modo irregolare, con intervalli di neutralità. La novità dell'aggiornamento di giugno 2026 non è il singolo numero, ma la convergenza tra modelli OMM e NOAA su un episodio almeno moderato e su una probabilità di persistenza superiore al 90%. Per i settori esposti, dall'agricoltura all'energia, la finestra utile per pianificare è quella delle prossime settimane: i bollettini di luglio e agosto chiariranno l'intensità del picco e l'estensione territoriale degli impatti di El Niño 2026.