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Instagram interviene sui video molesti dopo 9 milioni di Ray-Ban Meta
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Instagram interviene sui video molesti dopo 9 milioni di Ray-Ban Meta

Instagram elimina due account per video molesti girati con gli occhiali Ray-Ban Meta. Ma dal lancio ne sono già state vendute 9 milioni di paia.

Instagram ha disattivato due account con oltre un milione di follower ciascuno per aver pubblicato video molesti girati con gli occhiali Ray-Ban Meta. È la prima applicazione della nuova policy annunciata da Adam Mosseri durante una sessione di domande e risposte su Instagram Stories. Il capo della piattaforma ha promesso tolleranza zero verso i creator che usano gli smart glasses per riprendere sconosciuti a loro insaputa. Nel frattempo, di quegli occhiali ne sono già stati venduti oltre 9 milioni di paia.

I numeri dietro la stretta

La misura arriva quando il prodotto è già saldamente di massa. Nel solo 2025 Meta ed EssilorLuxottica hanno venduto 7 milioni di smart glasses della linea Ray-Ban Meta, triplicando i risultati dell'anno precedente. A fine 2025 il totale cumulato ha superato i 9 milioni di unità, con una quota di mercato del 76,1% nel segmento smart glasses. Il piano industriale delle due aziende punta ora a una capacità produttiva di 20 milioni di paia l'anno, con l'obiettivo di sfondare i 30 milioni se la domanda tiene.

Due account bannati contro un parco installato di questa taglia significa che l'intervento tocca la punta dell'iceberg. Business Insider, che per prima ha ottenuto la conferma dei ban, parla di due creator con oltre un milione di follower ciascuno, entrambi costruiti proprio sui contenuti girati con i Ray-Ban Meta. Il fenomeno riguarda formati diversi: video di pickup in cui si avvicinano donne inconsapevoli, prank nei confronti di cassieri e camerieri di fast-food, gag umilianti verso passanti scelti a caso. Gran parte di questi contenuti resta sulla piattaforma finché un moderatore non li segnala manualmente.

In Italia la legge esiste dal 1974

Queste condotte non attendevano una policy privata per essere illecite. L'Codice Penale italiano su Normattiva, all'articolo 615-bis, punisce chi si procura indebitamente immagini attinenti alla vita privata attraverso strumenti di ripresa visiva, con reclusione da sei mesi a quattro anni. La stessa pena si applica a chi diffonde quelle immagini con qualsiasi mezzo di informazione, pubblicare un Reel incluso.

La norma copre i luoghi di privata dimora indicati dall'articolo 614: abitazioni, ma anche stanze d'albergo, spogliatoi, bagni di locali pubblici. Per le riprese in luoghi aperti al pubblico entra in gioco l'articolo 617-septies, introdotto nel 2018, che punisce fino a quattro anni chi diffonde riprese fraudolente con lo scopo di danneggiare la reputazione o l'immagine altrui. Chi finisce ripreso a propria insaputa può presentare denuncia penale e reclamo al Garante per la protezione dei dati personali. La rimozione da Instagram, quando arriva, è solo l'ultimo anello della catena.

Il fix del LED privacy è arrivato prima

La stretta di Instagram è la seconda mossa di Meta in un mese. A luglio 2026 l'azienda ha iniziato a distribuire un aggiornamento firmware che disabilita completamente la fotocamera degli occhiali se il LED privacy viene manomesso. Il LED è l'unico segnale visibile ai passanti che il dispositivo sta registrando, ma un mercato parallelo di modificatori vendeva servizi da 60 dollari per disattivarlo in modo permanente: rompevano il vetro protettivo, forano il diodo e mascherano l'intervento con resina epossidica.

La Data Protection Commission irlandese, autorità competente per Meta in Europa, aveva chiesto una spia più grande e con pattern lampeggiante fin dal primo modello. Le versioni successive hanno ingrandito il LED, ma la sua visibilità in ambienti aperti resta limitata: da un metro di distanza, sotto la luce del sole, l'indicatore si nota a fatica. La contraddizione è strutturale: Meta sta moderando un dispositivo progettato per essere il meno visibile possibile, e ora chiede trasparenza ai creator che ne sfruttano proprio quella caratteristica.

Per chi si trova ripreso senza consenso, la denuncia penale resta più rapida della segnalazione a un moderatore: apre un procedimento con termini certi, mentre il ban di un account è discrezionale e reversibile.

Domande frequenti

Perché Instagram ha disattivato gli account dei creator che usavano i Ray-Ban Meta?

Instagram ha disattivato due account con oltre un milione di follower ciascuno per aver pubblicato video molesti girati con gli occhiali Ray-Ban Meta, applicando la nuova policy di tolleranza zero verso chi riprende sconosciuti a loro insaputa.

Quali sono le implicazioni legali in Italia per chi riprende e pubblica video senza consenso?

In Italia, il Codice Penale punisce chi si procura o diffonde indebitamente immagini della vita privata altrui, con pene da sei mesi a quattro anni di reclusione. La legge copre sia luoghi privati sia luoghi pubblici, se la diffusione delle immagini è fraudolenta e lesiva della reputazione.

Cosa ha fatto Meta per migliorare la privacy dei Ray-Ban Meta?

Meta ha distribuito un aggiornamento firmware che disabilita la fotocamera degli occhiali se il LED privacy viene manomesso. Questo LED è l'unico segnale visibile che indica la registrazione, ma la sua visibilità in ambienti aperti resta limitata.

Quali tipologie di contenuti erano maggiormente diffuse dagli account bannati?

Gli account bannati pubblicavano principalmente video di pickup con donne inconsapevoli, prank a danno di cassieri e camerieri di fast-food, e gag umilianti verso passanti scelti a caso, sfruttando la discrezione degli smart glasses.

Come può tutelarsi chi viene ripreso a propria insaputa con questi dispositivi?

Chi viene ripreso senza consenso può presentare denuncia penale e reclamo al Garante per la protezione dei dati personali. La rimozione dei contenuti da Instagram rappresenta solo una delle possibili azioni, ma la denuncia avvia un procedimento formale con tempi certi.

Pubblicato il: 25 luglio 2026 alle ore 15:53

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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