Ospite di Money Talks, Nicola Fratoianni ha collegato la riforma pensioni al problema dei giovani: con carriere discontinue e sistema contributivo, si rischia l'uscita oltre i 70 anni con assegni inadeguati. Nel citare i dati europei, il leader di Alleanza Verdi e Sinistra ha parlato di un divario pensionistico di genere pari al 24,5% in Europa. Il dato italiano, però, è più pesante: 28,6%.
Il quadro europeo dei numeri Eurostat
L'intervento è arrivato a luglio 2026, in vista delle elezioni politiche del prossimo anno, e ha messo insieme l'innalzamento progressivo dell'età pensionabile con la precarietà giovanile. Sul piano dei numeri, Eurostat ha fotografato il 2024 con un divario retributivo europeo dell'11,1% sulle retribuzioni orarie lorde e un divario pensionistico più che doppio: 24,5% sui redditi medi da pensione delle persone over 65. La misura riguarda tutte le voci previdenziali lorde, incluse reversibilità e pensioni private regolari.
Il quadro territoriale è disomogeneo. Estonia si ferma al 5,6%, Slovacchia all'8,4%, Ungheria al 9,6%. All'estremo opposto Malta raggiunge il 40,3%, seguita da Paesi Bassi (36,3%) e Austria (35,6%). Solo quattro paesi europei registrano un gap pensionistico inferiore a quello retributivo: Estonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria. Sui valori mediani il differenziale europeo sale al 24,9%, con picchi al 43,3% in Lussemburgo e al 41,1% in Spagna.
L'Italia sta oltre 4 punti sopra la media UE
Nel 2024 il gender pension gap italiano si è attestato al 28,6% secondo Eurostat: 4,1 punti oltre la media dell'Unione. Il dato ridimensiona la lettura ottimista sull'aggregato europeo e va letto insieme al sostrato salariale che lo alimenta anno dopo anno.
Il Rendiconto di Genere 2025 dell'INPS, presentato il 24 febbraio 2026, quantifica quel sostrato con i dati sul lavoro dipendente. Nel settore privato la retribuzione media giornaliera delle donne è di 82,63 euro contro 111,25 euro degli uomini: un divario del 25,73%. Nel pubblico il gap scende ma resta al 20,50%, con 113,5 euro contro 142,7. Su base annua, per una lavoratrice del privato quel differenziale quotidiano vale oltre 7.000 euro lordi in meno rispetto a un collega uomo con lo stesso numero di giornate.
Il resto dei dati INPS chiarisce come quel divario si costruisce lungo la carriera. Nei contratti a tempo indeterminato solo il 21,8% dei dirigenti è donna, contro il 78,2% degli uomini. Il part-time coinvolge 2,78 milioni di lavoratrici contro 1,35 milioni di uomini, e il part-time involontario tocca il 13,7% delle donne occupate contro il 4,6% degli uomini: un rapporto quasi triplo. I congedi parentali del 2024 hanno visto 289.230 donne beneficiarie a fronte di 124.140 uomini, con un rapporto di oltre due a uno.
Cosa significa questo per chi ha oggi 25 o 30 anni?
Il sistema contributivo calcola la pensione sui versamenti effettivi lungo tutta la carriera. Un divario retributivo giornaliero del 25,73% oggi genera in automatico un divario pensionistico domani, senza contare i buchi contributivi per maternità e cura familiare. I congedi parentali con rapporto due a uno spostano ulteriormente la bilancia sulle donne, comprimendo i contributi versati nella fascia 25-44 anni, quella in cui la carriera contributiva conta di più per il montante finale.
Le pensioni già vigenti mostrano il risultato dei decenni precedenti: 9,08 milioni di pensionate INPS contro 7,37 milioni di pensionati, con importi medi femminili strutturalmente inferiori. Per chi ha oggi 25 o 30 anni, con carriere frammentate, precariato e part-time involontario ancora tripli rispetto ai coetanei uomini, la traiettoria del gap non cambia se non cambiano prima le retribuzioni. Nemmeno un allungamento della vita lavorativa fino a 70 anni riequilibra quel differenziale in ingresso: se la retribuzione oraria resta più bassa, i contributi versati restano più bassi anche a parità di anzianità.
Per una giovane lavoratrice la variabile decisiva non è quando potrà smettere di lavorare, ma quale continuità contributiva riuscirà a costruire nei prossimi quarant'anni. Sul piano previdenziale, ridurre il 25,73% di gap sulle retribuzioni giornaliere private pesa più di qualunque ritocco all'età di uscita.
Domande frequenti
Cos'è il gender pension gap e qual è la situazione in Italia rispetto alla media europea?
Il gender pension gap rappresenta la differenza percentuale tra l'importo medio delle pensioni percepite da donne e uomini. In Italia, secondo Eurostat 2024, il gap è del 28,6%, superando di oltre 4 punti la media UE che si attesta al 24,5%.
Quali sono le principali cause del divario pensionistico di genere in Italia?
Le principali cause sono il divario retributivo durante la carriera lavorativa, la maggiore incidenza del part-time e dei congedi parentali tra le donne, e la minore presenza femminile in posizioni dirigenziali. Tutti questi fattori riducono i contributi versati e, di conseguenza, l'importo della pensione futura.
Come influisce il sistema contributivo sul gap pensionistico per le nuove generazioni?
Il sistema contributivo calcola la pensione in base ai contributi effettivamente versati durante tutta la carriera. Quindi, chi ha retribuzioni più basse e carriere discontinue, come spesso accade alle donne, rischia pensioni più basse e uscite dal lavoro oltre i 70 anni.
Perché l'innalzamento dell'età pensionabile non risolve il gender pension gap?
Anche lavorando più a lungo, se la retribuzione oraria resta più bassa, i contributi accumulati saranno comunque inferiori rispetto agli uomini. La vera soluzione consiste nel ridurre il divario salariale piuttosto che posticipare l'età di pensionamento.
Quali dati emergono riguardo al part-time e ai congedi parentali tra uomini e donne?
Nel 2024, il part-time coinvolge 2,78 milioni di donne contro 1,35 milioni di uomini, con una quota di part-time involontario tripla per le donne. I congedi parentali hanno visto oltre il doppio delle beneficiarie donne rispetto agli uomini, accentuando la discontinuità contributiva femminile.