Indice: In breve | Cosa certifica davvero il logo Rainforest Alliance | Il Farming Program Lindt: come funziona la tracciabilità | Cacao certificato e Regolamento UE deforestazione | Errori comuni nell'interpretare l'etichetta | Domande frequenti
In breve
- Lindt & Sprüngli userà solo cacao certificato Rainforest Alliance per tutta la produzione di gruppo
- Il logo Rainforest Alliance verrà aggiunto progressivamente alle confezioni dei prodotti stabilmente in catalogo
- Nel 2023 il gruppo ha lavorato circa 160.000 tonnellate di cacao espresso in equivalente fave
- Il Farming Program di Lindt è attivo dal 2008 e copre i principali Paesi produttori
- Il passaggio si inserisce nel quadro del Regolamento UE 2023/1115 sulla deforestazione, applicabile dal 30 dicembre 2025
Cosa certifica davvero il logo Rainforest Alliance
La certificazione Rainforest Alliance è uno standard internazionale gestito dall'organizzazione non profit con lo stesso nome. Verifica che il cacao provenga da coltivazioni che rispettano criteri ambientali, sociali ed economici definiti in un disciplinare unico, il Sustainable Agriculture Standard. Per il cacao i punti chiave sono tre: condizioni di lavoro nelle piantagioni, con divieto di lavoro minorile e forzato; uso responsabile dei fitosanitari, ammessi solo entro le indicazioni del disciplinare; tutela degli ecosistemi forestali nelle aree di coltivazione, con divieto di deforestazione.
Il logo verde con la rana, oggi più riconoscibile sugli scaffali, nasce dalla fusione del 2018 fra Rainforest Alliance e UTZ Certified, due programmi storicamente concorrenti. L'integrazione ha unito gli archivi delle aziende agricole certificate, armonizzato i requisiti di tracciabilità e introdotto un audit annuale obbligatorio condotto da enti terzi accreditati. Lo standard prevede anche un premio in denaro riconosciuto agli agricoltori sopra il prezzo di mercato, il cui ammontare è negoziato fra acquirente e cooperativa.
Il Farming Program Lindt: come funziona la tracciabilità
Lindt & Sprüngli affianca la certificazione esterna a un programma di approvvigionamento proprio, il Farming Program, attivo dal 2008. Il sistema serve a tracciare il cacao lungo l'intera filiera, dalla raccolta nelle cooperative ai magazzini europei, e finanzia progetti diretti alle comunità rurali nei principali Paesi produttori. La struttura prevede cinque passaggi operativi che ogni partita di fave attraversa prima di entrare negli stabilimenti svizzeri.
- Selezione delle cooperative partner nei Paesi produttori, fra cui Ghana, Ecuador, Madagascar e Repubblica Dominicana, con verifica dei requisiti di accesso al programma
- Registrazione delle aziende agricole aderenti, mappatura dei lotti coltivati e raccolta dei dati su superfici e rese annuali
- Formazione tecnica per gli agricoltori, dedicata ai metodi di coltivazione, alla gestione delle principali malattie del cacao e alla protezione delle aree forestali confinanti
- Tracciabilità della partita lungo la catena, dalla fermentazione locale ai container per l'export, con codici identificativi associati a ogni cooperativa di origine
- Audit annuali condotti da enti terzi e pubblicazione dei volumi lavorati nel rapporto di sostenibilità del gruppo
Nel 2023, secondo i dati dichiarati dall'azienda, sono state lavorate circa 160.000 tonnellate di cacao espresso in equivalente fave. Il dato include sia il cacao acquistato come fava sia quello già trasformato in semilavorati come burro e polvere di cacao. L'estensione del programma ai prodotti non stagionali rappresenta oggi la parte maggioritaria degli approvvigionamenti di gruppo, mentre il completamento sulle referenze speciali è previsto nei prossimi cicli produttivi.
Cacao certificato e Regolamento UE deforestazione
L'annuncio di Lindt arriva mentre il quadro regolatorio europeo si sta stringendo intorno al cacao. Il Regolamento UE 2023/1115 sulla deforestazione - EUR-Lex, conosciuto come EUDR e pubblicato il 9 giugno 2023, impone agli operatori che immettono cacao sul mercato europeo di dimostrare che il prodotto non provenga da terreni deforestati o degradati dopo il 31 dicembre 2020. L'applicazione, dopo un rinvio approvato nel 2024, scatta dal 30 dicembre 2025 per le grandi imprese e dal 30 giugno 2026 per le micro e piccole imprese.
