Il 21 agosto 2026 la Cisl porta al Meeting di Rimini il volume "Giovani lavoro sindacato. Il circolo Ettore Calvi 2012-2026", dodici anni di riflessioni sui sindacati e nuovi lavori. I dati del tesseramento e la scadenza fissata da Bruxelles al 2 dicembre 2026 spostano però il dibattito dalla teoria alla partita che si gioca sui decreti attuativi.
I numeri del tesseramento 2024-2025
La CGIL chiude il 2024 con 5.172.844 iscritti, in crescita di 22.959 unità (+0,45%). Gli attivi salgono a 2.753.824 (+2,65%), i pensionati calano a 2.419.020 (-1,95%). Gli under 35 aderenti sono 438.409, con un incremento del 5,98%, e i lavoratori stranieri raggiungono quota 494.587 (+1,68%). L'incidenza degli attivi arriva al 52,1% del totale.
La CISL chiude il 2025 con 4.189.433 associati, +26.106 rispetto al 2024. Gli attivi passano da 2.550.427 a 2.592.432, con 42.005 iscritti in più (+1,65%). Nel quinquennio i nuovi attivi under 35 pesano per il 30,55% e gli under 30 per il 23,61%. La federazione pensionati Fnp resta a 1.597.001 iscritti, in calo dello 0,99%. Gli stranieri sono 465.558, pari al 12,74% del totale.
570mila lavoratori piattaforma e la scadenza di dicembre
La radiografia dei tesseramenti dice due cose insieme. Gli attivi crescono, i giovani entrano, gli stranieri aderiscono. Ma i pensionati restano una quota massiccia: 2,4 milioni in CGIL (46,8%), 1,6 milioni nella Fnp Cisl. Sommando le due maggiori confederazioni, gli iscritti sono oltre 9,3 milioni ma i pensionati pesano per circa 4 milioni.
Fuori da questo perimetro c'è un altro mondo: 570.521 lavoratori delle piattaforme digitali rilevati dall'indagine Inapp-Plus sui lavoratori delle piattaforme. Di questi, 274.000 (48,1%) hanno nel lavoro su piattaforma la loro attività principale, il 36,2% consegna pasti e il 14% pacchi. Solo l'11% ha un contratto da dipendente e sette su dieci lavorano con contratto scritto ma senza subordinazione, cioè fuori dalla contrattazione collettiva reale.
Il banco di prova arriva il 2 dicembre 2026, scadenza fissata dalla direttiva UE 2024/2831 sul lavoro mediante piattaforme digitali per il recepimento nazionale. Il testo introduce due elementi che riscrivono la partita: la presunzione di subordinazione quando la piattaforma controlla e dirige il lavoro, con inversione dell'onere della prova a carico dell'algoritmo; e la trasparenza obbligatoria sui sistemi automatizzati che assegnano turni, valutano prestazioni e definiscono compensi. Il governo ha approvato in via preliminare il decreto attuativo, ma il testo definitivo deve ancora arrivare.
Cosa cambia per rappresentanza, imprese e territori
Per i sindacati significa contrattare su un terreno inedito: gestione algoritmica, criteri di ranking, penalizzazioni automatiche, diritto a revisione umana delle decisioni. La CISL indica la strada del welfare contrattuale sperimentato per i lavoratori in somministrazione. La CGIL punta sull'accordo Enel-organizzazioni sindacali sull'intelligenza artificiale come modello di contrattazione preventiva sull'automazione dei processi.
Sul fronte politiche attive, il Ministero del Lavoro punta a irrobustire la rete territoriale: sulla firma dei protocolli per otto nuovi centri Destinazione lavoro al Sud la ministra Calderone ha messo l'accento sul divario territoriale. Sul potere d'acquisto delle famiglie, il Rapporto annuale INPS presentato dalla ministra Calderone fissa i nuovi obiettivi. Per chi lavora oggi sulle piattaforme e teme la disoccupazione, le regole aggiornate della copertura NASpI dopo il 30 giugno 2026 restano la rete di ultima istanza.
Per le piattaforme si apre una fase di riclassificazione: la presunzione di subordinazione può trasformare rider e collaboratori in dipendenti, con costi contributivi maggiorati. Per i lavoratori significa accesso pieno a NASpI, ferie, malattia e contributi pensionistici. La partita non è più solo sui rider: la direttiva copre chiunque riceva compiti, controlli o valutazioni da un algoritmo, un perimetro che l'INAPP stima in oltre mezzo milione di persone in Italia.
Il libro del Circolo Calvi arriva al Meeting mentre il decreto attuativo è ancora in negoziazione. La distanza tra la riflessione presentata a Rimini e i decreti che verranno pubblicati entro dicembre sarà misurata sui 274mila lavoratori per cui la piattaforma è unica fonte di reddito.
Domande frequenti
Cosa prevede la direttiva UE 2024/2831 per i lavoratori delle piattaforme digitali?
La direttiva introduce la presunzione di subordinazione quando la piattaforma controlla e dirige il lavoro, spostando l'onere della prova sull'algoritmo, e impone trasparenza sui sistemi automatizzati che gestiscono turni, valutazioni e compensi.
Quanti sono i lavoratori delle piattaforme digitali in Italia e qual è la loro situazione contrattuale?
Secondo l'indagine Inapp-Plus, sono 570.521 i lavoratori delle piattaforme in Italia, di cui solo l'11% ha un contratto da dipendente; la maggior parte lavora con contratti scritti ma senza subordinazione e quindi fuori dalla contrattazione collettiva reale.
Quali cambiamenti porterà la nuova normativa europea per i lavoratori delle piattaforme?
La normativa potrà portare alla riclassificazione di molti lavoratori delle piattaforme come dipendenti, garantendo loro accesso a NASpI, ferie, malattia e contributi pensionistici, oltre a maggiori tutele e diritti sindacali.
Come stanno evolvendo i tesseramenti di CGIL e CISL rispetto ai giovani e agli stranieri?
Entrambe le sigle registrano una crescita tra gli attivi, in particolare tra gli under 35 e i lavoratori stranieri, anche se i pensionati restano una quota significativa degli iscritti totali.
In che modo i sindacati si stanno preparando a rappresentare i lavoratori delle piattaforme?
I sindacati stanno iniziando a contrattare su temi come gestione algoritmica, ranking e diritto a revisione umana, ispirandosi a modelli di welfare contrattuale e accordi sull’intelligenza artificiale già sperimentati nel settore.
Cosa cambia per le imprese delle piattaforme digitali con l’attuazione della direttiva europea?
Le imprese dovranno affrontare la possibilità di maggiori costi contributivi e una maggiore trasparenza nei sistemi di gestione algoritmica, oltre all'obbligo di garantire diritti tipici del lavoro subordinato ai lavoratori riclassificati come dipendenti.