Il Regolamento non riconosce automaticamente le certificazioni private come prova di conformità, ma chiede agli operatori una dichiarazione di due diligence con coordinate GPS dei lotti di origine. La certificazione Rainforest Alliance, che già richiede la mappatura delle aziende agricole, abbassa il costo amministrativo della raccolta dati ma non sostituisce la dichiarazione formale. Per chi acquista una tavoletta Lindt, l'aggiunta del logo verde è quindi un indicatore di sostenibilità del singolo prodotto, non di automatica conformità del marchio all'EUDR nel suo complesso.
Errori comuni nell'interpretare l'etichetta
Confondere Rainforest Alliance con biologico: i due marchi rispondono a regole diverse. Il certificato europeo per il biologico, normato dal Regolamento UE 2018/848, vieta i fitosanitari di sintesi e i fertilizzanti chimici; il disciplinare Rainforest Alliance ammette alcuni prodotti chimici purché usati nel rispetto delle indicazioni. Sull'etichetta i due loghi possono convivere, ma non si implicano a vicenda.
Pensare che tutta la confezione sia certificata: nei prodotti misti la quota di cacao certificato può variare. L'azienda dichiara una percentuale media a livello di gruppo, non sul singolo prodotto, e nelle confezioni con più ingredienti il logo si riferisce solo al cacao, non al latte, allo zucchero o alla frutta secca eventualmente presenti.
Cercare il logo sui prodotti stagionali o monodose: come specificato dalla stessa Lindt, alcune referenze non riportano il logo per limiti di spazio in confezione, pur essendo realizzate con cacao certificato. L'assenza del logo non è quindi prova di mancata certificazione, soprattutto sulle praline e sui prodotti di calendario.
Confondere Rainforest Alliance con Fairtrade: il marchio Fairtrade nasce per garantire un prezzo minimo agli agricoltori e premi sociali alle cooperative; Rainforest Alliance combina criteri ambientali, sociali ed economici senza fissare un prezzo minimo di acquisto. I due marchi rispondono a domande diverse, l'equità del prezzo nel primo caso e la sostenibilità della filiera nel secondo, e su alcuni prodotti possono coesistere.
Domande frequenti
Da quando Lindt userà solo cacao certificato Rainforest Alliance?
L'azienda ha annunciato il passaggio nel 2026. La transizione riguarda l'intera produzione di gruppo e il logo verde verrà aggiunto progressivamente alle confezioni dei prodotti stabilmente in catalogo, con esclusione di alcune referenze stagionali o monodose dove non c'è spazio sufficiente in etichetta.
Il prezzo del cioccolato Lindt cambierà a causa della certificazione?
L'azienda non ha indicato variazioni di listino legate al passaggio. Il costo della certificazione esterna e il premio riconosciuto agli agricoltori sono inclusi nei programmi di approvvigionamento già attivi da anni e non si traducono automaticamente in un aumento di prezzo al consumatore.
Cosa garantisce la certificazione su lavoro minorile e deforestazione?
Lo standard Rainforest Alliance vieta il lavoro minorile e forzato e impone la conservazione delle aree forestali ad alto valore ecologico nelle zone di coltivazione. Le verifiche sono affidate a enti terzi accreditati, con audit annuali e visite a campione nelle piantagioni, e i risultati sono pubblicati nel registro dell'organizzazione.
Come si riconosce in negozio il cacao certificato?
Il marchio è il logo verde con la rana, posto in genere sul fronte o sul retro della confezione. Per i prodotti monodose o stagionali può non essere riportato per ragioni di spazio: in quei casi l'informazione è disponibile sul sito del produttore e nel rapporto di sostenibilità annuale del gruppo. Il passaggio di Lindt al cacao certificato si inserisce in un processo più ampio che il Regolamento UE deforestazione sta accelerando in tutto il settore dolciario. Per il consumatore il logo verde resta un indicatore utile, ma va letto insieme ai dati che il marchio pubblica nel rapporto di sostenibilità annuale, dove i volumi lavorati e i Paesi di origine permettono una verifica più puntuale.